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Il museo (e la storia) dei vibratori antichi

Se il sex park coreano di cui ho parlato in un altro articolo non vi è bastato, la premiata agenzia viaggi Ayzad vi propone un’altra tappa imperdibile per i vostri viaggi cutural-maialeggianti. Il Museo dei vibratori antichi si trova a San Francisco, ed è ospitato dal leggendario negozio specializzato Good vibrations.

La mostra è molto più interessante di quanto si possa sospettare: il divertente film Hysteria racconta infatti solo una piccola parte – e molto romanzata – della storia di questi bistrattatissimi oggetti, su cui peraltro vige una discreta confusione. Se provate a cercare informazioni sui vibratori scoprirete infatti che ci sono almeno quattro diverse cronologie “ufficiali” in contraddizione l’una con l’altra, e nemmeno l’ottimo libro The technology of orgasm ha l’ultima parola sull’argomento. Naturalmente non potevo lasciare la questione in sospeso, così dopo un bel po’ di ricerche penso di avere scovato ‘la verità, tutta la verità’ sul sex toy più diffuso nel mondo.

 

Manipulator

Manipulator

 

Origine e storia del vibratore

La prima citazione del ‘massaggio al parossismo’ come terapia contro i molti brutti sintomi dell’isteria si trova in un testo medico del 1653, che suggerisce anche di affidare il compito alle ostetriche in modo da evitare scandali. A partire dal Settecento le cliniche termali offrirono un’alternativa efficace sotto forma di vasche speciali con getti d’acqua mirati, mentre per vedere il primo apparecchio da usare all’asciutto si dovette aspettare fino al 1869. In quell’anno lo statunitense George Taylor inventò infatti il Manipulator, un lettino dotato di elementi vibranti… alimentato da un motore a vapore, che richiedeva quindi una caldaia alimentata a carbone con relativo fuochista. Quella di cui ho trovato un’immagine è una versione alternativa, mossa da un meccanismo a pedali.

Vibrator ad

Il vibratore elettrico è opera invece di Joseph Mortimer Granville, quello del film con Maggie Gyllenhaal, e risale al 1883. Il pudico dottore sostenne per tutta la vita che si trattasse solo di uno strumento per il alleviare i crampi muscolari, dando il via alla saga ultracentenaria delle pubblicità ridicole in cui questi oggetti vengono proposti come massaggiatori per il viso o il collo. I vibratori che si vedono in Hysteria – forniti proprio dal museo californiano – sono tuttavia modelli di parecchi anni dopo. Ciò dipende dal fatto che la creazione di Granville fosse in realtà un aggeggio così pesante e pericoloso (a causa della batteria piena di acido e dei fili non isolati) che negli studi medici si preferiva usare marchingegni da pavimento come il Chattanooga. Quest’ultimo costava letteralmente quanto una casa, era alto un metro e settanta ed era così potente da avere bisogno di un sistema di contrappesi per evitare che si rovesciasse durante il funzionamento.

 

Chattanooga vibrator

Chattanooga

A questo punto i dettagli si fanno un po’ vaghi, ma pare che la prima a realizzare un vibratore “miniaturizzato” ad alimentazione elettrica sia stata una donna. L’idea della signora Kellina Wilkinson colpì subito l’immaginazione del pubblico, tanto che si possono già vedere all’opera vibratori di questo tipo in brevi pellicole pornografiche risalenti ai primi anni del ‘900. Le attrici sembrano apprezzarli molto; i benpensanti invece dovettero essere di tutt’altra opinione, perché proprio questi filmini fecero scoppiare uno scandalo talmente grave da far sparire a lungo dalla circolazione ogni genere di apparecchio vibrante. Nessuna attività rispettabile voleva essere associata alla pornografia: né i commercianti di apparecchi elettrici, né tantomeno i medici, che fecero rapidamente sparire in soffitta quegli strumenti equivoci.

Le cose cambiarono ancora negli anni Cinquanta grazie all’arrivo di tre nuovi fenomeni: la disponibilità di batterie più piccole e affidabili; la diffusione di materiali plastici sicuri a basso costo, e soprattutto la derubricazione dell’isteria dai testi medici nel 1952. Dopo millenni di ipocrisia e pregiudizi cominciava finalmente a farsi strada l’idea “rivoluzionaria” dell’esistenza di una sessualità femminile indipendente dalle mere necessità procreative – completa di voglie, frustrazioni, conflitti e della possibilità di masturbarsi in santa pace, senza dover tirare in ballo improbabili implicazioni cliniche. Il resto, come si dice, è storia.

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