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Cartoline da Amburgo – Come cambia il sesso insolito

Avete presente ‘Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi’? L’anno scorso, nel mio caso non è stata tanto una questione di chi ma di dove – cioè una splendida vacanza ad Amburgo, che è una delle mie città preferite. Peccato che, per una serie infinita di contrattempi, non ci tornassi da più di vent’anni… tanto che è cambiata abbastanza da darmi da pensare.

Amburgo, storica capitale del BDSM

Limitandoci alle sole parti erotiche, dovete tenere a mente che Amburgo è stata storicamente la capitale mondiale del BDSM. A dir la verità lo è stata di tutto ciò che riguarda il sesso – ma come altro chiamereste un posto in cui, prima dell’era di Internet, si poteva telefonare a un servizio che elencava tutti gli eventi su dominazione e sottomissione tenuti in città? Mi risulta che una roba simile non ci sia mai stata da nessuna altra parte… e cavoli, se erano lunghe quelle registrazioni!

Il cuore di tutto ciò era la Reeperbahn, nota anche come ‘il chilometro del vizio’. Immaginatevi uno stradone di oltre novecento metri composto quasi completamente da locali per adulti e sex shop. Mi ricordo di averlo percorso a bocca aperta per il numero assurdo di negozi BDSM, alcuni dei quali iperspecializzati su solo uno o due tipi di strumento o capo d’abbigliamento fetish. Per non parlare delle traverse: in una stradina laterale si trovava il club sadomaso Justine e, proprio sul marciapiede opposto, c’era pure l’inevitabile club Juliette, a omaggiare il famoso dittico di De Sade!
In quei locali non ci sono mai entrato, ma a metà anni Novanta ogni visita era un’occasione per restare impressionato dalla gentilezza e dalla competenza dei negozianti. La sensazione generale era di trovarsi in un luogo che tollerava le sessualità alternative infinitamente più di ogni altro posto avessi visitato nei miei viaggi attorno al mondo – anzi, più che tollerarle le supportava con entusiasmo. Perfino i prezzi, benché gonfiati come da qualunque altra parte, erano un po’ più accettabili e per articoli di qualità di gran lunga superiore.

Amburgo nel 2019

Avanti veloce fino al 2019, dove ovviamente una delle mie prime tappe in città è stata appunto la Reeperbahn. Razionalmente sapevo bene che «non puoi tornare a casa» e mi aspettavo di trovarla cambiata – eppure quando sono spuntato dalla vicina stazione della metropolitana sono rimasto un po’ scioccato. La strada è stata colonizzata da trappole per turisti più tradizionali, bar “rispettabili” e da qualche senzatetto. Qualche sex shop è rimasto, ma i pochi interessanti sono diventati giganteschi conglomerati su più piani che evidentemente hanno assorbito tanti negozietti più piccoli. Il colpo di grazia tuttavia me l’ha dato la loro offerta. Potrei contare gli articoli davvero particolari sulle dita di una sola mano, mentre il resto era… beh, precisamente quel che si potrebbe facilmente trovare in più o meno ogni altro negozio, online o fisico, ma con prezzi triplicati o quintuplicati. Tanto declino mi ha fatto sospirare, e sfortunatamente inalare quel caratteristico odore di “vecchio, trascurato e in disfacimento” proveniente dalla maggior parte dei capi in lattice in esposizione.

Il resto della vacanza è stato decisamente più piacevole, benché anche con molti meno elementi kinky. La sola eccezione è stata il dettaglio che vedete fotografato in apertura. Quella è la ringhiera di un ponte nella HafenCity, bellissima parte del quartiere del porto: come tante altre in tutto il mondo è impestata di “lucchetti dell’amore”. La parte davvero sorprendente è stata tuttavia trovarci appese anche quelle buffe manette. Con i miei compagni di viaggio ci abbiamo riso su e siamo passati oltre, ma ripensandoci qualche ora dopo ho cominciato a rimuginare.

Quanto è cambiato il modo del sesso insolito?

Quanto profondamente è cambiato negli ultimi decenni il mondo del sesso insolito per poterci portare a questo? Il simbolo stesso di una sessualità giocosa ma anomala può starsene lì a luccicare sotto il sole, giustamente orgoglioso in mezzo alle altre promesse d’amore… e poi la parte migliore di quello che una volta era noto come l’epicentro del vizio sono diventati i chioschi degli spacciatori di eccellenti currywurst! È chiaro che la causa sia da attribuire ai soliti sospetti: Internet, la globalizzazione, la pornografia pervasiva, lo shopping online, magari perfino un’educazione alla sessualità un po’ migliore che in passato. A mano a mano che le informazioni sull’eros si facevano sempre più accessibili, il rapporto collettivo con le fantasie erotiche si è semplificato parecchio, anche quando erano parecchio strane. Sempre più persone hanno capito cosa facesse venir loro le farfalle nello stomaco, o per lo meno a non esserne spaventate o alienate; l’accettazione generale è stata sancita da fenomeni planetari come la fissa per l’obbiettivamente orrendo Cinquanta sfumature di grigio. In perfetto stile millennial, la competenza digitale ha permesso di scavalcare intermediari ormai superflui quali il popolo della Reeperbahn.

Sostenere che «si stava meglio quando si stava peggio» sarebbe da pazzi. Se oggi non esistono più quel servizio telefonico sulle feste BDSM o parecchi locali a luci rosse un po’ loschi è semplicemente perché adesso si può tirar fuori il cellulare ed entrare in contatto con dozzine di potenziali partner di gioco in un battibaleno, saltando in blocco tutti quei rituali antichi un po’ noiosi, costosi e potenzialmente anche pericolosetti. Stesso discorso per i sex toy: chi ha più voglia di scovare e raggiungere quei negozi che hanno spennato tutta la mia generazione, se puoi acquistare esattamente la stessa merce online a una frazione del prezzo e facendotela pure consegnare a casa?

Cosa abbiamo perso in questi decenni?

Ora non vorrei sembrare un vecchio brontolone, ma… a me pare però che nonostante tutto ci sia qualcosa che non torni. L’erotismo non riguarda tanto la mera concretezza delle azioni che si compiono, bensì l’atmosfera che le circonda, il loro fascino, la soddisfazione di riuscire a conquistare il particolare mistero eccitante che decidiamo di inseguire. Ma andatelo a spiegare alla botta istantanea ma blanda di serotonina di avere Google che ti sputa fuori in un decimo di secondo qualsiasi fantasia si possa avere, ad infinitum. Sarà pure pratico e fantascientifico, eppure è un po’ come rinunciare alla magia in cambio di un gadget da due soldi come quelle manette col pelouche, no?

E poi la nostra società sex-positive ha fatto un’altra vittima collaterale. Quand’è l’ultima volta che avete percepito un significato politico nelle vostre pratiche cosiddette “devianti”? Il nostro amichetto De Sade con le sue Justine-Juliette non era solo un pornografo, ma un vero rivoluzionario che faceva tremare le strutture del potere – così come hanno fatto gran parte dei giganti della storia dell’eros. Ancora negli anni Novanta, fare “robe strane” era tanto un atto politico di sfida quanto un gioco eccitante.
Tornando ad Amburgo, all’inizio di aprile il collettivo Femen è finito sui giornali per essere andato ad abbattere i paraventi che impedivano di entrare accidentalmente nella Herbertstrasse, la via della prostituzione a pochi passi dal Chilometro del Vizio. La cosa è stata presentata come attivismo femminista, ma a me è sembrata più un’operazione autopromozionale fondata sulla distorsione del significato di quelle barriere, senza particolare contenuti sociali. Sarà che ho ben presente imprese “antiche” come la rivolta dello Stonewall o la lotta contro la sentenza dell’Operation Spanner, ma non sono rimasto particolarmente impressionato.

Spero che non vi aspettaste grandi rivelazioni dopo tanti rimuginamenti, perché non ne ho. Come tutti, posso solo osservare come i tempi cambino esattamente come hanno sempre fatto, e azzardare il facile vaticinio che passerà anche questo. In effetti, sono davvero curioso di vedere che forme prenderà in futuro il sesso insolito: mi sa che ci vorranno molti altri viaggi e reportage…

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