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Facciamo chiarezza sui furry

Dopo l’articolo della settimana scorsa sul pet play ho ricevuto diverse mail piuttosto perplesse. Non tanto per quel post, quanto per uno dei suoi link dedicato a una storia complicatissima e assurda riguardante il mondo dei furry – storia su cui non intendo proprio tornare. Ciò che emergeva dalle domande dei lettori era la difficoltà nel comprendere il fenomeno degli animali antropomorfi, che in effetti è fra quelli più bizzarri in tutto il campo del sesso insolito.

Riassumendo per chi si fosse perso le puntate precedenti: i furry sono quelli che amano davvero tanto tanto quel tipo di personaggi cui ci hanno abituato i film animati della Disney – al punto di assumere una seconda identità con quell’aspetto. Per alcuni si tratta solo di una fantasia online, mentre altri arrivano al punto di indossare quel tipo di costumi usati dalle mascotte dei parchi a tema.
A complicare ulteriormente le cose entra poi in gioco la sessualità. La maggior parte della gente associa infatti i furry a strane orge fra pelouche troppo cresciuti, anche perché di materiale del genere è piena l’Internet. I diretti interessati invece in genere negano con tutte le loro forze che ci sia qualche sottotesto erotico. Come scrissi qualche tempo fa, la verità sta probabilmente nel mezzo. Benché non si tratti di un fenomeno troppo marginale, fino a oggi non avevo sentito una grandissima esigenza di approfondire la questione, ma visto che siete così interessati sono andato a informarmi presso le massime autorità esistenti.

Furscience è il sito ufficiale dello IARP, il Progetto Internazionale di Ricerca Antropomorfa. Si tratta di un serio programma scientifico finanziato Consiglio di Ricerca sulle Scienze Sociali e Umane del Canada, e interamente dedicato alla cultura furry. A oggi ha svolto ben sedici studi sul tema, di cui uno in corso da oltre cinque anni, coinvolgendo oltre quindicimila furry.
Ecco cosa ha scoperto lo IARP fino a oggi:

  • I furry sono prevalentemente maschi (72,4%) bianchi (80%) politicamente orientati a sinistra (65%) e di fede cristiana (49%). Il 5% dei maschi è gay, mentre il 10% del totale si definisce genderqueer o di genere non-binario e poco più del 5% asessuale. I furry esclusivamente etero sono circa il 22%, contro l’80% nella popolazione generale
  • Il 62% dei furry è o è stata vittima di bullismo, rispetto al 40% della popolazione generale. Un furry ha il 30% in più di possibilità di essere oggetto di violenza rispetto a un tifoso sportivo
  • I furry tendono a essere giovanissimi: il 53,7% ha 18-21 anni, e il 24,1% fra 22 e 25 anni. L’identificazione poi precipita dai 29 anni in poi – con un curioso colpo di coda (heh…) di qualche over 40, detto in gergo ‘musogrigio’
  • La maggior parte dei furry si limita ad adottare avatar da animale antropomorfo online. Quasi uno su tre sceglie un lupo, seguito da ibridi, volpi, draghi, gatti, cani e tigri. Le specie meno comuni in assoluto sono i cavalli e i mustelidi (donnole, lontre, puzzole, furetti…)
  • Solo il 13% possiede i caratteristici costumi interi di pelouche, più che altro perché costano molto e sono scomodi da indossare. Il 18,5% usa però elementi parziali – in particolare code (48%), collari (37%) e orecchie (27%)
  • Il 20% dei furry non interagisce con altri appassionati. L’80% si tiene in contatto online, il 30% si incontra con amici locali, e metà di tutti i furry prendono parte ad almeno un raduno ogni anno
  • I furry sono creativi infaticabili: il 60% disegna immagini sul tema (il 17,6% esclusivamente di tipo erotico), mentre il 50% scrive storie pellicciose
  • In campo sessuale, la percentuale di zoofili fra i furry è pari a quella fra la popolazione generale. Tale pratica viene attivamente avversata per i comuni motivi etici e per prevenire lo stigma verso il fenomeno furry nel complesso
  • Solo un furry su cinque dichiara di avere motivazioni erotiche: il 70% cerca soprattutto un senso di accettazione e appartenenza a un gruppo, tuttavia metà dei furry conferma di fare uso di pornografia a tema e il 40% ammette di avere sviluppato un interesse per il fenomeno grazie ad essa; il 17% dei maschi e il 2,2% delle femmine si eccita solo con porno di questo tipo. In media, chi si dichiara furry dimostra un’attività sessuale (sana o patologica) leggermente più elevata della popolazione generale

C’è una risposta anche alla domanda che ci siamo fatti un po’ tutti, ossia «com’è che un giorno qualcuno si sveglia e decide di essere furry?». Tolto quel 40% di persone ispirate dal porno fra animali antropomorfi – detto yiff – quasi tutti gli altri dicono di avere scoperto la propria inclinazione grazie ai disegni animati, specie quelli della Disney. E adesso vi sfido a guardare Cip e Ciop ancora con gli stessi occhi.

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