{"id":1963,"date":"2017-06-29T00:00:00","date_gmt":"2017-06-28T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ayzad.com\/2017\/06\/29\/techniques-of-pleasure\/"},"modified":"2020-04-25T19:41:55","modified_gmt":"2020-04-25T17:41:55","slug":"techniques-of-pleasure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/techniques-of-pleasure\/","title":{"rendered":"Techniques of pleasure – Ricerca discutibile, ma grandi intuizioni"},"content":{"rendered":"

Techniques of Pleasure – BDSM and the Circuits of Sexuality<\/h3>\n

Margot Weiss<\/em>
\nDuke University Press<\/em>
\n\u20ac29<\/em>
\n336 pagine<\/em>
\nLingua: Inglese<\/em>
\nASIN: B016N54Z42<\/em>
\n@:\u00a0compralo online<\/a><\/p>\n

Ci sono casi in cui bisognerebbe essere abbastanza furbi da cogliere i segnali di quando qualcosa non va per il verso giusto \u2013 specie se questi segnali ti prendono a schiaffi in faccia per mesi. Per esempio: di norma sono un lettore piuttosto veloce, che divora libri nell\u2019arco di pochi giorni, eppure per finire Techniques of pleasure \u2013 BDSM and the circuits of sexuality<\/a><\/em> mi ci sono voluti quasi due anni. \u00c8 stata una di quelle robe in cui racconti a tutti quant\u2019\u00e8 fico il libro che stai leggendo, ma\u2026 in qualche modo non digerisci mai pi\u00f9 di una decina di pagine per volta, e finisci col dedicarti nel frattempo a un sacco di altri testi pi\u00f9 accessibili<\/a>. A ogni modo finalmente sono arrivato in fondo. Dopo 336 pagine e molti ragionamenti, credo sia giunto il momento di presentarvi il tomo di Margot Weiss, che merita senz\u2019altro un posto sulle librerie di chiunque sia almeno un po\u2019 interessato a capire cosa sia il BDSM. Basta che non diciate che non vi avevo avvertiti su quanto fosse pesante, ok?<\/p>\n

Al momento di scriverlo, la signora Weiss era assistente di Antropologia e Studi Americani alla Wesleyan University, e state tranquilli che non vi conceder\u00e0 di dimenticarlo nemmeno per un secondo mentre leggete il suo lavoro. In due parole, Techniques of pleasure \u00e8 la sua esplorazione etnografica della scena BDSM di San Francisco all\u2019inizio degli anni 2000, analizzata attraverso una spessa lente di accademia e pensiero critico. Ci\u00f2 ha lati positivi e negativi. Sul primo fronte permette infatti ai lettori di percepire il mondo dell\u2019eros estremo tramite una prospettiva nuova, lontana dalle solite narrative stereotipate di \u00absono tutti dei fighissimi esploratori\u00bb e \u00absono solo dei pazzi\u00bb; d\u2019altro canto per\u00f2 si riferisce a un gruppo di zozzoni molto limitato e insolito, e l\u2019autrice sembra fare resistenza attiva contro qualsiasi interpretazione non corrisponda alla sua visione assai teorica delle sessualit\u00e0 insolite. Cos\u00ec, bench\u00e9 il libro abbia vinto qualche premio (anch\u2019esso molto autoreferenziale, per\u00f2), non mi sentirei di valutarlo come una ricerca valida. Il che non vuol dire tuttavia che manchi di intuizioni eccezionali.<\/p>\n

Il titolo dell\u2019opera si riferisce all\u2019idea che il BDSM sia un ambito estremamente tecnico, decisamente lontano dalla spontaneit\u00e0 del sesso vanilla e pertanto interessante da investigare alla ricerca dei significati pi\u00f9 profondi di comportamenti tanto complessi \u2013 o \u2018circuiti\u2019, come li chiama l\u2019autrice. La sua conclusione \u00e8 che lo stato attuale dell\u2019eros estremo non sia altro che la riduzione consumistica di una critica sociale da tempo sterilizzata e resa innocua fino a essere divenuta un club per bianchi ricchi i cui passatempi riflettono \u2013 spesso inconsapevolmente \u2013 le banali regole sociali, problematiche e traumi che affliggono pure la societ\u00e0 \u201cnormale\u201d da cui si ritiene orgogliosamente separato. La Weiss sembra particolarmente irritata dalla poca voglia dei suoi soggetti di ricerca nel voler convertire la sessualit\u00e0 in performance politiche contro, per dire, la gentrificazione del quartiere gay di San Francisco o l\u2019accettazione della schiavit\u00f9 nella storia nordamericana. \u00c8 un atteggiamento che posso ben capire<\/a>, ma che appare piuttosto buffo quando ci si rende conto che tutte queste idee si basano sull\u2019osservazione di un campione di umanit\u00e0 molto piccolo. Offendersi tanto con la cultura BDSM in generale per via delle \u2018onnipresenti aste di schiavi per raccogliere fondi\u2019 quando si tratta (trattava?) solo di un fenomeno caratteristico di certi Stati Uniti, per esempio, sottolinea questo problema \u2013 specialmente quando la Weiss si mostra orgogliosa di rifiutare i ripetuti chiarimenti dei soggetti su come in quel contesto le parole \u2018padrone\u2019 e \u2018schiavo\u2019 davvero non c\u2019entrino niente con le piantagioni di cotone.<\/p>\n

Stabilito ci\u00f2, sono comunque convinto che aprirsi alle critiche provenienti dal mondo esterno farebbe solo un gran bene allo status quo ultraripetitivo e autoreferenziale della scena kinky. Durante la lettura di Techniques of Pleasure, per esempio, ho preso appunti ogni volta che mi sono imbattuto in una \u201cnuova\u201d prospettiva sulla cultura erotica nella quale sono cos\u00ec abituato a vivere che potrei involontariamente non valutare pi\u00f9 in modo obiettivo. Non sono sempre d\u2019accordo con queste interpretazioni, ma eccole comunque in ordine sparso:<\/p>\n