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Affrontare i propri miti sessuali – Intervista con Galen Fous

Le sessualità non-normative – quel che chiamiamo comunemente ‘eros estremo’ – sono piuttosto comuni ma anche ben poco studiate. Perfino qualcosa di quasi-mainstream come il BDSM, per esempio, è stato oggetto di ben poca ricerca accademica. È vero che negli ultimi tempi le cose stiano lentamente cambiando per il meglio, eppure chi vuole approfondire il fenomeno si riduce a cercare indizi nei posti più improbabili. Tipo, per dire, fra piccoli ma interessantissimi progetti autofinanziati curati da ricercatori indipendenti.

Uno di loro è il Dottor Galen Fous, che da ormai diversi anni sta portando avanti un sondaggio dal quale estrarre una diversa comprensione della popolazione degli amanti del BDSM negli Stati Uniti. Ho trovato il progetto così interessante da offrirmi di realizzarne la traduzione italiana, che potete trovare qui. Prima che raccolga dati sufficienti per avviare un’analisi significativa ci vorrà probabilmente un po’ di tempo, ma nel frattempo ho avuto il piacere di approfondire le originali teorie del dott. Fous riguardo le sessualità insolite, che credo possano interessare anche voi. Ecco cosa ci siamo detti in un’intervista svoltasi poche settimane fa.

 

Salve, Galen. Puoi presentarti ai lettori?

Salve a tutti! Sono stato un attivista per i diritti sessuali per quasi vent’anni in cui ho fatto il terapeuta, l’educatore, il ricercatore e l’autore di libri oltre che condurre uno stile di vita orientato al kink. Questo ultimo aspetto e la dedizione allo studio e alla ricerca in campo psicologico sulle devianze mi ha dato una prospettiva unica sulle nuove sessualità emergenti.

Professionalmente la mia missione è aiutare i clienti ad abbracciare ed esplorare con piacere la loro sessualità innata fino a farla sbocciare pienamente, liberandosi della vergogna, paura e dei traumi internalizzati con cui possono dover lottare, e che bisognerebbe espellere da corpo, mente e anima come una malattia.
Credo che tutti abbiano diritto alla propria sessualità: non c’è governo, religione, cultura, partner o famiglia che abbia alcun diritto a negarci questo diritto a essere noi stessi sul piano erotico. I diritti sessuali sono diritti umani. La nostra sessualità, e in particolare le potenti profondità cui si accede tramite l’eros estremo, dovrebbero essere celebrate ed esplorate spesso.

Sono felice di questa opportunità di condividere le mie idee con la comunità italiana. In particolare mi fa piacere poter discutere di come gli esploratori sessuali possano trarre beneficio, nonché aiutare, il Sondaggio sul Mito Erotico Personale – il più vasto progetto di ricerca di questo tipo sulle sessualità alternative.

 

Partiamo da uno dei concetti chiave del tuo lavoro: quello di integrità sessuale, che anche io ritengo costituisca una parte estremamente importante ma spesso sottovalutata del rapporto che abbiamo con la sessualità. Me ne parli un po’?

L’integrità è fondamentale per poter esplorare le profondità delle sessualità alternative. Secondo la mia esperienza qualsiasi dinamica di scambio di potere, dalla sessione alla relazione, ha bisogno di svolgersi ai più alti livelli di integrità personale, altrimenti non può raggiungere le vette del desiderio.

Aspirare a tali livelli è a sua volta essenziale per poter sviluppare la fiducia fra partner. Ciò significa mettere intento e l’impegno personali nell’essere responsabili, affidabili, consapevoli dei rischi, capaci di ascoltare attivamente e di essere presenti. Significa dire la verità, a partire da ciò che si vuole… e non si vuole. Una chiave è il rispetto impeccabile dei limiti. Negoziare coi partner in maniera chiara, trasparente e onesta dovrebbe essere la procedura standard. Non c’è bisogno di sottolineare la conoscenza delle varie tecniche e dei fattori di rischio e sicurezza relativi al proprio stile di gioco e agli strumenti utilizzati. Un atteggiamento prezioso è incoraggiare, discutere e sostenere appassionatamente tanto il partner quanto se stessi sia prima che dopo le sessioni.

Aderire a questi tipi di pratiche e principi permette di gettare le fondamenta della fiducia, della sicurezza e della cura reciproca necessari a un’esplorazione continua e profonda. Ciò offre la possibilità di attivare e condividere con i partner le nostre più intime e vulnerabili sfaccettature erotiche.
Anche se tutto ciò può sembrare uno sforzo eccessivo, imparare e sviluppare le basi di come affrontare ed esplorare consapevolmente il proprio eros è una cosa facile. L’aspetto più importante è avere l’obiettivo chiaro di aspirare alla massima integrità.

 

Spesso l’onestà, o quanto meno una mente serena, rivelano deviazioni erotiche piccole e grandi – o anche una vera e propria inclinazione verso quella che tu definisci ‘fetisessualità’, che tuttavia non è un termine o concetto riconosciuto ufficialmente a livello istituzionale. Mi sembra di capire che tu stia lavorando per cambiare la situazione su vari fronti, compreso quello clinico e legale. Ma perché è così importante farlo? E, già che ci siamo, perché c’è resistenza al formalizzare un fenomeno piuttosto lampante?

Secondo la mia definizione un fetisessuale è una persona che raggiunge l’orgasmo o altri stati erotici intensi attraverso il desiderio che prova verso una particolare gamma di espressioni di dominazione, sottomissione, sadismo o masochismo – quel che chiamiamo anche ‘kink’, o ‘feticci’, così come altre forme di erotismo simbolico. Benché la ricerca sia ancora a uno stadio embrionale, ritengo che per alcuni la fetisessualità sia una identità sessuale innata e permanente secondo l’interpretazione di questo termine seguita dalla Associazione di Psicologia Americana.
Basandomi sulle mie esperienze dirette con i clienti e sui risultati analitici ottenuti con il sondaggio sul mito erotico personale, spero di portare alla luce come e perché la fetisessualità sia radicata tanto profondamente nella psiche di un certo tipo di persone.

Negli ultimi 18 anni ho lavorato con centinaia di clienti il cui desiderio esplicito era venire a patti con i loro desideri di tipo feticistico, esplorarli e comprenderli liberandosi da vergogna e timori. Mi è capitato spesso che persone di quaranta o cinquant’anni mi confessassero che ero il primo a cui avessero mai rivelato i loro desideri. Costoro li hanno tenuti nascosti per decenni a partner, guide spirituali e terapeuti tradizionali. Sentivano che anche solo parlare di ciò che desideravano fosse pericoloso, e figuriamoci realizzare i loro sogni.
Le sessualità insolite possono essere, anzi andrebbero affrontate in modo consapevole, maturo e sano da chi ha tali inclinazioni. È per loro che cerco di definire e descrivere le enormi possibilità di autodeterminazione e miglioramento offerte da un approccio consapevole alla fetisessualità.

Il progetto di ricerca esamina anche i modi in cui i miti, gli archetipi e i simboli personali e collettivi sono o possono essere parte della trama di una autentica fetisessualità, oltre che ai modi in cui vergogna, traumi, paura e pregiudizi possono corrompere questa trama e inibire o pervertire una sincera espressione della sessualità. Sono queste interferenze, credo, che possono condurre a manifestazioni problematiche dell’ombra della nostra espressione sessuale – segretezza, disonestà e altre riduzioni della propria integrità personale causati dall’intrappolamento in ambienti sessualmente repressivi.

Fino a pochi decenni fa praticamente tutte le attività sessuali tranne quelle più fondamentali venivano classificate dalla legge, dalla religione o dalla psichiatria come devianti, immorali o parafiliche. In altre parole, la maggior parte di chi amava pratiche fetisessuali veniva considerato alla stregua di un criminale, di un degenerato, di un malato mentale o tutte e tre le cose. Benché il DSM-V abbia depatologizzato e derubricato gran parte delle interazioni kinky fra adulti, restano molti campi delle istituzioni psicologiche, legali, politiche e sociali che mostrano ancora una fetishfobia rampante!

Di questi tempi, il panorama dell’identità sessuale e il pantheon delle pratiche sessuali che possono essere scelte e partecipate da un adulto vengono visti con maggior chiarezza. La mia opinione è che la visione ristretta, superficiale delle vecchie teorie sulla sessualità umana abbiano perso di efficacia nell’affrontare la vastissima realtà che si è sviluppata negli ultimi trent’anni, da quando è iniziata l’era di Internet.
Riconoscere la fetisessualità fra le identità sessuali aprirebbe la strada a modelli psicologici meno draconiani e più efficaci nel definire come si sviluppi la psiche e, si spera, a nuovi modelli terapeutici capaci di aiutare meglio chi vive difficoltà con la propria autenticità sessuale.

Se si stabilisce a livello istituzionale che esiste una categoria riconosciuta e legittima di persone chiamate fetisessuali, il potenziale di essere trattati come deviati patologici per i propri gusti insoliti si riduce enormemente. La mancanza di una tale designazione può avere, e ha, impatti notevoli in conflitti concreti come divorzi, assegnazione dei figli, discriminazioni sul lavoro e sugli alloggi, e in molte altri campi della quotidianità. Pensiamo alla storia ancora in corso della lotta dei movimenti gay e lesbici per difendere tutti i loro diritti legali. Le comunità kinky oggi si trovano al punto in cui l’attivismo gay, lesbico e trans si trovava cinquant’anni fa.

 

L’altra idea alla base della tua visione delle sessualità insolite è il Mito Erotico Personale – la narrativa che ci guida alla ricerca del piacere e che una volta decifrata spiega innumerevoli comportamenti. Puoi spiegarmi meglio questo concetto, e in particolare che vantaggi può portarci il MEP?

Per come lo concepisco io, un MEP è una stuttura psicosessuale innata nell’inconscio, che contiene una fantasia con un suo immaginario, storia, personaggi archetipici, oggetti di scena, abiti, dialoghi, azioni e/o istinti primordiali puri che guidano la persona all’orgasmo o altri stati di forte eccitazione. Queste rappresentazioni mitiche si esprimono con particolare chiarezza nell’attuale mondo fetish e BDSM, dove abbondano le personificazioni di simboli e archetipi.
Un MEP può prendere molte forme, ma in generale conterrà coppie di personaggi coinvolti in qualche tipo di scambio di potere, come Padrone/schiavo, Madre/figlio, Dominatrice/cuckold, Insegnante/studente e un intero pantheon di varianti sul tema. Tali coppie di due o più individui possono ulteriormente differenziarsi tramite una serie di identità alternative per genere e per sessualità. Un Mito Erotico Personale di solito contiene elementi che spingono per essere espressi. Per molti tali elementi possono non essere consci, perché oscurati da negatività sessuale, paura, vergogna o traumi legati alla sessualità già vissuta. Per lo meno finché non arriva l’orgasmo!

Galen Fous

Galen Fous

Per chi è fetisessuale, esprimere il proprio desiderio non è come scrivere una sceneggiatura e recitare una parte. Non è solo un gioco di ruolo; si tratta di assumere letteralmente questa identità erotica alternativa che già si possiede internamente e permetterle di prendersi tutto lo spazio per esprimersi con parole e azioni. I personaggi archetipici che operano nei MEP sono già integri e completi nell’inconscio del soggetto. Queste parti della psiche erotica di norma sanno già cosa desiderino fare e dire alla controparte con cui si rapportano, e quali oggetti, abiti, contesti e altri elementi condividono con la sua narrativa mitica.

La polarità archetipica dei Dom/sub fa riferimento anche a figure archetipiche primarie che hanno fatto parte dell’inconscio collettivo per migliaia di anni, come per esempio Regnante/suddito. In altre parole, molti temi e personaggi che si incontrano nei MEP sono riconoscibili anche globalmente. Ecco perché qualcuno che nutre il più strano feticismo può trovare altre persone che facciano parte della stessa tribù sessuale.

Su un sito come Fetlife ci sono centinaia se non migliaia di gruppi che rappresentano persone con un certo kink. Nel gruppo possono esserci 50 o 10.000 membri, ma il punto è che sono tutti popolati attivamente da gente che condivide lo stesso desiderio. Prima di Internet ciò non era concepibile, ma ormai non si può più tornare indietro. Credo sia concepibile che le radici di questi bizzarri desideri sessuali si estendano molto profondamente nell’eredità evolutiva delle dinamiche gerarchiche dei mammiferi, e ancora più indietro fino agli istinti preda/predatore dei rettili.

La nostra mitologia sessuale spesso rispecchia la psicologia dell’inconscio e il relativo linguaggio del corpo con i suoi simboli e gesti di dominazione e sottomissione appartenenti a prede e predatori ancora programmati nella psiche dei moderni esseri umani. Perché tutto ciò venga erotizzato rimane un gran mistero, ma per me è chiaro che dentro di noi si trovino aspetti della sessualità derivanti dallo scambio di potere caratteristico tanto dei mammiferi a sangue caldo con le loro espressioni di territorialità e gerarchia, quanto con la gestualità sadomasochista dei rettili a sangue freddo.
Queste strutture del desiderio mitiche, spesso inconscie, risalgono alla superficie attraverso le fantasie quando siamo eccitati e ci conducono al piacere. Se le si affronta consapevolmente e si permette loro di esprimersi sinceramente con un partner consenziente, tali feroci esplorazioni dei nostri lati più oscuri e istintivi possono offrirci un profondo senso di autodeterminazione e accettazione, così come una squisita estasi totalizzante per entrambi i lati dello scambio di potere.
Se volete, potete approfondire l’argomento e il mio approccio terapeutico leggendo il mio sito e il libro Decoding your kink – Guide to explore, share and enjoy your wildest sexual desires.

 

Questa visione ha ispirato il tuo sondaggio sui miti erotici personali – un’iniziativa che ha già raccolto 3.000 contributi. Ce ne parli un po’? Che cosa ne è uscito finora, e come si possono usare queste informazioni?

Ho sviluppato le quaranta domande del sondaggio in risposta al lavoro con centinaia di uomini, donne e coppie in difficoltà nel comprendere e gestire onestamente i loro desideri kinky. Oggi è uno strumento utile per aiutare i partecipanti a ottenere una maggiore chiarezza sulla natura specifica delle loro fantasie sessuali, in particolare quelle più insolite. Contribuisce a identificare cosa piaccia loro e cosa no, e specie cosa stia ostacolando l’espressione sincera dei desideri o la capacità di esprimerli consensualmente con un partner.
Si può partecipare al sondaggio per beneficio personale, e si può sostenere un approccio positivo alla ricerca sulle sessualità alternative condividendo il sondaggio sulle proprie reti. Questo può aiutare molto a gettare più luce su una dimensione poco conosciuta della sessualità umana.

Per espandere il sondaggio dalle attuali 3.000 risposte a 10.000 partecipanti entro questa estate è nata una collaborazione con colleghi ricercatori come i dott. Jeremy Thomas e D.J. Williams del dipartimento di scienze sociali dell’Università Statale dell’Idaho, e con la dott.ssa Emily Prior, direttore del Centro per la Positività Sessuale. Il nostro intento è di cominciare a mappare e comprendere le dinamiche psicologiche della sessualità kinky e dei fattori che possono interferire con la sua sana espressione consensuale.
Sempre in estate inizieremo l’analisi quantitativa e qualitativa dei dati per pubblicare una serie di paper su riviste scientifiche di sessuologia e psicologia.

Finora le risposte sono arrivate prevalentemente da popolazioni con una visione già positiva di sesso e kink, non da un campione casuale. Alcuni dati preliminari raccolti:

  • Il 43% è divenuto consapevole delle proprie fantasie prima dei 10 anni; il 28% vi si masturbava già allora.

  • Il 41% si masturba più giorni alla settimana con materiale pornografico.

  • Il 31% afferma che tale attività aumenta il desiderio verso i parnter, il 53% dice che la cosa non influisce e il 16% che tale comportamento ha danneggiato la relazione.

  • Il 61% ha problemi nell’essere onesto e aperto sui propri desideri nei confronti di partner, famiglia e comunità.

  • Il 74% dichiara che dominazione e sottomissione rappresentino un aspetto prevalente nelle fantasie.

  • Il 63% ritiene che i desideri siano innati e indipendenti dalle esperienze fatte o dal contesto in cui è cresciuto.

  • Oltre 1.500 persone hanno rivelato spontaneamente brani di dialogo e altri dettagli espliciti frequenti nelle loro fantasie sessuali.

 

Proprio in questi giorni, naturalmente, stiamo anche lanciando la versione in lingua italiana del sondaggio. Quali differenze ti aspetti di riscontrare rispetto all’edizione americana, e perché?

Penso che inizialmente ci saranno molte similitudini riguardo gli aspetti kinky, ma spero e sospetto che la cultura italiana sia molto meno oppressa da vergogna, paura e segretezza sulla sessualità. Sarà entusiasmante vedere che cosa ne verrà fuori.

 

Una ultima curiosità. Leggendo la tua biografia ho scoperto che oltre ad avere inventato la struttura portatile da sospensione erotica Tetruss, tu nasconda una sorprendente identità segreta di musicista e compositore di un genere che chiami  jazz fusion acustico mitico. Ma quel ‘mitico’ nel nome è in qualche modo collegato ai tuoi altri interessi? E come?

Il fatto è che non riesco a concepire alcun altro modo sensato di vivere se non quello mitico. Mi interessa più la vita dell’immaginazione che quella dell’intelletto. Gli esseri umani esprimono la propria anima e spiritualità attraverso il mito, i simboli, i rituali, l’arte e la cerimonia. Per quanto mi riguarda la più profonda esperienza offerta dalla vita è proprio questo percorso nell’anima.

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