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Intervista con AhhSi – Ayzad, il BDSM e la “liberazione dal giogo della quotidianità”

Questa intervista è stata pubblicata in origine su AhhSi

 

 

Difficile parlare della Scena BDSM italiana senza parlare anche di lui. AhhSi ha avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Ayzad.

Anche se non ami il sesso estremo, potresti essere inciampato nel suo nome in libreria. Se invece fai parte dell’ambiente BDSM, ci sono ottime possibilità che tu lo conosca già. Ayzad è infatti uno dei massimi esperti di sessualità alternative attivi oggi in Italia.

AhhSi ha avuto il piacere di incontrarlo e di fargli qualche domanda.

 

  1. Ciao Ayzad, parlaci un po’ di te, presentati

Ciao, piacere di conoscervi! Sono un giornalista pentito, e da parecchi anni studio le sessualità insolite. Al di là del trovarle interessanti e spesso divertenti, ho scoperto che di solito offrono un’eccellente finestra su noi stessi e su tanti fenomeni sociali – così riporto i risultati delle mie esplorazioni in libri, articoli, conferenze e così via.

Il mio obiettivo è far sì che le persone vivano bene la loro sessualità. Per questo opero come personal coach per chi ha bisogno di una mano nel trovare la strategia ideale per superare i propri problemi con l’eros insolito e organizzo eventi a tema. Ogni tanto collaboro alla realizzazione di progetti di ricerca, e all’inizio dell’anno ho lanciato un’iniziativa per diffondere un approccio sano e sereno alla sessualità che si chiama Manifesto degli esploratori sessuali. Insomma: faccio un sacco di cose, eppure il mio nome resta legato soprattutto alla divulgazione del BDSM.

  1. Quando hai scoperto il BDSM, cos’è e cos’è per te?

Pensa che le mie prime curiosità verso questa forma di erotismo sono nate talmente tanto tempo fa che la si chiamava ancora ‘sadomasochismo’, come la patologia. La pratica e l’immersione nella cultura BDSM invece sono cominciati 31 anni fa, e non mi sono ancora stufato.

Nel corso di tutti questi anni il mio rapporto col BDSM naturalmente è cambiato seguendo la normale maturazione personale. Oggi credo di poter dire che per me non sia più solo un bel gioco erotico in cui «una persona dirige l’esperienza, l’altra si pone in un ruolo di ascolto delle sensazioni e delle emozioni  scelte dal partner dominante, e insieme si esplorano in modo controllato e sicuro dinamiche di potere anche molto intense», come reciterebbe un dizionario. Certamente quell’aspetto c’è ancora e resta molto piacevole, ma lo vivo anche come un’esperienza filosofica, in un certo senso politica e quasi quasi mi azzarderei a dire ‘spirituale’ – per definizioni molto ampie del termine.

  1. Cosa consiglieresti a una persona che vuole avvicinarsi al BDSM?

Di tenere ben presente che le sue rappresentazioni pornografiche sono realistiche quanto lo è la storia del fattorino della pizzeria che viene invitato in una villa favolosa da un branco di modelle ninfomani nel porno classico. La realtà è al tempo stesso molto meno pirotecnica e molto più emozionante e intensa di come il BDSM viene raffigurato di solito.

Per avvicinarsi nel modo migliore conviene anche non fidarsi delle sparate – magari in buona fede, ma poco realistiche – di chi queste cose le conosce solo tramite Internet. Oggi basta un colpetto di Google per trovare in ogni città numerose occasioni di confronto con altri appassionati: aperitivi, feste, corsi, conferenze e via dicendo. E poi ci sono sempre i miei libri: semmai si possono scaricare le anteprime gratuite per farsene un’idea; li scrivo apposta per evitare ai lettori i mille passi falsi e trabocchetti che spesso capitano con qualsiasi tipo di esplorazione.

  1. Com’è la scena BDSM Italiana e cosa non funziona secondo te?

Purtroppo è molto disomogenea, in tutti i sensi. Oltre ad avere una qualità parecchio altalenante fra le diverse città e gruppi che la compongono, spesso è ancora guidata dal celolunghismo di personaggi (tanto maschili quanto femminili) in cerca solo di un’identità alternativa con cui compensare quella originale, e/o di carne fresca da portarsi a letto. Che è un nobilissimo intento, per carità, però si esprime sotto forma di mille gruppini e gruppetti in lotta fra loro per il nulla assoluto, impedendo la creazione di una vera comunità unita.

Il risultato è che tutti sono sempre pronti a pretendere e ad approfittare dei tanti piccoli sforzi fatti dagli appassionati di buona volontà, ma pochissimi sono poi disposti a contribuirvi – fosse anche semplicemente standosene buoni anziché sforzarsi per distruggerli. Se si riuscisse a superare questo atteggiamento, purtroppo congenito negli italiani, ci sarebbero tutte le qualità per surclassare scene miticizzate come quella tedesca o londinese.
Detto questo, selezionando bene in Italia ci sono anche sacche di vera eccellenza a livello mondiale. Nel mondo fisico, intendo, perché online è davvero un disastro di cialtronaggine e opportunità sprecate.

  1. Parlaci della tua festa, il Sadistique, e raccontaci da cosa è nata questa idea e perché bisognerebbe partecipare

Sadistique è un evento BDSM mensile nato ormai tredici anni fa, quindi siamo vicini alla sua centocinquantesima edizione. Si svolge a Milano in un club ben attrezzato ed è una sorta di salotto del mondo kinky italiano. La maggior parte dei partecipanti lo frequenta per praticare con strumenti, ambienti e partner che difficilmente si trovano a casa propria, naturalmente, ma si può anche limitarsi a socializzare al bar e chiacchierare con amici vecchi e nuovi.

Il party ospita ogni mese anche un breve seminario su un diverso aspetto dell’eros estremo, una mostra di arte kinky e un set fotografico sul quale farsi ritrarre da professionisti specializzati. Il costo d’ingresso è decisamente popolare, ma per partecipare è richiesto di adottare un abbigliamento adatto a un incontro del genere e c’è una certa selezione specie per gli uomini single, in modo da evitare il temuto “effetto privé”.

Sadistique è nato da appassionati di BDSM stufi di dover andare all’estero per trovare una festa di qualità. All’inizio è stata una scommessa assurda: pensate che se ancora oggi si svolge in un momento strano come la domenica pomeriggio è perché, all’epoca, quello era l’unico momento in cui il locale che ci ospita non venisse già sfruttato per altri eventi. Con gli anni però è cresciuto migliorando costantemente, e oggi è un punto di riferimento non solo per l’Italia ma perfino sul panorama europeo.
Il motivo per partecipare deve sempre essere uno solo: l’entusiasmo di vivere un’esperienza fuori dal comune. Se darete un’occhiata alle immagini e ai contenuti delle varie edizioni è probabile che quell’entusiasmo diventi irresistibile anche per voi.

  1. Quali sono secondo te le emozioni più forti che si legano alle pratiche BDSM?

Ho scritto qualcosa al riguardo proprio da poco. Dare una risposta valida per tutti è impossibile, ma in buona sostanza credo che il senso più profondo di queste esperienze sia avere la possibilità di esplorarsi (se stessi, le proprie sensazioni, le relazioni, ecc.) ai massimi livelli, senza pregiudizi o moralismi, ma anche in un contesto di grande sicurezza.

A volte l’estremo può essere l’esperienza di un’ordalia di sofferenze intensissime da cui si esce più forti e sicuri di sé; a volte può essere il riconoscere nello sguardo del partner un’unione e un’empatia mai provate prima. Già il semplice concedersi di giocare con forme di piacere tanto diverse può costituire una liberazione meravigliosa dal giogo della quotidianità.

  1. Spiegaci i cardini di questa pratica, Consenso e safeword e negoziazione e perché sono di vitale importanza

Così, in poche righe? Forse farei prima a invitarvi al workshop su questo tema che terrò l’8 aprile proprio al Sadistique… o per lo meno a dare un’occhiata agli articoli che ho scritto su tali argomenti. Riassumendo, comunque, questi tre pilastri del BDSM hanno due funzioni importantissime.

La prima è definire dei confini netti all’interno dei quali si può fare di tutto, ma in sicurezza – sia fisica che emotiva. Il secondo aspetto è che “costringono” a sviluppare in maniera piacevole e automatica empatia e rispetto fra partner, che alla fine sono le basi di qualsiasi relazione anche non di questo tipo.
In questo periodo di grande crisi nel rapporto fra partner e fra generi, adottare principi del genere sarebbe una ottima soluzione anche per chi vive una sessualità del tutto tradizionale.

  1. A chi pensa che il BDSM sia una pratica per fuori di testa, cosa diresti?

Che mi spiace un po’ per loro, perché evidentemente si lasciano guidare dai pregiudizi, senza essersi mai informati di quale sia la realtà dell’eros estremo. Se l’avessero fatto saprebbero che chi pratica seriamente BDSM è talmente attento a prevenire ed evitare rischi da sembrare a volte ansioso quanto la nonna che ti ripete di mettere la maglia di lana.

Il problema non è dover amare a tutti i costi un tipo di pratica erotica che, com’è logico, può piacere o non piacere. Il problema serio è non avere sviluppato un approccio critico nei confronti del mondo – e il risultato è poi trovarsi nelle mani di gente come Trump o di fondamentalisti religiosi travestiti da politici.

  1. Cosa pensi di Ahhsi e del nostro progetto legato al BDSM?

Che è sempre meraviglioso quando nasce una nuova realtà che si impegna nel portare qualcosa di nuovo e di buono nel mondo – in qualsiasi ambito. Poi voi ponete anche molta attenzione a fare informazione di qualità, pertanto non posso che augurarvi tutto il successo possibile!

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