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Kink e autismo – intervista con John Pendal

Non è pazzesco quando scopri che uno dei più originali comici in circolazione è diventato un coach per sessualità insolite come te? Figuratevi poi andare sul suo sito e vedere che nel frattempo ha pure trovato di essere autistico, e di avere così capito un sacco di cose interessanti sulle proprie esperienze BDSM. Beh, immagino che a questo punto sappiate già com’è andata a finire, no? Ecco la conversazione che abbiamo avuto.

 

Ciao, John! L’altro giorno stavo raccontando alla mia compagna il tuo spettacolo di stand-up comedy kinky che vidi anni fa a una convention sul BDSM. Pensa che sorpresa sia stato cercarne uno spezzone online, e apprendere che di questi tempi ti occupi di tutt’altro! Facciamo che ti presenti tu a chi ci sta leggendo?

Mi chiamo John Pendal e sono un uomo gay, kinky e autistico che vive nel Regno Unito. Nel 2003 sono diventato il venticinquesimo e a oggi unico detentore britannico del titolo annuale di “International Mr. Leather” a un evento tenutosi a Chicago. Parte del premio consisteva nell’essere ospitato da eventi leather e fetish di tutto il mondo per un anno intero. Mi è piaciuto molto, e da allora sono un educatore di BDSM e un comico kinky a tempo pieno!
Durante la pandemia di COVID tutte le mie date dal vivo sono state annullate, così mi sono reinventato e ho preso una certificazione come coach generale e per la salute mentale. Oggi lavoro online anche come mentore kinky, mentre come life coach aiuto persone che si sentono parte di minoranze ad accettarsi e trovare la felicità

  

Poiché il coprotagonista di questa intervista sarà l’autismo, questo potrebbe essere il momento giusto per presentare pure lui. Potresti darmi una descrizione terra-terra di cos’è nel concreto, in modo da non cascare nelle semplificazioni o nella patologizzazione da parrucchiere tanto comune nei media?

Quando mi chiedono di descrivere la mia esperienza dico che essere autistici è come avere otto volte più terminazioni nervose con cui percepire il mondo attraverso i cinque sensi. Mi sento anche come se avessi cento volte più neuroni con cui pensare a cosa potrebbe accadere da un momento all’altro, ma molti meno del normale per riuscire a esprimere quel che vorrei se sono un po’ agitato. Ogni persona autistica però lo sperimenta in modo differente. Io non riesco a palleggiare o guidare l’auto, ma sono stato in grado di sfruttare ogni momento di veglia per studiare tre mesi di fila tutto ciò che mi è servito per vincere International Mr. Leather, e non penso proprio che ci sarei riuscito se non fossi autistico. A volte per me offre una concentrazione eccezionale, e in altri momenti mi costringe a mollare gli eventi a metà perché mi sento sovraccarico di sensazioni.

John Pendal

John Pendal

Nelle comunità kinky – specie in quella BDSM – c’è una sensazione crescente che le sessualità insolite tendano ad attrarre un maggior numero di persone autistiche rispetto ad altri ambienti. Ammesso che l’osservazione sia corretta, ciò viene solitamente spiegato con «i kinkster accettano meglio le diversità» e «il BDSM è roba da nerd, e i nerd spesso sono neurodivergenti». Tu sei d’accordo con il postulato in sé, e in caso quali ragioni hai identificato per tutto ciò?

Sono certissimo che nella comunità kinky ci siano più persone neurodivergenti. Quel che posso fare è elencare alcuni motivi per cui l’eros insolito è perfetto per me, a patto che le altre persone autistiche non si preoccupino se non si troveranno d’accordo. Siamo tutti diversi!

1 – Nei pub e club normali ho difficoltà con il sovraccarico sensoriale. I locali gay di solito hanno una palla di specchi, uno spettacolo di drag queen, una pista da ballo piena di luci stroboscopiche e un bar zeppo di gente che urla per farsi dare da bere. Fa’ il confronto con un playparty BDSM, dove in genere le luci sono più basse, con spot bianchi sulle attrezzature e musica a volume tale da creare atmosfera senza rovinare il gioco.
2 – Come si faccia a parlare a qualcuno per fare sesso vanilla per me è un mistero assoluto. Non ci sono regole: come dovrei fare a tenere una conversazione naturale e destrutturata che faccia sentire tutti a proprio agio? Io non ci riuscirò mai. Ora considera lo stile di negoziazione kinky: c’è qualcuno che detiene il controllo, le conversazioni hanno uno scopo… se sei fortunato c’è perfino un questionario! Se sei timido puoi offrire rispettosamente una proposta scritta, con argomenti chiari da affrontare e domande necessarie (bisogni / richieste / desideri / limiti / esperienze passate / informazioni utili). È così più semplice e diretto!
3 – Nella vita quotidiana le indicazioni sociali mi sfuggono spesso. Il BDSM invece ha un sacco di indizi visivi utilissimi: sacca piena di corde? Probabilmente fa bondage. Persona coperta di lividi? Molto probabile che sia sottomessa. Fazzoletto rosso nella tasca posteriore sinistra? Allora è uno che fa fisting attivo. Ha un collare al collo? Meglio trovare il suo padrone. Maschera con il muso lungo? Ho il sospetto che faccia puppy play. Queste informazioni extra aiutano un sacco.
4 – Non importa quanto ti senta un principiante rispetto agli altri: coi kink puoi seguire lezioni! E poi puoi imparare in tanti modi diversi. Oltre ai workshop ci sono i video di YouTube, i libri, e puoi cominciare affiancando qualcuno più esperto. Se giochi in gruppo è possibile che ci sia qualche volontario che si preoccupa che tutti abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno. In tutti i miei anni di sesso vanilla non è mai capitato che arrivasse qualcuno con un bracciale luminoso a offrire un aiuto.
5 – Mi piace sperimentare sensazioni intense, se le ho richieste io. È come se mi riportassero i pensieri nel corpo e mi spegnessero il cervello, facendomi calmare (purché non siano piccole sensazioni non richieste, tipo un rubinetto che sgocciola, che mi tirano pazzo). Confrontandomi con altre persone autistiche mi è sembrato che molti apprezzino quelle sensazioni che ci fanno tornare coi piedi per terra, tipo dormire sotto una coperta ponderata. Col BDSM puoi specificare cosa ti piace e cosa no, e non sembra affatto strano.
6 – Mi sento molto spesso in una condizione di sbilanciamento sensoriale, così cerco attività che mi aiutino a resettare. Per qualcuno è giocare a Minecraft o guardare una serie televisiva, ma ripensando a vent’anni di esperienza kinky mi rendo conto di quanto spesso abbia ringraziato l’altra persona dicendo proprio «grazie, mi hai resettato!»

Ciascuna persona autistica avrà motivi personali, ma a nome dell’intera categoria… grazie a chiunque abbia reso il kink un ambiente così amichevole per gli autistici!

 

Ricordo i libri di Oliver Sacks sulla sindrome di Tourette, e il suo stupore nel riconoscerla dappertutto dopo avere imparato che aspetto avesse nella realtà. Di recente mi sta capitando qualcosa di simile riguardo all’autismo fra i kinkster: in effetti non sono nemmeno del tutto sicuro di non starlo vedendo perfino dove non c’è. Tuttavia ci sono parecchi casi talmente chiari che mi sento quasi in colpa per aver sottovalutato il fenomeno così a lungo. Per esempio sto cominciando da poco a tenere in considerazione le necessità particolari che potrebbero avere alcune persone kinky autistiche. Tu quale approccio suggeriresti per farle sentire più a loro agio con le sessualità atipiche, sia in privato che in ambienti pubblici quali feste e munch?

Per quanto riguarda il sovraccarico sensoriale: fate sapere a tutti che è accettabile indossare cuffie, tappi per le orecchie od occhiali scuri agli eventi. Provate a fornire uno spazio più tranquillo senza musica da qualche parte. Se si tratta di un incontro online comunicate che possono spegnere la cam, o date la possibilità di esprimersi via chat testuale oltre che a voce.

La mia paura più grande è essere sbattuto in una stanza piena di sconosciuti e doverci fare conversazione. Per le persone autistiche è più semplice se il dialogo ha un obiettivo chiaro o viene proposta un’attività da compiere. Io adoro gli incontri sociali in cui so bene cosa devo fare, tipo rispondere a domande, osservare dimostrazioni o avere domande chiare da fare agli altri («Come ti piace giocare?»). Nelle negoziazioni erotiche adoro che mi sia lasciato tempo per pensare alle risposte, e poter scegliere se farlo per iscritto o verbalmente. Domande sul genere di «per te in cosa consiste un buon aftercare?» sono utilissime per scoprire di cosa possano avere bisogno certe persone dopo una sessione e a cui magari non avresti mai pensato.

 

A proposito: dopo tutti questi anni sono diventato piuttosto bravo a riconoscere chi è kinky ma non sa ancora di esserlo – e ce ne sono un sacco! Succede anche a te con le persone neurodivergenti attratte da forme insolite di sessualità?

Oh sì: è come il “gaydar” che ti fa notare le altre persone LGBT; ho cominciato a notare chi potrebbe essere autistico. Te lo suggeriscono piccoli indizi, tipo chi butta lì «dopo un evento kinky il mio partner deve staccare immergendosi nelle sue serie TV per riprendersi», o «a volte quel tizio sparisce senza salutare», che è quel che succede quando c’è troppa gente attorno.

 

john pendal comedian

John in versione comico kinky

Nei tuoi scritti dici che l’eros insolito può essere terapeutico – e sono d’accordissimo, benché sia piuttosto spaventato dalla ricomparsa periodica del concetto di “terapia BDSM”, con cui gente senza una formazione specifica si atteggia ad esperta capace di risolvere i problemi mentali degli altri attraverso sessioni di dominazione. Puoi chiarire meglio il tuo pensiero?

Sono sinceramente convinto che i kink possano essere terapeutici, anche per l’esperienza diretta del benessere che mi hanno portato. Tuttavia penso che l’effetto terapeutico debba essere collaterale, non l’obiettivo principale. Se quel che cerchi è una terapia, per carità rivolgiti a un vero terapeuta! Agli eventi più grandi ho visto persone che vanno da chi gioca più pesante per chiedere di essere colpiti più forte possibile «così da poter sentire qualcosa» – ma ammesso che si superino le loro barriere non puoi sapere cosa c’è dall’altra parte. Potresti essere in un dungeon e ritrovarti a dover gestire all’improvviso un trauma represso, lutti, rabbia, abusi o crolli mentali – senza averne le competenze. È un rischio esagerato.

 

Torniamo all’autismo. Parlando con te mi sto rendendo conto di quanto estenuante possa essere dover elaborare la vita attraverso continue schematizzazioni analitiche – ma in un certo senso invidio anche un po’ la chiarezza che ciò può fornire. Un esempio ottimo è il tuo ‘modello di Pendal del BDSM‘, che traccia le attitudini delle persone nei confronti di queste pratiche sfruttando gli assi di un grafico 3D che misurano la componente mentale, fisica e aggressiva. Mi racconti come te lo sei inventato?

Per chi è autistico è normale sentirsi come se stessimo guardando le cose attraverso un vetro, con tutta l’umanità a divertirsi dall’altra parte. Passiamo le giornate a scrutare attraverso quel vetro per cercare di decifrare le regole del gioco e poterci unire agli altri. Quel modello è nato dal fatto che anche io analizzo di continuo le situazioni e provo a cogliere come funzioni il comportamento umano. Pensavo fosse una cosa normale, finché non ne ho parlato a qualcuno e mi ha detto: «ehi, è così utile che dovresti insegnarlo!»

 

Sono davvero molto grato di avere avuto questa opportunità di conoscere il tuo punto di vista su un lato molto sottostimato dell’eros insolito. L’ho trovato illuminante quanto la tua osservazione su cosa sia davvero il sesso etero! [Nota per chi non parla inglese: osservando i dati statistici, John ha notato che il sesso anale è molto più comune fra le persone eterosessuali che fra i maschi gay] Se qualcuno volesse più informazioni sull’argomento, specie da te, quali link puoi suggerire?

L’ultimo che hai indicato conduce alla registrazione completa del mio ultimo spettacolo comico (che però è per maggiorenni, quindi bisogna registrarsi).
Per ulteriori informazioni sul mio life coaching c’è un sito dedicato… e un altro per il tutoraggio kinky. Mi si trova anche su Fetlife come KinkyLifeCoach, e su Facebook e Instagram come @johnpendal.coach – se avete domande contattatemi pure!

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