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I tre segreti di Pulcinella del mondo kinky

«Parlando con te mi rendo conto di quanto diversamente vediamo le cose» ha sospirato il famoso sessuologo alla fine di una bella cena a base di chiacchiere e sushi fusion. «Purtroppo lavorando sulle sessualità insolite io noto sempre più gli aspetti patologici, mentre tu ancora apprezzi quelli di gioco.»

«Beh, nonostante tutti i problemi di cui abbiamo discusso, il BDSM – come peraltro tante altre parafilie – resta un modo splendido per mettersi in gioco fuori dalla propria zona di comfort. Dove altro le trovi opportunità così belle per crescere divertendosi?» ho risposto.

È stato allora che sua moglie, sessuologa e psicologa pure lei, mi ha rivolto quel tipo di sorriso affettuoso che si riserva di solito ai bambini così innocenti da risultare scemi. «Sai, dovresti renderti conto che sono solo pochi a viverla così.» E, in effetti, non aveva per niente torto.

L’elenco dei problemi citati prima era cominciato col racconto delle mie recenti esperienze su Facebook, dove da qualche settimana sto ripubblicando gli articoli scritti per www.ayzad.com. Il responso è complessivamente entusiasta, ma capita con una certa frequenza che piccole frasi contenute nei post scatenino reazioni feroci da parte di chi se ne senta tirato in causa. Il meccanismo è quasi sempre lo stesso: benché le mie affermazioni non riguardino mai persone specifiche, qualcuno le vive come critiche dirette a sé o al suo particolare approccio all’erotismo. A quel punto cominciano obiezioni e confutazioni che ignorano i dati obiettivi, poi si scade in un botta-e-risposta infinito su dettagli sempre più marginali, finché la questione si chiude come nelle liti dell’asilo, con «tanto tu non capisci niente!». E tanti saluti al confronto e alle opportunità di crescita.

Il motivo di tutto ciò è il segreto di Pulcinella di cui il mondo kinky non ama parlare, perché sembrerebbe quasi tradire quella visione idealizzata che dipinge l’ambiente delle sessualità alternative come un paradiso di meravigliosa armonia, le cui tinte arcobaleno risolvono ogni problema della grigia società vanilla. Che, sia ben chiaro, di solito è proprio vero: nel corso degli anni parecchi studi scientifici hanno dimostrato che esplorare pratiche sessuali fuori dal comune abbia perfino un effetto positivo sull’equilibrio psichico e sul benessere generale delle persone – quindi non c’è da stupirsi se abbiano tanti fan entusiasti. Tuttavia anche il faro più luminoso ha le sue ombre, che in questo caso sono altrettanto ben studiate e conosciute.

Riassumendo: le sottoculture erotiche si fondano necessariamente su un gran rispetto per le diversità, sulla tolleranza e sul gusto di divulgare a chiunque sia interessato ciò che di piacevole hanno scoperto i loro membri. Le bizzarrie più di nicchia contano inoltre meno appassionati, che fondano comunità particolarmente accoglienti per radunare più potenziali compagni di giochi possibile.
Tutto ciò è molto bello, ma porre poche o nessuna barriera d’ingresso attrae inevitabilmente anche personaggi discutibili. Si va da veri e propri indesiderabili già respinti da altri gruppi sociali a individui che, a torto o a ragione, si ritengono emarginati o “falliti” in contesti più ampi. Community così aperte come quelle kinky rappresentano per loro un’occasione impareggiabile di ricostruirsi un’attraente identità nuova di zecca – grazie anche all’uso abituale di pseudonimi.
Il percorso può avvenire in modo del tutto inconsapevole: parola di uno che si è reso conto solo con anni di ritardo di essere diventato ‘Ayzad’ proprio in concomitanza con una crisi lavorativa che gli aveva fatto abiurare una lunga carriera da giornalista tradizionale.

Fin qui comunque non ci sarebbe niente di male… non fosse che per una parte di queste persone il viaggio finisce lì. Il sollievo di sentirsi accettate, o il compiacimento di venire apprezzate per la loro abilità con pratiche “strane” (ma in realtà piuttosto semplici da apprendere) come l’uso delle fruste o indossare spettacolari abiti fetish li soddisfa a sufficienza. Fra gli altri appassionati trovano inoltre gente simpatica e in media più brillante di chi s’abbruttisce davanti alla televisione, così il piacere di socializzare le porta a entrare nella cerchia di chi si aggira per anni negli ambienti kinky… senza fare però mai nulla di effettivamente kinky.
Il fenomeno è ancora più diffuso fra coloro che vivono le sessualità insolite esclusivamente online. Per quanto appaia un controsenso, sperimentare certe passioni solo virtualmente è abbastanza comune. E poiché su Internet essere accettati è ancora più facile, tanti risolvono il proprio disagio semplicemente scegliendosi un nome alternativo e inventandosi una biografia che faccia impressione. Che poi: se la loro esigenza è soltanto quella, da un certo punto di vista fanno benissimo. Pensate alla casalinga frustrata che entra su un sito presentandosi come ‘Lady Demonietta, dominatrice dei Carpazi’, pubblica una foto sfocata di una sua pedicure riuscita a metà e, già dopo pochi minuti, viene travolta da centinaia di dichiarazioni veneranti da parte di “schiavi disposti a tutto”… il rush di serotonina e dopamina che ne deriva senza aver fatto alcuno sforzo è un toccasana impareggiabile per l’autostima!

L’inghippo naturalmente consiste nel fatto che questo aspetto da gioco di ruolo con se stessi può essere al massimo un elemento dell’eros, ma non rappresentarlo integralmente. Il senso stesso della sessualità, di qualsiasi tipo essa sia, è l’incontro e il confronto con dei partner; è l’esplorazione sensoriale ed emotiva; è l’arte di rendersi vulnerabili, ricettivi a nuovi stimoli fuori dalla propria zona di comfort; è una ricerca di trascendenza che tende oltretutto all’estremo, soprattutto se il sesso è – ohibò – estremo. Se vissute con questo spirito, le sessualità alternative possono rappresentare oltre che un divertimento uno strumento fantastico per conoscere meglio se stessi, maturare e perfino vivere esperienze al confine con la spiritualità.
Crogiolarsi in un’identità di comodo è senz’altro più semplice, meno faticoso, ma anche piuttosto pericoloso – come minimo perché più l’identità è cristallizzata, più risulta fragile. È il caso di chi si sente aggredito già da quattro parole lette su Internet, come nell’esempio iniziale, perché potrebbero minare quei pochi elementi su cui ha fondato la propria percezione di sé.

Ecco così che scatta il rifiuto di un dialogo costruttivo, da cui potrebbe emergere di aver nuovamente “fallito”. Chi è sereno – cioè, lo ripeto, la maggior parte dei praticanti – è ben contento di confrontarsi con punti di vista differenti, imparare cose nuove e magari rimettersi in discussione; chi invece vive l’eros sulla difensiva preferisce mantenere lo status quo, non agitare troppo le acque. Il modo migliore per riuscirci è circondarsi di chi condivida le stesse idee, in un fenomeno analogo alle bolle informative e alle casse di risonanza di cui si parla sempre più spesso anche in tutt’altri ambiti, tipo gli schieramenti politici e i fondamentalismi sui social network.
Ed è qui che, finalmente, possiamo tornare all’affermazione del mio amico sessuologo. Cosa c’entra la patologia con l’erotismo dell’insolito?

Molto dipende proprio dal ruolo giocato da Internet nei casi appena descritti. La facilità con cui persone sessualmente irrisolte possono ritrovarsi online, chiudere fuori il resto del mondo e sobillarsi a vicenda con idee strampalate è oggi una delle cause più diffuse di problemi anche seri. Pensiamo agli incel, ragazzi insicuri che vengono risucchiati in una visione manichea e angosciante della vita, da cui si può uscire solo attraverso l’autodistruzione o la violenza contro le donne. Pensiamo agli pseudotransessuali che anziché affrontare i propri turbamenti, magari dovuti ai normali squilibri della pubertà, o aspirare a una risoluzione positiva si fomentano nel vittimismo tossico dei siti dedicati. Pensiamo ai deliri razzisti del cuckoldismo interrazziale da cui è scaturito il mito del “genocidio bianco” sfruttato dagli odiatori di professione. Pensiamo al compiacimento criminale delle comunità pedofile sul Deep Web. Pensiamo alla sottocultura immaginaria della dominazione finanziaria e alle sue vittime assai concrete. Pensiamo alle fantasie feticistiche sulle malattie a trasmissione sessuale e alle loro conseguenze reali nel bug chasing.  Pensiamo al sadismo ultraviolento di chi celebra mutilazioni e omicidi come pratiche sessuali, lontanissimo dalla cultura “sana, sicura e consensuale” del BDSM. Pensiamo… beh, magari per ora non pensiamoci più, così evitiamo problemi di nausea – tanto credo di aver reso l’idea.

La colpa chiaramente non è della Rete, che svolge solo il ruolo di facilitatore nel far emergere eccessi patologici che sono sempre esistiti: ciò vale tanto per i disturbi parafilici quanto per gli estremismi, i cospirazionismi o il populismo più becero. Dove però in passato lo stigma sociale teneva a freno le idee più nefaste, oggi è facile trovare un supporto virtuale che incentivi a esprimerle. È inevitabile che chi i disagi li cura poi finisca col notarli più di prima e si scoraggi.
Che poi, a dirla tutta, è inevitabile che li noti anche io – ma come si diceva all’inizio resto comunque entusiasta. È solo questione di prospettiva. E del secondo segreto affatto segreto del mondo kinky.

Le comunità – quelle offline, fatte di persone in carne e ossa – di appassionati di sessualità insolite le conosco dall’interno, e a differenza del terapeuta medio ho ben presente quanto siano diverse dai gironi infernali dell’immaginario collettivo. I veri esploratori sessuali coltivano etica e rispetto a livelli inimmaginabili per chi è abituato a guardare il mondo attraverso la lente allarmistica dei telegiornali. Entrare in contatto con loro dimostra anche alla persona più plagiata dagli eccessi della pornografia come l’eros estremo de-virtualizzato sia fatto soprattutto di serenità, che disinnesca rapidamente i lati pericolosi delle fantasie insolite. Frequentare locali dedicati ed eventi di divulgazione non è solo un’occasione per divertirsi, ma anche per apprendere principi di sicurezza, o quanto meno vedere con i propri occhi come altri praticanti vivano in armonia i loro desideri.
Di questi tempi le occasioni d’incontro sono numerose in qualsiasi città di discrete dimensioni, fosse anche solo per un munch. Per svelare anche il terzo segreto basta aver voglia di mettersi un po’ in gioco, e scoprire così che no, “quelli che la vivono così” non sono affatto pochi.

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