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Le intelligenze artificiali cambiano le regole del sesso

È venuto il momento di parlare di almeno uno dei trentotto elefanti nella stanza. Come avrete notato, stiamo vivendo l’inizio di una nuova rivoluzione digitale. Benché al momento si tratti ancora di software molto primitivi, le cosiddette “intelligenze artificiali”, o ‘AI’, stanno comparendo in sempre più settori. Senza entrare in tecnicisimi, poco importa se le chiacchierate con ChatGPT e le immagini create da Midjourney siano “solo” modelli statistico-predittivi anziché veri sistemi induttivi: la strada per il futuro è chiara, e presto o tardi ci ritroveremo ad avere a che fare con AI sempre più efficienti in ogni campo. Sessualità compresa.

Le prime implicazioni sono evidenti già oggi, quindi converrà esaminarle almeno brevemente per non trovarsi impreparati davanti alle trappole piccole e grandi che comportano. Oggi come oggi le principali applicazioni delle intelligenze artificiali in campo erotico sono tre, ciascuna delle quali presenta caratteristiche e sfide molto differenti.

 

Sex worker virtuali


Già adesso i bot basati su GPT-4 sono in grado di sostenere chat personalizzate che tengono conto delle preferenze e delle conversazioni passate con l’utente. Di solito vengono usati per il customer care e la vendita online, ma adattarli a “fidanzatə virtuali” è decisamente semplice – e infatti hanno cominciato a diffondersi su piattaforme tipo OnlyFans, dove sostituiscono gli operatori umani che già rispondevano a migliaia di fan per conto di signorine troppo impegnate a sfuggire al fisco per poter chiacchierare online.

Il passaggio successivo è naturalmente creare da zero partner perfette, che interpretando le particolarità linguistiche dell’utente riescano a tararsi in un battibaleno sulle sue fantasie erotiche. A quel punto le possibilità di marketing sono infinite: una AI del genere può diventare una influencer su misura con una straordinaria capacità di fare leva sulle vulnerabilità dell’interlocutore («Impazzisco per i palestrati… Tu hai mai provato queste pillole che ti fanno venire addominali d’acciaio?»); una venditrice di servizi («Abbonati alla nostra app di dating, dove troverai sempre decine di ragazze come me con cui fare sexting a tutte le ore!»); una sex worker senza scrupoli o un’efficientissima esperta di estorsioni sessuali.

Tralasciando le inevitabili inquietudini sociologiche sui partner virtuali, la domanda da porsi è probabilmente quella sulla riconoscibilità delle personalità artificiali nel mercato del sex work. Se vi è mai capitato di chiedervi se all’altro capo di una chat di assistenza ci fosse un impiegato sottopagato e sovrastressato oppure un bot, figuratevi come si evolveranno le cose nei prossimi anni. Conoscendo la creduloneria del cliente medio in cerca di sesso, sospetto che ne vedremo delle belle.

 

Porno senza limiti

Indovinate un po’ dov’è che si concentra la maggiore evoluzione delle AI? Ovvio: nel settore della pornografia, che ha sempre trainato ogni nuova tecnologia. In particolare, mentre i mass media erano ancora impegnati a scandalizzarsi per la “incredibile novità” delle immagini create da pseudo-intelligenze artificiali, i maniaci sessuali delle suburre digitali erano già al lavoro da un pezzo sulla realizzazione di iperporno.

Risultato: oggi non è difficile incontrare immagini e brevi animazioni che fanno venire i sudori freddi alle magistrature di tutto il mondo. Oltre a finte fotografie relativamente normali, infatti, abbondano le violazioni di copyright e di regolamenti aziendali («Siamo rovinati! Da quando è uscita questa foto del nostro negozio in cui le dipendenti Ikea fanno un’orgia scat vestite da supereroine, la Marvel ci ha denunciato per danno d’immagine e la clientela è diminuita del 70%!»), le immagini di pratiche illegali quali zoofilia e pedofilia, e i deepfake – diffusissimi per esempio quelli di Emma Watson colta in atteggiamenti… questionabili.

La qualità di questo materiale è spesso abbastanza bassa, tanto da far capire subito che ci si trovi di fronte a una simulazione. Ciò nonostante è un settore in cui i progressi si susseguono davvero di settimana in settimana, tanto da pensare che probabilmente arriveremo a risultati indistinguibili dal reale – anche a livello forense – entro la fine del 2024. Ma che implicazioni ha tutto ciò?

Dal lato degli utenti, verrebbe da pensare che siano tutte positive. Più prima che poi sarà possibile dare una breve descrizione testuale di qualsiasi fantasia si voglia vedere per farla comparire “magicamente” sul proprio display, senza limiti e in infinite varianti. Rendere ancora più istantanea la scarica di dopamina che proviamo quando vengono soddisfatti i nostri desideri probabilmente ridurrà la qualità media della vita sessuale reale… ma non esistono medaglie con una faccia sola.
Per chi invece ancora tenta di lavorare nel campo dei “contenuti per adulti” è una sciagura senza precedenti. Perché qualcuno dovrebbe pagare dei professionisti quando può avere la perfezione praticamente gratis? Finora la risposta era «per sentire un rapporto umano con le star», ma… ricordate quel che scrivevo qualche riga sopra?

 

Fake a prova d’esperto

L’area più preoccupante è comunque quella dei materiali illeciti. Vuoi danneggiare qualcuno? Basta diffondere una sua foto iperrealistica (e domani un video, magari con voci ricreate artificialmente) mentre è impegnatə in qualche depravazione inaccettabile.
Al momento tutti i software di creazione assistita da AI pongono limiti di utilizzo, per esempio con liste di vocaboli vietati o di argomenti proibiti. D’altra parte tutti questi programmi esistono anche in versione scaricabile e modificabile – solo di Stable Diffusion, specializzato nella creazione di immagini elaborate, si trovano online oltre 150 fork (varianti specializzate) che aggirano ogni limitazione, orientate alla produzione di pornografia in generi anche molto estremi.

In questo caso il punto chiave non è solo quanto sia riconoscibile l’artificialità del risultato – che comunque gioca un ruolo importante – ma anche la sua facile riproducibilità, che fa perdere di valore ogni contenuto. Per tornare all’esempio iniziale: c’è una foto che mi ritrae in contesti esecrabili e potrebbe danneggiarmi? No problem: in un attimo posso inondare la rete di migliaia di immagini simili e palesemente false… che screditano automaticamente la serietà di qualsiasi accusa. Comprese quelle eventualmente fondate, in effetti.

Ma, restando sul concreto, la questione che ci troveremo ad affrontare nei prossimi anni – e non solo in campo sessuale – sarà l’azzeramento delle distanze fra immaginazione e prodotto creativo finito. Quale sarà l’impatto sociale, culturale ed economico quando tutti potremo creare contenuti ottimali senza bisogno di particolare talento o impegno? Mi fermo qui o servirebbe un libro intero per parlarne – probabilmente sbagliando comunque ogni previsione.

 

Estremizzazione artificiale

Le intelligenze artificiali sembrano avere – almeno per il momento – un impatto simile in ogni settore nel quale siano sbarcate. Le loro applicazioni mainstream tendono a produrre creazioni uniformate verso una efficace, semplice e blanda mediocrità. È il trionfo del politicamente corretto per far contenti tutti e prevenire le controversie: funzionale ma noioso.
Lontano dagli occhi del grande pubblico tuttavia intere comunità di sperimentatori si divertono a togliere i freni dai software, potenziarne i motori e spingerli al massimo senza preoccuparsi delle conseguenze. Il risultato sono esperimenti bizzarri, estremi, estranianti, a volte misteriosamente suggestivi ma sempre lontanissimi dal gusto comune.

Lo stesso fenomento sembra ripetersi anche nella sfera dell’eros. Da una parte c’è una tsunami di stereotipi sostanzialmente intercambiabili fra loro, e dall’altra comunità di pazzi furiosi che si scambiano ricette di programmazione per generare le “migliori” immagini di famiglie furry sodomizzate a morte da draghi nazisti, o assurdità del genere.

La stessa estremizzazione è poi riscontrabile nei comportamenti stimolati da questo materiale. Chi già si chiudeva in casa a rimbecillirsi di propaganda incel ha cominciato a masturbarsi su pornostar virtuali idealizzate, chi nutriva fantasie violente sta collezionando infinite atrocità iperrealistiche, chi riduceva la propria sessualità alla dimensione online va in pezzi se il suo bot preferito viene censurato, e così via.
Ma se le cose stanno così… cosa c’è all’altro estremo della rivoluzione innescata dalle AI sessuali?

 

Il lato buono delle intelligenze artificiali sessuali

Quando compare qualche nuovo fenomeno viene istintivo concentrarsi sui suoi aspetti più ansiogeni. Tuttavia, passata la paura iniziale, è molto più utile ragionare su quali vantaggi possa introdurre. Nel caso delle AI in ambito sessuale, le lezioni che stiamo apprendendo da questa fase esplorativa suggeriscono per esempio diverse applicazioni estremamente interessanti.

La pazienza, competenza e “intuito” dei bot conversazionali li rende allora degli ottimi educatori sessuali, capaci di portare informazioni utili e corrette nei tanti contesti nei quali l’educazione affettivo-sessuale è ancora un tabù. Diversi esperimenti hanno inoltre dimostrato che le persone tendono a sentirsi meno imbarazzate quando dialogano con una macchina, così si potrebbe superare la reticenza tipica di chi si rivolge a esperti di temi legati all’intimità.

Strategie di comunicazione manipolativa opposte a quelle usate per isolare gli utenti in “bolle” a uso del marketing possono invece essere impiegate da personalità artificiali che aiutino le persone a superare traumi e difficoltà sessuali, portandoli a riallacciare relazioni serene.
Addirittura, AI del tutto analoghe a quelle utilizzate per esplorare porno sempre più abietto potrebbero offrire discreti suggerimenti per non confondere la fiction erotica con la realtà – un problema già molto diffuso anche senza bisogno di software malandrini.

 

E ora?

Come dicevo, fare previsioni su questioni complesse quali ‘dove ci porteranno le intelligenze artificiali?’ è impossibile. In compenso è sempre utile tenere gli occhi aperti su ciò che ci circonda, per non ritrovarsi poi travolti da fenomeni incomprensibili solo a chi era distratto. GPT-3 – il motore linguistico dietro alla maggior parte dei bot oggi attivi – spesso viene ancora descritto come una novità ma è già vecchio di tre anni, nei quali aziende e individui di tutti i tipi hanno lavorato senza pausa per farcelo incontrare anche dove non sospetteremmo mai di averci a che fare. Dall-e, il primo generatore di immagini utilizzabile da chiunque, è un antico dinosauro del 2021 eppure c’è ancora chi si chiede se «i computer potranno mai creare arte?».

Per quanto ci riguarda, essere consapevoli dei lati oscuri e delle possibilità offerte dalle AI in ambito sessuale permette di evitare qualche fregatura e dare alcuni buoni consigli, capendo meglio cosa significhino le complicate battaglie legali e giurisprudenziali in corso attorno a questo tema.
Per ora dobbiamo farcelo bastare, ma sono sicuro che si tratti di un argomento su cui torneremo spesso in futuro.

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