Problemi col sesso insolito?

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In dialogo con Ayzad – Deepinox (2020)

Intervista pubblicata originariamente su Deepinox

 

Classe 1969, Ayzad è una figura pionieristica dell’intero panorama BDSM italiano. Novizi e esperti si sono imbattuti almeno una volta nella sua opera prima, “BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo” (Castelvecchi, 2004), libro apripista di una serie di successive pubblicazioni, editoriali e non, che hanno reso Ayzad un vero e proprio riferimento nel vasto oceano della sessualità alternativa.

 

Buonasera Ayzad, subito una domanda marzulliana: è stato Ayzad a trovare il BDSM o è stato il BDSM a trovare Ayzad? Quando e come è avvenuto il primo incontro con l’erotismo estremo?

Salve! Ayzad è nato attorno al 1998 come nickname online. Prima c’era un tipo qualunque, che come tutti era incuriosito fin da ragazzino dalle cose “proibite” e “da grandi” – solo che sono stato bambino nel bel mezzo di una grande rivoluzione culturale e artistica, che usava spesso l’immaginario sadomaso come metafora delle lotte di classe… e qualcosa dalle pagine di Linus, del look punk/new wave e di certi programmi televisivi oggi inimmaginabili mi dev’essere rimasto dentro. O forse è accaduto ancora prima, con i cartoni animati di Penelope Pitstop la cui protagonista finiva sempre legata a macchinari diabolici!
L’incontro vero però è avvenuto a diciott’anni a Den Haag, al club Doma, che all’epoca era l’unico locale BDSM in Europa ad aprire anche ai non-tesserati per una sera ogni due mesi. Per gli standard attuali era proprio poca cosa, ma ci trovai persone molto serene che si divertivano senza morbosità, e capii di avere incontrato la mia tribù.

 

Cosa significa essere riconosciuti come divulgatori nel campo del BDSM? Quali sono, secondo te, gli elementi che fanno acquisire credibilità ed autorevolezza nel tempo?

Partiamo dal fondo, vedendo quelli che credo siano tre ingredienti fondamentali. Innanzitutto la costanza: l’eros è fatto di passione, e spesso si vedono persone cariche di ormoni che partono convinte di voler rivoluzionare il mondo… salvo scomparire poco dopo perché hanno soddisfatto le loro esigenze sessuali, o scoperto che è un settore in cui si deve lavorare moltissimo e affrontare un sacco di rogne a fronte di guadagni irrisori.
Poi ci sono gli interessi. Tipicamente gli educatori si concentrano solo su ciò che piace a loro, ignorando tutto il resto e risultando quindi invisibili a chiunque abbia curiosità leggermente differenti. Nutrire un sincero interesse anche per chi ha kink lontani dai propri permette di raggiungere un pubblico molto più ampio.
Infine c’è il metodo. Quando si parla di sesso insolito dare informazioni corrette è essenziale, perché c’è un rischio concreto di diffondere nozioni imprecise ma soprattutto pericolose per chi cercasse di metterle in pratica. Ciò comporta tanta ricerca, fact checking, e una disponibilità scientifica a rivalutare sempre il proprio lavoro sulla base di nuovi dati concreti.
Se c’è tutto questo, basta applicarlo con continuità abbastanza a lungo e il gioco è fatto. A quel punto si esce dal giochino inutile della conta di follower e si viene coinvoltə anche in iniziative di un certo peso. La vera domanda però è: ne vale la pena? Dopo decenni di percorso tutto in salita mi verrebbe da dire di no, a meno di dare come me più importanza al benessere collettivo che ai propri interessi.

 

Nella seconda metà degli anni duemila è iniziata la diffusione di materiale a tema soprattutto su internet. Come ci si informava nell’era pre-digitale? 

Veramente la diffusione online era cominciata parecchio tempo prima, quando il Web non c’era nemmeno e fra supernerd ci si teneva in contatto tramite le BBS. Prima del duemilaequalcosa, però, la cultura etica del BDSM era solo il pallino di pochə fricchettonə in California e il resto del mondo andava avanti a romanzi porno e rivistacce “solo per adulti” – che fra l’altro costavano un sacco di soldi e si trovavano solo in una manciata di edicole, proponendo un immaginario confuso e spesso patologico. Testi di divulgazione ce n’erano giusto un paio, approssimativi e rigorosamente stranieri.
Io stesso ho scritto il mio primo libro proprio per raccogliere tutte le informazioni attendibili incontrate sul mio percorso e aiutare chi avesse la stessa passione a non prendere le cantonate suggerite da pubblicazioni e videocassette (200€ per 45 minuti, grazie) di infima qualità.

 

Cosa pensi della rappresentazione glamour del BDSM attraverso moda, film, serie tv e video musicali? Tende a distorcere la realtà oppure può avere risvolti costruttivi dal punto di vista della diffusione culturale? 

La risposta è ‘sì’. La natura stessa della fiction è di offrire un’interpretazione non realistica di ciò che rappresenta – ma questo non è necessariamente un male. Grazie alla campagna pubblicitaria che lo ha sostenuto, perfino quell’orrore di Cinquanta sfumature, con tutti i suoi enormi difetti, ha avuto il pregio di fare entrare il BDSM nel discorso sociale, cioè fra quegli argomenti di cui è accettabile parlare in qualsiasi contesto. Innumerevoli persone hanno potuto dare un nome alle loro pulsioni “innominabili” riconoscendole in quell’immaginario, e molte di esse hanno scelto poi di approfondirne la conoscenza tramite risorse più realistiche. Questo è sempre accaduto con ogni grande evento mediatico a tema, da Histoire d’O a Secretary, a tante canzoni, e così via.
In fondo è lo stesso fenomeno per cui dopo l’uscita dei Predatori dell’arca perduta c’è stato un picco di iscrizioni ad Archeologia. Il percorso sarà stato contorto, ma l’importante è il risultato: basta fare attenzione a non confondere la fantasia con la realtà.

 

Qual è il tuo parere sul costante espandersi del glossario kinky di ruoli e dinamiche possano in qualche modo confondere la gente? Quanto conta autodefinirsi o essere definiti? 

Oh, che domanda impegnativa! A un certo punto avevo iniziato a scrivere un articolo su questo argomento: l’ho interrotto alla ventesima pagina. La mia risposta breve, comunque, è che le etichette siano comode per inquadrare un tipo di pratica, comportamento o ruolo – ma identificarsi solo con un’etichetta è terribile, anche perché limita le possibilità di crescita e favorisce le discriminazioni. Senza contare che l’identità dipende in parte anche dal contesto specifico.
Fosse per me, quando ti chiedono «chi sei?» l’ideale sarebbe sempre rispondere: «scopriamolo insieme!»

 

In un’epoca di fermento per conquiste civili, sociali e sessuali pensi che prima o poi anche il BDSM possa vedersi riconoscere un proprio piccolo spazio all’interno della giurisdizione?

Della giurisprudenza, dici? Lo ha già, e studiandosi un po’ di sentenze si scopre che l’approccio delle istituzioni è molto più aperto e ragionevole di quanto si tenda a immaginare. In buona sostanza, il punto di vista legale è praticamente identico ai principi promossi dalla miglior cultura BDSM.

 

Quanto ha inciso la situazione del lockdown nella riscoperta dell’intimità con il/la partner e soprattutto con se stessi? Aver staccato dalla collettività può aver avuto delle conseguenze positive? 

Mi piace pensare che il distanziamento sociale da pandemia sia stata una bella occasione per esaminare e fare maggiore amicizia con le nostre sessualità. Quante persone l’abbiano davvero vissuta così però non lo so ancora dire, anche perché molte si sono trovate del tutto isolate o segregate in rapporti conflittuali, e come coach in questa fase sto soprattutto aiutando a risolvere i problemi derivati da quel tipo di situazioni.

 

Prima di salutarci ti va di dirci cosa bolle in pentola? A cosa stai lavorando in questo periodo? Ci sono progetti futuri di cui vuoi parlarci?

Capperi, ci sarebbero così tante cose da dire… ma preferisco tacere perché l’esperienza mi ha insegnato che anche i migliori progetti possono incappare in imprevisti infiniti, e non vorrei fare la figura del visionario. Diciamo solo che sono sempre al lavoro su parecchie iniziative piccole e grandi, e nonostante gli ostacoli stanno tutte piano piano avanzando. Se vorrete seguirmi su ayzad.com, prometto che sarà il primo posto in cui annuncerò ogni novità.

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