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Sartoria, onestà e realismo – La recensione di ‘Camicia di seta’

Camicia di seta

Pavani & Cecconello
Pizzo Nero Borelli, 2004
€ 10,00
128 pagine
Lingua: italiano
Isbn: 88-86721-40-4
@: compralo qui

Gli autori di questo breve romanzo, intitolato Camicia di Seta, sono i webmaster del sito Camicia di Seta, e guarda caso hanno una passione feticistica per le camicie di seta. Purché abbiano i taschini sul petto. Due. E rigorosamente chiusi con un bottone. Ora, anche senza fare stupido sarcasmo sui feticismi altrui, bisogna ammettere che gusti così specifici sono piuttosto inquietanti. Tanta dedizione alla causa dà di che pensare: sono pazzi furiosi o hanno scoperto qualcosa che a noi poveri zozzoni standard è criminalmente sfuggito? Sta’ a vedere che magari il segreto del Piacere Assoluto si nasconde davvero nella conoscenza dell’alta sartoria…

Insomma: mi sono messo a leggere spinto soprattutto dalla curiosità, e ciò che ho trovato in questo libro è stato davvero una sorpresa. Il mistero della camicia, mi rincresce riferirlo, rimane appena scalfitto. Descrivere a parole le impalpabili gioie di un feticismo è probabilmente impossibile, e nonostante la buona volontà degli autori sono ben poche le parti in cui si intravede qualche elemento che aiuti a comprenderlo. Certo, qua e là vien quasi la voglia di correre ad aprire l’armadio, cercare nei cassetti e provare subito “l’effetto che fa”, ma il vero tema portante è un altro.
Camicia di Seta è infatti un romanzo sul bondage, o meglio sui legami (di corde, ma anche mentali, relazionali, ecc.) nella vita della protagonista. Dea ha provato il fascino dell’immobilizzazione con un suo ex, e ora si fa trascinare da questa sua passione in una storia più grande di lei. Risponde all’annuncio di una coppia di dominatori, diviene la loro schiava “au pair”, e finisce per scoprire aspetti di se stessa che nemmeno immaginava. Rivelare altro della trama sarebbe un peccato. A questo punto ci si aspetterebbe una lunga serie di quadretti in cui la ragazza finisce impacchettata in vari modi, ma le sorprese continuano. Prima che entri in scena una corda passano mesi di relazione, in cui anche Dea si chiede perplessa se non ci sia stato qualche equivoco. Nonostante nelle poche pagine del romanzo non manchino gabbie, corde, foulard, bavagli, nastri adesivi e tutto il resto dell’armamentario classico del bondage, le scene esplicitamente dedicate alle legature sono tutto sommato poche e contenute. Il vero cuore della storia, quello per cui vale la pena di leggere Camicia di Seta, riguarda le relazioni della protagonista e il modo in cui le vive. Che si tratti dei suoi Padroni, dell’amante, l’ex o persino della mamma e il personale di un bar, Dea viene mostrata sempre in maniera molto onesta e realistica, cosa rarissima nella letteratura erotica.

“Onesta” vuol dire che la ragazza fa come tutti noi le sue belle cazzate e ha umanissimi difetti, tanto quanto gli altri personaggi. Chi si aspetta gli stereotipi da romanzo sadomaso rimane piacevolmente sorpreso, anche (e soprattutto) quando si riscontrano tutti i chiaroscuri delle persone vere, anziché i manichini improbabili delle riviste porno. Quasi letteratura, insomma. “Realistica” invece significa che le dinamiche narrate sono facilmente riconoscibili da chiunque viva il mondo Bdsm da qualche tempo: conosco almeno una decina di persone che si è comportata una volta o l’altra come Dea o i suoi compagni – me compreso. Sotto questo aspetto Camicia di Seta andrebbe archiviato sotto la voce “avvertimenti”, soprattutto per chi si sta appena affacciando all’erotismo estremo.

Tutto ok, allora? Mica tanto. Sfortunatamente questo libro ha anche un difetto capitale: è scritto male. Senza mezzi termini, e credetemi quando dico che mi spiace doverlo far notare. Non è un problema di lingua, ovviamente, quanto di struttura e cura dei particolari. Per esempio si nota pesantemente l’assenza di un editor che provvedesse a “tradurre” per i comuni lettori tutte le convenzioni del Bdsm, che il pubblico dei siti Web dedicati a questi temi può dare per scontate ma che risultano ostiche a chiunque non abbia una formazione identica a quella degli scrittori. Lo stesso vale per molte piccole disattenzioni che, per quanto veniali, alla lunga risultano fastidiose. Peccato, perché se qualcuno avesse dato un po’ di supporto stilistico agli autori, Camicia di Seta sarebbe stato davvero imperdibile.

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