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I tuoi problemi col femminismo, spiegati semplice

Uno dei temi più dibattuti durante l’ultimo anno è stato “il femminismo”. Lo scrivo con le virgolette perché in realtà non c’è consenso nemmeno su cosa significhi di preciso questa parola, come dimostrano le numerose guerre sante scatenate da ogni direzione sulla base di interpretazioni personali del termine.

 

In effetti non è neanche del tutto corretto parlare di “ultimo anno”, perché il dibattito c’era già da decenni. Quel che è cambiato è il tono, che seguendo i copioni ormai consolidati dei social network si è fatto sempre più urlato, estremista e provocatorio pur di conquistare qualche clic in più.

 

Il caos scatenato da questa brutta deriva ha avuto un effetto paradossale, almeno per me. Da una parte ho sentito spesso l’urgenza di contribuire alla discussione portando informazioni e dati utili. Dall’altra c’era la consapevolezza che, qualsiasi cosa avessi detto o scritto, sarei stato linciato da almeno una delle varie fazioni in ballo, che avrebbe sicuramente strumentalizzato il mio pensiero, magari distorcendolo. È un’arena che funziona così, come i talk show e i trollaggi spacciati per politica in questa nazione.

 

Così me ne sono stato in disparte, continuando a occuparmi di parafilie e sessualità insolite. Solo che col tempo sono aumentati gli incel, e le TERF, e il revenge porn, e le attiviste mediatiche, e le violenze di genere, e le sparate di “esperti” di ‘sto ciuffolo, e… E insomma, restare zitti è diventato sempre più difficile.

Allora facciamo così: se pensate di avere un problema col femminismo e vi interessa il mio punto di vista lo trovate qui sotto, veloce veloce. Se sarete d’accordo, bene. Se non lo sarete va bene lo stesso, ma risparmiatevi la fatica di indirmi contro una fatwa:  non ho voglia né tempo per i bisticci, e sono sicuro che potremo sopravvivere entrambi anche con opinioni contrastanti. In ogni caso, spero possa darvi qualche spunto interessante su cui ragionare. Si comincia!

 

  • Il problema più grande del “femminismo” è l’ostinazione a volerlo chiamare così, con un termine intrinsicamente in conflitto con “il maschilismo” che suscita di primo acchito l’ostilità di quegli uomini che pensano di trovarsi sotto attacco.
  • Gran parte di ciò che si discute oggi sotto l’etichetta di femminismo riguarda in realtà i diritti umani e il benessere di tutte le persone, indipendentemente dal loro genere. Anche in questo caso: se invece di definirlo ‘femminismo intersezionale’ la si facesse più semplice chiamandolo ‘uguaglianza’ tante ostilità sparirebbero di colpo.
  • E ancora sul linguaggio: una delle cose che spesso fa apparire chi si occupa di uguaglianza come un personaggio sospetto è l’uso bislacco di formule strane per indicare le persone, dagli asterischi alle finali in ‘U’, alla schwa. Tutte idee encomiabili, che purtroppo non si riescono però a integrare nella lingua viva senza sembrare dei pazzi.
  • Come se non bastasse, c’è anche una piccola parte di “femministe” davvero convinte che i problemi vadano risolti facendo la guerra ai maschi, alle persone transessuali, a quelle queer, e a chi in genere non è identico a loro. Poiché queste frange esagitate sono quelle più appariscenti, molti credono che il femminismo equivalga al loro atteggiamento indifendibile.
  • Gli aspetti elencati qui sopra costituiscono oltretutto terreno fertile per le critiche reazionarie più becere e – come al solito – più amplificate dai media. Tenete però presente che quando vedete un cretino sostenere che i maschi siano una categoria oppressa e vituperata, che ci sia una cospirazione delle donne o altre scempiaggini simili, il 5% delle volte è un caso psichiatrico grave; nel restante 95% invece è solo un ipocrita che sta cercando di arrivare in televisione o di vendere qualcosa.
  • Già, perché una grossa parte del caos sull’argomento è alimentato dai moltissimi attivisti mediatici di ogni sesso e fazione: individui che pur di rendersi visibili pontificano su qualunque tema di tendenza atteggiandosi a gran paladini della causa… benché non abbiano alcuna competenza e non facciano nulla di concreto oltre parlare a vanvera davanti a una webcam. In sé non è grave, tuttavia il loro rumore sovrasta le persone esperte davvero, che avrebbero tante cose interessanti da dire ma risultano difficili da scovare.

 

La questione è davvero tutta qui: nella stragrande maggioranza dei casi i problemi del “femminismo” derivano solo dalla sua rappresentazione, non dai contenuti. Del resto, come si può essere contrari all’idea che tutte le persone abbiano lo stesso diritto a realizzarsi, a essere pagate correttamente per il loro lavoro, a non dover temere per la loro sicurezza, a vivere con chi amano, a poter decidere della propria salute, a essere rappresentate politicamente, e così via? Piaccia o non piaccia, una parola per indicare questa aspirazione è anche ‘femminismo’.
Il suo contrario si chiama invece ‘essere stronzi’. Scegliere da che parte stare non dovrebbe essere complicato, no?

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