{"id":1969,"date":"2018-08-02T00:00:00","date_gmt":"2018-08-01T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ayzad.com\/2018\/08\/02\/come-diventare-stilisti-latex\/"},"modified":"2020-06-05T00:42:34","modified_gmt":"2020-06-04T22:42:34","slug":"come-diventare-stilisti-latex","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/come-diventare-stilisti-latex\/","title":{"rendered":"The compendium of rubber garment making \u2013 Come diventare stilisti (o filosofi) del latex"},"content":{"rendered":"

The compendium of rubber garment making<\/h3>\n

Catasta Charisma<\/em>
\nAutopubblicato<\/em>
\n\u00a3 60<\/em>
\n668 pagine<\/em>
\nLingua: Inglese<\/em>
\n@:\u00a0compralo online<\/a><\/p>\n

The compendium of rubber garment making<\/em> \u00e8 senza alcun dubbio il miglior libro mai scritto su come creare abiti di latex, ma anche molto altro. In effetti, copre anche argomenti quali la cura dei capi di lattice, la riparazione, il mercato della moda fetish, la storia del latex, la creativit\u00e0 nell\u2019abbigliamento, le tecnologie impiegate nel settore e tanti altri temi correlati. Si tratta chiaramente di un lavoro pieno di passione nei confronti del materiale e dell\u2019arte richiesta per realizzare quegli outfit meravigliosi su cui sbaviamo quando si aprono siti kinky o si partecipa a un fetish party vero e proprio (ai quali ovviamente \u00e8 dedicato un altro capitolo).<\/p>\n

Dal punto di vista tecnico, il libro vanta uno stile insolitamente curato e non sembra affatto una produzione indipendente. A dirla tutta, la qualit\u00e0 di produzione \u00e8 di gran lunga pi\u00f9 elevata di molti volumi commerciali \u2013 anche nella quantit\u00e0 pazzesca del supporto iconografico, con centinaia e centinaia di immagini che vanno dai cartamodelli alle foto delle sfilate dei capi finiti. Palesemente questo Compendium non \u00e8 per tutti, dato che la maggior parte delle sue 668 pagine contiene istruzioni pratiche per aspiranti stilisti del lattice\u2026 ma la parola che da sola lo descrive meglio \u00e8: meraviglioso.<\/p>\n

Peccato, quindi, che abbia anche un grandissimo difetto di fondo.<\/p>\n

Mi spiego meglio. Ci\u00f2 che intendo \u00e8 che \u00e8 chiaro che non ci siano molti artigiani del latex in circolazione, e che se si \u00e8 semplici aspiranti hobbisti basta sfogliare il libro per rendersi conto con ogni probabilit\u00e0 che realizzarsi un capo da soli sia di gran lunga troppo complicato, costoso e impegnativo per poter tentare l\u2019impresa. Pertanto, su questa semplice considerazione, pur con tutto il suo glorioso splendore questa pubblicazione \u00e8 sostanzialmente inutile. Eppure.<\/p>\n

Ben nascosto attorno a pagina 550, l\u00e0 dove il lettore medio ha probabilmente gi\u00e0 rinunciato da un pezzo a capirci qualcosa delle centinaia di arcane nozioni di sartoria fornite, si trova una sezione di una quarantina di pagine che vale da sola ben pi\u00f9 del prezzo dell\u2019intero libro. Un capitolo che, in tutta onest\u00e0, ritengo andrebbe ripubblicato e inserito in ogni risorsa cosiddetta kinky in circolazione per via dell\u2019immenso valore che ha per chiunque nutra una sessualit\u00e0 non-normativa.<\/p>\n

La sezione comincia con il resoconto estremamente sincero di come l\u2019autore Catasta Charisma<\/a> abbia sviluppato il suo feticismo per il latex, e di come ci\u00f2 abbia influenzato la sua vita. Come in un gran romanzo passa dall\u2019essere affascinante a spezzarti il cuore, da eccitante a trionfale\u2026 ma ci\u00f2 che pi\u00f9 colpisce \u00e8 quanto onesto sia sempre lo scrittore nel descrivere i propri tumulti emotivi. La vostra esperienza potr\u00e0 forse essere un po\u2019 diversa, ma sicuramente ritroverete la stessa sorpresa, confusione, paura, difficolt\u00e0 e accettazione che avete provato anche voi quando avete scoperto di essere un po\u2019 perversi. Gi\u00e0 il senso di riconoscimento che si prova sarebbe notevole, ma c\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9.<\/p>\n

L\u2019autore non si ferma infatti a raccontare se stesso, ma sfrutta intelligentemente la propria storia per analizzare il ruolo dei feticismi nel contesto della societ\u00e0 in generale. Da questo trae conclusioni molto interessanti \u2013 del tipo che legioni di psicologi e antropologi hanno disperatamente cercato di raggiungere senza successo. E poi, va detto, il capitolo si chiude derapando in territori speculativi non altrettanto stabili quanto il resto\u2026 ma arrivati a quel punto non ve ne fregher\u00e0 nulla.
\nEcco perch\u00e9 la recensione in s\u00e9 si pu\u00f2 ridurre a \u2018comprate immediatamente questo libro se vi piacciono gli abiti in latex\u2019, ma la parte pi\u00f9 interessante \u00e8 scoprire le idee di Catasta sulla vita kinky in generale. Che \u00e8 il motivo esatto per cui l\u2019ho intervistato.<\/p>\n

\"Catasta<\/em><\/p>\n

Ayzad – \u00a0Nel libro scrivi che \u2018Per qualche ragione insondabile farsi legare e sculacciare \u00e8 un desiderio personale pi\u00f9 facile da comprendere che la voglia di indossare materiali strani\u2019 \u2013 cosa su cui concordo pienamente. Ci puoi raccontare brevemente la storia di com\u2019\u00e8 nato questo tuo desiderio e come si \u00e8 sviluppato?<\/em><\/p>\n

Catasta \u2013 Per me la voglia di indossare gomma \u00e8 cominciata da molto piccolo, ma con un materiale differente. Verso i 5 o 6 anni stavo esplorando casa come fanno tanti bambini e ho incontrato il cassetto in cui mia mamma teneva le sue calze e i collant di nylon. Era un materiale strano che mi ha affascinato per come trasformava il mio aspetto quando per esempio vi infilavo la mano e creava membrane fra le mie dita, o per come cambiava il mondo se lo osservavo attraverso il tessuto, o ne modificava i suoni e gli odori \u2013 come comprimeva il corpo, e cos\u00ec via. Ero incappato per caso in un materiale che sembrava giocare con i sensi ma che era altrettanto affascinante per la capacit\u00e0 di allungarsi. Nel corso degli anni ci\u00f2 mi ha spinto a esplorare un sacco di tipi diversi di tessuti elastici, ma quello che mi ha attratto sempre \u00e8 la gomma.
\nCon la gomma mi sento intrigato da quanto sia solida, dal fatto che sia una pellicola anzich\u00e9 un tessuto intrecciato o annodato. Tuttavia la gomma sotto forma di capi da indossare mi era inaccessibile: si trattava solo di una sostanza pratica con cui fare elastici, suole di scarpe e cose del genere. Penso che verso l\u2019adolescenza la considerassi in qualche modo irraggiungibile. Sapevo che se ne facessero vestiti, ma non mi era facile poterci mettere le mani sopra. Non guadagnavo niente, vivevo troppo lontano dai posti dove li vendevano e in ogni caso ero troppo piccolo per poter andare in quel tipo di negozi! Ci\u00f2 me la faceva desiderare ancora di pi\u00f9.<\/p>\n

In pratica fino ai 21 anni quando sono partito per l\u2019universit\u00e0 l\u2019unico contatto che avevo avuto con capi di gomma era stato con la maschera antigas usata da mio nonno nella Seconda Guerra Mondiale. Era un oggetto stupefacente con cui esplorare il mondo, ma a parte quella e le cuffie da piscina finiva che usassi altri materiali elastici per imbozzolarmi da solo. Era una forma di bondage soft col nylon che mi faceva partire per mondi immaginari. Da bambino avevo gravi problemi di pronuncia, e questa cosa mi donava una gran calma dalla frustrazione generale del non essere in grado di comunicare con gli altri troppo bene.<\/p>\n

Penso che quando incontriamo la prima volta qualsiasi nuovo materiale lo esploriamo, scoprendo le sue caratteristiche da come fa reagire i nostri sensi. Dopo quella fase ho idea che passiamo a esplorare come il materiale si relazioni a spazi sempre pi\u00f9 grandi, dal nostro spazio personale alla casa, al giardino, al circondario e l\u2019ambiente che ci ha plasmati. Se abbiamo la piena libert\u00e0 di fare tutto ci\u00f2 il materiale assume un\u2019intera nuova gamma di potenziali, diviene un mezzo tramite cui sperimentare il mondo che ci circonda ed esprimerci nei suoi confronti. Tale libert\u00e0 in genere viene concessa solo a mezzi d\u2019espressione convenzionali. Ce l\u2019avevo quando dipingevo da professionista, ma non con i fogli di gomma con cui si fanno gli abiti di latex (che in sostanza sono poi solo una pellicola di pittura). Ho imparato presto che il mio gusto per i tessuti elastici non fosse convenzionale, o addrittura un tab\u00f9. Cos\u00ec appena ho avuto la possibilit\u00e0 di cominciare ad acquistare i miei primi capi di lattice non sono potuto andare molto oltre la stanza da letto. Mi ci sono voluti molti anni prima di concedergli di diventare visibile pi\u00f9 pubblicamente.<\/p>\n

Mi sa che nel corso di tutti quegli anni mi sono sforzato di scoprire quanto apertamente potessi indossare il lattice: metterlo ai concerti o al cinema, andarmi a fare passeggiate in campagna, viaggiarci in treno, fare la spesa al supermercato, roba del genere. Sentivo il bisogno bruciante di rendere il mio feticcio pi\u00f9 aperto e visibile. C\u2019era tuttavia qualcosa che non tornava, che non mi faceva stare tranquillo al 100% e penso che si trattasse in gran parte del fatto che il tipo di gomma che indossavo all\u2019epoca fosse molto evidentemente di un tipo molto privato, la classica tuta nera completa con harness e cappuccio. Era come se fossi appena spuntato da una camera di tortura. Suppongo sembrasse fuori contesto non perch\u00e9 fosse gomma, ma perch\u00e9 lo stile non era appropriato e faceva quindi allontanare il pubblico anzich\u00e9 concedergli di esserne incuriosito. Ci sono stati molti periodi di rifiuto in cui ho cercato di eliminare la gomma dalla mia vita, dando la colpa della mia attrazione a molte cose, ma \u2018sta cosa dell\u2019appropriatezza dello stile di lattice \u00e8 tornata circa dieci anni fa, quando un amico mi ha convinto a condividere con altri le mie esperienze coi tentativi di integrare la gomma nella vita quotidiana.<\/p>\n

Catasta Charisma \u00e8 nato in quel momento. Prima si trattava solo di una creatura gommosa e nera che rimbalzava davanti all\u2019obbiettivo di una videocamera su YouTube, ma si \u00e8 rapidamente evoluto prendendo forma e carattere che non avevo previsto. Catasta \u00e8 divenuto molto pi\u00f9 esuberante<\/a> nel tipo di abbigliamento: \u00e8 tutto incentrato sulla variet\u00e0 e sull\u2019apparire sempre al suo meglio. Nel giro di un paio d\u2019anni sono passato dall\u2019essere questo individuo solo e isolato che si chiedeva se il lattice avrebbe mai avuto un vero posto nella sua vita all\u2019apparire su un palco con Jean Bardot al Montreal Fetish Weekend, intrappolato dentro un apparecchio per il sottovuoto. Intanto indossavo gomma tutti i giorni, e di notte rispondevo alle domande di chi aveva problemi simili sull\u2019accettare il proprio feticismo.<\/p>\n

 <\/p>\n

Mi \u00e8 molto piaciuta l\u2019onest\u00e0 con cui hai raccontato tutto ci\u00f2 ancora pi\u00f9 in dettaglio nel libro, specie quando hai descritto i conflitti interiori che passano un po\u2019 tutti i feticisti quando imparano a gestire le proprie inclinazioni. Pi\u00f9 di tutto per\u00f2 ho apprezzato le tue conclusioni sul potere della stigmatizzazione\u2026 che si rivela essere pi\u00f9 che altro immaginario, alla fine. Ti va di condividere i tuoi pensieri su tutto ci\u00f2?<\/em><\/p>\n

\"UnFin da piccolissimo venivo scoperto dai miei genitori infilato dentro gli armadietti della cucina o appeso al bordo del letto dentro strati di calze di nylon. Era il tipo di comportamento che comprensibilmente li lasciava confusi e forse un po\u2019 spaventati. Mi chiedevano spiegazioni, ma naturalmente da bambino non sai dare risposte. Tutto ci\u00f2 che sapevo \u00e8 che il mio comportamento stimolava caos in famiglia. Anche se mi avevano scoperto in quelle condizioni solo poche volte, sono state abbastanza per farmi capire di non amarne le conseguenze, che i miei gusti verso questi strani tessuti fossero proprio inaccettabili. Eppure ne continuavo a essere attratto, mi interessavano, mi davano grande piacere bench\u00e9 dovessi prendere precauzioni e tenere tutto nascosto se avessi voluto continuare a godermeli. Per trent\u2019anni ho vissuto praticamente in segreto, pensando di non poter condividere con nessuno ci\u00f2 che mi piaceva perch\u00e9 era sbagliato. Per\u00f2 non poter portare il mio amore per la gomma al di fuori dell\u2019ambiente controllato della camera da letto significava non poterlo far sviluppare come dovuto nel mondo stesso, voleva dire non mettere in pratica il mio feticismo ma farsi plasmare dallo stigma di averne uno. Il feticcio, o meglio lo stigma, non mi faceva crescere come una persona sana. Amare la gomma non mi faceva sperimentare nulla se non odio per me stesso e il sentirmi inutile perch\u00e9 il mio amore veniva stigmatizzato.<\/p>\n

Il punto degli stigmi \u00e8 che di solito ci risultano invisibili. Possiamo arrivare a credere che sia il nostro feticismo a determinare come si esprime e comporta, che le pratiche derivino da ci\u00f2 che voglio fare col mio feticcio, ma la realt\u00e0 \u00e8 che il fetish viene governato dallo stigma \u2013 e limita le possibilit\u00e0 di cosa la persona possa fare con la propria passione. Nel mio caso mi aveva talmente travolto che ero arrivato a credere che tutti i miei problemi sociali derivassero dal latex e non dalla sua stigmatizzazione. Per me un feticcio \u00e8 solamente un mezzo poco convenzionale di esplorare se stessi, che pu\u00f2 far solo bene alla vita della persona e aiutarlo a trovarvi significati e potenzialmente scopi, ma che pu\u00f2 essere facilmente corrotto dalla diffidenza, prendere direzioni malsane che conducono a sprecare il proprio potenziale.<\/p>\n

Ci\u00f2 che desidera la maggior parte dei feticisti non \u00e8 necessariamente che i loro gusti vengano abbracciati apertamente dalla societ\u00e0, ma banalmente di essere liberati dallo stigma che temono di incontrare se mai dovessero rivelare i propri gusti. Una stigmatizzazione diretta si incontra di rado, ma solo perch\u00e9 ben pochi si mettono nelle condizioni di scatenarla \u2013 in sostanza quindi non \u00e8 nemmeno uno stigma reale ma la paura di incontrarlo. Tale terrore di se stessi congela la capacit\u00e0 di evolversi, di sviluppare il proprio feticcio\u00a0 perch\u00e9 si temono le ripercussioni del giudizio degli altri. E, reale o immaginario che sia questo timore, per la persona esiste concretamente. Non voglio dire che sia paranoia perch\u00e9 \u00e8 pur vero che chiunque pu\u00f2 venire perseguitato per la propria differenza indipendentemente dalla forma che prende, ma certo la paura pu\u00f2 impedirci di vedere la possibilit\u00e0 di proclamare serenamente il nostro amore, al punto di non dichiararlo mai a volte nemmeno a noi stessi.<\/p>\n

 <\/p>\n

Il mondo in generale pu\u00f2 imparare qualcosa dal percorso di crescita personale tramite l\u2019autoaccettazione che \u00e8 tipico dei feticisti?<\/em><\/p>\n

Domanda difficile. Tutti abbiamo un qualcosina di cui ci vergogniamo, qualcosa che altri ci hanno detto di trovare inaccettabile. Potrebbe trattarsi di qualunque cosa: il colore della pelle, il genere, la sessualit\u00e0, l\u2019et\u00e0, il lavoro, la religione, il nostro stato sociale, la dieta, la forma del naso o la preferenza verso indossare il liquido coagulato che viene da un determinato albero. Abbiamo tutti tante cose per cui gli altri sentono il bisogno di umiliarci, ostracizzarci, metterci in mostra come sbagliati, farci credere che ci\u00f2 che ci definisce sia una maledizione. Lo abbiamo sperimentato tutti. Poi alcune persone capita che lo sperimentino tutti i giorni perch\u00e9 non possono per esempio nascondere il colore della propria pelle, mentre altri dopo una o due volte che ci sono passati capiscono di dover temere l\u2019esperienza e imparano a tener nascoste le proprie caratteristiche. Penso che chiunque abbia passato la vita a sentirsi dire di essere o avere un problema diventi molto sensibile alle ragioni dei pregiudizi altrui. Certa gente tende proprio a giudicare al volo gli altri, ma ho imparato che quasi tutti riescono a comprendere almeno un po\u2019 queste stranezze, perch\u00e9 anche loro sono stati a un certo punto criticati per scemenze quali essersi tinti i capelli o i vestiti che indossavano, per l\u2019avere un tatuaggio o un piercing, o non avere l\u2019ultimo modello di cellulare. A volte si pu\u00f2 far notare questa ipocrisia, perch\u00e9 pare che nella maggior parte dei casi non ci rendiamo nemmeno conto di insultare gli altri anche se ci offendiamo per un nonnulla.<\/p>\n

Insomma, non credo che i feticismi conducano a una crescita personale maggiore di qualsiasi altro tipo di stigma sociale. Tolleranza e comprensione possono risultare difficili. Tuttavia ritengo che i feticisti possano imparare molto su come accettarsi e superare gli stigmi guardando come si sono comportate altre persone perseguitate.<\/p>\n

\"Un<\/p>\n

D\u2019accordo. Ma che mi dici dei non troppo rari feticisti con problemi mentali in circolazione? Hai scritto spesso che i feticci sono strumenti per esplorare il mondo \u2013 ma non tutti hanno la capacit\u00e0 di gestire quegli strumenti, o di trarre lezioni positive dalle loro esplorazioni.<\/em><\/p>\n

Credo che il problema pi\u00f9 grande sia che le persone non si sentano libere di avere l\u2019opportunit\u00e0 di esplorare apertamente e compiutamente i propri feticci. Immagina di avere un feticismo per gli oggetti sferici che rimbalzano ma la societ\u00e0 ti abbia dato l\u2019impressione che dichiarando tale desiderio verrai deriso e bullizzato. La tua esplorazione di ci\u00f2 che puoi fare con quella palla potr\u00e0 arrivare solo fino a un certo punto. I sogni di calciarla in compagnia di altri non sono altro che fantasie. Ritrovandosi a passare tutta la vita tenendo nascosta questa attivit\u00e0 vergognosa per timore di ripercussioni \u00e8 facile che tu finisca per dare alla palla la colpa di essere la fonte di tutte le tue frustrazioni, trasformandola nel centro di ci\u00f2 che ami che di ci\u00f2 che odi per come ti ha marchiato. Sappiamo che tali associazioni negative non sono vere e che la palla, cio\u00e8 il feticcio in s\u00e9, non ha colpe, ma puoi comunque provare risentimento verso di esso anche perch\u00e9 non ci sono alternative possibili. Anche se si presentassero, quando ti ritrovi a non poterne pi\u00f9 del tuo desiderio e di avere bisogno di terapia, tutto ruota ancora attorno all\u2019effetto del feticcio sulla tua vita anzich\u00e9 sullo stigma. Magari vai da un dottore per farti curare dall\u2019attrazione che provi per la gomma\u2026 ma il problema \u00e8 l\u2019attrazione o la paura delle reazioni delle altre persone a quell\u2019attrazione? Cosa \u00e8 che ha trasformato il feticismo in una fonte di tormento? \u00c8 raro che i feticismi vengano percepiti allo stesso modo di altri fattori per cui si pu\u00f2 subire discriminazioni. Sono tanti quelli che dichiarano di non essere orgogliosi dei propri desideri fetish, e di solito si isolano in disparte, lasciando che la stigmatizzazione implicita e velata detti come debbano vivere le loro passioni. Passare tutta la vita da soli, a calciare un pallone contro il muro! Non \u00e8 che manchino della capacit\u00e0 di fare altro, ma si sentono limitati nell\u2019espandere le proprie abilti\u00e0 Penso che un sacco di problemi derivi dal non saper come fare quel primo passo verso un mondo pi\u00f9 ampio. Quando ci si dichiara pi\u00f9 pubblicamente, non potete aspettarvi di ottenere una reazione positiva se vi presentate come il peggior stereotipo da incubo, con tubi che spuntano da orifizi improbabili! Se per\u00f2 il vostro genere \u00e8 quello, ricordate che \u00e8 il vostro <\/em>e non il loro. Non portate confusione, paura, preoccupazioni e ansia nella vita di gente che ne ha gi\u00e0 in abbondanza, ma mostrate semmai loro la magia, quando spettacolare e fantastico possa essere il vostro feticcio. Non tirate loro il pallone in faccia aspettandovi che ne siano felici, ma stupiteli con la capacit\u00e0 da giocolieri che avete sviluppato in tanti anni di palleggi in isolamento! Quando vi trovate alla luce, davanti allo sguardo del pubblico, sbocciate come fiori: per scatenarvi nel terriccio potete farlo in privato.<\/p>\n

 <\/p>\n

Se guardo gli standard sociali di oggi riconosco a malapena l\u2019attitudine nei confronti del sesso insolito rispetto a quella che vigeva quando ho cominciato la mia esplorazione trent\u2019anni fa. Sotto quell\u2019aspetto le cose sono cambiate nettamente per il meglio, eppure c\u2019\u00e8 qualcosa che non torna. Quando hai analizzato la questione hai concluso che i feticci vengono disattivati nel momento in cui vengono assimilati dal consumismo: una volta che un feticcio pu\u00f2 essere inscatolato, prezzato e messo in vendita \u00e8 come se perdesse il suo potere. Me ne parli meglio? Ci stiamo spostando in un\u2019era non “feticciabile”?<\/em><\/p>\n

Non \u00e8 tanto che il feticcio perda potere, quanto che avvenga uno scambio di potere rispetto a chi sia la persona cui viene rivolto, che non \u00e8 pi\u00f9 il bersaglio pi\u00f9 ovvio \u2013 tipo oggetti di gomma per i feticisti della gomma. Tutti i beni di consumo sono feticci. Ogni oggetto, dall\u2019assicurazione sulla casa all\u2019auto che guidiamo, non ha altro valore se non quello che gli attribuiamo o che ci viene detto che abbia. Quando ci si sente elettrizzati dall\u2019acquistare una tuta di latex, la sensazione \u00e8 la stessa che si prova comprando qualsiasi altra cosa. Quel che cambia \u00e8 la sua intensit\u00e0, che varia a seconda di quanto ci sentiamo obbligati all\u2019acquisto: minore per ci\u00f2 che serve a sopravvivere, e maggiore per quelle cose di cui sentiamo di non avere necessit\u00e0 ma desideriamo comunque. Sentirsi borghesi \u00e8 sempre pi\u00f9 eccitante che sentirsi dei poveracci. Penso che molte persone che comprano cose che consideriamo tipicamente feticistiche non lo facciano per un vero feticismo tipo il desiderio di indossare roba di gomma, ma per via di altre connotazioni del prodotto, per tutto il lato oscuro e tab\u00f9 che \u00e8 poi quello che viene rinforzato dalle esperienze stigmatizzate dei veri feticisti. Si compra il prodotto non per il desiderio di fruirne, ma per voler essere associati alle sue caratteristiche. I prodotti fetish quindi si possono vendere a persone non feticiste ma che sentono di poter trarre qualche vantaggio dall\u2019essere percepite in quella chiave. Che poi magari \u00e8 un fetish a sua volta!<\/p>\n

 <\/p>\n

Parlando del tuo libro in generale, basta sfogliarlo velocemente per rendersi conto che i tuoi capi siano immensamente pi\u00f9 colorati e unici di quelli normalmente associati al concetto di \u2018latex fetish\u2019. Perch\u00e9 pensi che ci sia cos\u00ec poca creativit\u00e0 in questo campo?<\/em><\/p>\n

\u00c8 rara semplicemente perch\u00e9 la maggior parte delle cose che faccio non pu\u00f2 essere prodotta industrialmente, e ha un mercato molto piccolo. Quando creo qualcosa di lattice non considero mai il valore commerciale del pezzo. Oh, so esattamente quanto mi sia costato produrlo, ma \u00e8 un costo che non viene mai pianificato a monte perch\u00e9 se dipendesse da me non venderei mai nulla di ci\u00f2 che faccio. Prendiamo per esempio questo cappotto che ho finito da poco: chi lo guarda pensa che costi tipo duemila sterline e magari ha anche ragione, ma la verit\u00e0 \u00e8 che a me \u00e8 costato solo quanto la colla che ho usato per mettere insieme i ritagli scartati da altri progetti. Tuttavia \u00e8 un pezzo unico, quindi non pu\u00f2 essere riprodotto e le imprese commerciali hanno bisogno di oggetti ripetibili. Fortuna che sono un \u201cgommista\u201d, non un ragioniere, e il mio rapporto con gli oggetti \u00e8 guidato dal desiderio di esplorare il mio mondo attraverso il lattice e non da bisogni finanziari. Quando creo vengo mosso dalla voglia di vedere se qualcuna delle visioni folli che ho per gli outfit possa essere davvero realizzata, non dalle bollette da pagare.<\/p>\n

I capi di lattice classici sono relativamente semplici. Al di l\u00e0 di farli cadere bene, che \u00e8 una cosa che pu\u00f2 fare qualsiasi modista con dimestichezza coi cartamodelli, \u00e8 semplice nel senso che la gran parte di essi cerca solo di ottenere una silhouette pi\u00f9 lineare possibile. Una volta che sai come realizzare quel tipo di capi, come amante del lattice non puoi che cominciare a pensare a cos\u2019altro sia possibile. Maneggiare e manipolare la gomma d\u00e0 lo stesso batticuore di indossarla e giocarci, e come avrai intuito sono sempre alla ricerca di nuove scoperte ed espansioni di dove possa portare il mio fetish. Voglio celebrare il mio amore per questo materiale.<\/p>\n

\"Insecticon\"<\/p>\n

Un altro aspetto molto evidente \u00e8 che, pur con l\u2019immensa mole di informazioni dettagliate che offri nel libro, solo una persona completamente ossessionata potrebbe mai tentare di realizzare da sola una creazione di latex come hobby. Al confronto di altri passatempi la complessit\u00e0 \u00e8 semplicemente troppa, per non parlare della manualit\u00e0 richiesta. Ti do l\u2019occasione di confessarti: hai scritto il Compendio solo per spaventare la gente e far loro rispettare chi lavora col latex, vero?<\/em><\/p>\n

Nello scrivere il libro la mia pi\u00f9 grande preoccupazione era che potesse spaventare. La pura quantit\u00e0 di informazioni, e la natura in parte complessa di alcuni capi d\u2019abbigliamento che creo possono apparire insormontabili. Tuttavia il mio intento \u00e8 stato di trasmettere ad altri le nozioni che avrei tanto voluto avere io quando ho cominciato. In fondo ho cominciato questo lavoro solo nell\u2019ottobre del 2013: prima di allora la gomma la indossavo solamente. Mi piace crearmi outfit personali combinando pezzi acquistati da vari marchi, ma in questo modo si pu\u00f2 arrivare solo fino a un certo punto. Ho provato anche a disegnare abiti da far realizzare ad altri studi, ma la cosa si \u00e8 rivelata troppo costosa. Cos\u00ec per mettere in pace la mia grande immaginazione e il mio piccolo portafogli ho deciso di provare a far tutto da solo. Sono partito da una base di numerosi progetti artistici e manuali: avevo gi\u00e0 realizzato un sacco di cose e alcune procedure imparate in un dato ambito si possono trasferire su altre pratiche. Quando costruisci una casa ti serve un progetto, e quando fai un abito servono i cartamodelli. Pi\u00f9 che far rispettare gli stilisti del lattice vorrei che la gente avesse gli strumenti per apprezzare tutto il lavoro che c\u2019\u00e8 dietro ogni capo. Inoltre spero che qualcuno possa farsi ispirare dai miei disegni e capire che \u00e8 tutto possibile, che non bisogna limitarsi e che quando viene voglia di sperimentare il Compendio pu\u00f2 mettere a disposizione quel qualcosa in grado di ricordare che ogni sogno pu\u00f2 diventare realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

The compendium of rubber garment making Catasta Charisma Autopubblicato \u00a3 60 668 pagine Lingua: Inglese @:\u00a0compralo online The compendium of rubber garment making \u00e8 senza alcun dubbio il miglior libro mai scritto su come creare abiti di latex, ma anche molto altro. 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