{"id":18534,"date":"2024-09-18T12:58:01","date_gmt":"2024-09-18T10:58:01","guid":{"rendered":"https:\/\/ayzad.com\/?p=18534"},"modified":"2024-09-18T12:58:01","modified_gmt":"2024-09-18T10:58:01","slug":"kink-e-neurodivergenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/kink-e-neurodivergenze\/","title":{"rendered":"Kink e neurodivergenze \u2013 Intervista con Rodolfo Pessina"},"content":{"rendered":"
Avete avuto anche voi l\u2019impressione che ultimamente nella kinkysfera stiano spuntando un po\u2019 tante diagnosi di ADHD, autismo, OCD, plusdotazione (no, non di quel <\/em>tipo\u2026) e cos\u00ec via? Sicuramente la causa \u00e8 anche la maggiore attenzione dedicata di recente alla salute mentale, ma quando la frequenza dei casi raggiunge livelli cos\u00ec elevati arriva il momento di capirne di pi\u00f9. Per farlo mi sono rivolto al nome pi\u00f9 gettonato in questo campo: ecco la nostra chiacchierata.<\/p>\n \u00a0<\/em>\u00a0<\/em><\/p>\n \u00a0<\/em><\/p>\n Ciao! Quando ho cominciato a informarmi sul tema delle neurodivergenze nell’ambiente kinky ho incontrato spesso il tuo nome, ed eccomi qua. Ma… chi sei?<\/strong><\/p>\n Ciao! Mi chiamo Rodolfo Pessina, sono una persona queer, poliamorosa e kinky e sono un medico chirurgo. Utilizzo il pronome maschile\/neutro; lavoro come psichiatra e sessuologo clinico, con una particolare attenzione nei confronti delle persone appartenenti a gruppi minoritari (persone queer, BIPOC<\/a>, con disabilit\u00e0 e neurodivergenze). Sono un attivista per le minoranze e faccio divulgazione su tematiche di salute mentale e sessuale inclusiva su Instagram<\/a>. Il mio scopo \u00e8 anche mostrare il lato umano della figura del medico e dello psichiatra, parte attiva della comunit\u00e0 curante, con una vita oltre il camice – o anche senza camice, con solo un harness addosso. Promuovo il concetto di un professionista soprattutto attento all\u2019inclusivit\u00e0, o meglio alla convivenza delle diversit\u00e0 e all\u2019intersezione delle molteplici identit\u00e0 del singolo individuo nella pratica clinica.<\/p>\n <\/p>\n Allora sei proprio la persona giusta con cui affrontare un argomento che ho l\u2019impressione venga trattato spesso, ma con grande superficialit\u00e0. Partiamo dall’inizio: negli ultimi anni l’attenzione verso le neurodivergenze \u00e8 molto aumentata sia sui vecchi media che, soprattutto, sui social network – e questo suppongo sia un bene. Tuttavia, ho notato anche un aumento vertiginoso di persone diagnosticate autistiche, <\/strong>ADHD<\/strong><\/a> e via dicendo. Non \u00e8 che avranno ragione quelli che sostengono che si tratti di una moda, o di un complotto di medici a caccia di clienti?<\/strong><\/p>\n Forse sarebbe il caso di iniziare spiegando cosa sono le neurodivergenze.<\/p>\n \u2018Neurodivergenza\u2019 \u00e8 un termine ombrello di origine non medica, ma sociale e di attivismo, che racchiude tutte le differenze dalla norma statistica delle diverse funzioni cerebrali e neurologiche – come possono essere il movimento, la memoria o l\u2019attenzione. Molto spesso questo termine viene usato, in modo limitato, per indicare condizioni congenite o acquisite precocemente come spettro autistico<\/a>, disturbi da deficit dell\u2019attenzione e iperattivit\u00e0, disturbi specifici dell\u2019apprendimento o sindrome di Tourette.<\/p>\n In medicina queste condizioni sono chiamate \u2018disturbi del neurosviluppo\u2019 che, ricordo, non<\/em> sono sinonimo di neurodivergenza, perch\u00e9 quest\u2019ultima tecnicamente si riferisce a qualsiasi deviazione di funzionamento cerebrale rispetto alla norma statistica. In questa definizione cos\u00ec ampia possono rientrare persone che hanno subito un trauma cranico, hanno una qualche forma di epilessia, un tumore cerebrale o, addirittura, persone con patologie psichiche di pi\u00f9 larga diffusione come disturbi d\u2019ansia, depressione o disturbi di personalit\u00e0.<\/p>\n Negli ultimi anni si \u00e8 assistito indubbiamente a un forte aumento nell\u2019attenzione mediatica sulle neurodivergenze – non solo in et\u00e0 evolutiva, ma anche del peso che queste condizioni, se non attenzionate, possono avere sulla vita adulta. Di conseguenza abbiamo potuto anche osservare pi\u00f9 diagnosi e centri diagnostici dedicati. Complici di questo fenomeno sono stati senza dubbio il lockdown del 2020 e la diffusione di contenuti sul tema tramite social network come Instagram<\/em><\/a> e TikTok<\/em>.<\/p>\n Non conosciamo ancora precisamente l\u2019impatto dell\u2019isolamento del COVID-19<\/a> sulle vite di tutt\u0259, ma senza dubbio \u00e8 stato affrontato in modi molto differenti. Se per la maggior parte delle persone il lockdown ha rappresentato un periodo nero e di forte distress psichico a causa dell\u2019isolamento sociale, molt\u0259 altr\u0259 si sono accort\u0259 di sentirsi a proprio agio in un contesto di minori richieste sociali. Questo ha evidenziato come in termini di \u201cenergie sociali\u201d non tutte le persone funzionino allo stesso modo e possano potenzialmente rientrare in quella che \u00e8 una neurodivergenza. Inoltre, l\u2019attuale possibilit\u00e0 di accedere a contenuti di salute non solo da parte di professionist\u0259 sanitari\u0259, ma anche di persone che vivono diverse condizioni, ha dato modo a una popolazione prima sommersa – come quella che vive giornalmente con ADHD e spettro autistico – di potersi far conoscere e di comunicare il suo modo di vivere con le difficolt\u00e0 legate all\u2019interfacciarsi con una societ\u00e0 neurotipica.<\/p>\n Senza dubbio \u00e8 anche vero che molt\u0259 professionist\u0259 hanno approfittato del periodo per allargare il proprio bacino di clientela, spesso offrendo percorsi diagnostici \u201crapidi e a prezzi calmierati\u201d che per\u00f2 non presentano standard di qualit\u00e0 o valutazioni approfondite dei reali bisogni di chi si presenta in consultazione. Inoltre, diversi percorsi \u201cpr\u00eat-\u00e0-porter\u201d per la diagnosi non forniscono poi alla persona psicoeducazione e coaching rispetto alla neurodivergenza, o non indirizzano il paziente alle successive possibilit\u00e0 di supporto sia di stampo terapeutico (anche farmacologico) che assistenziale.<\/p>\n Questo fenomeno si \u00e8 anche accompagnato a una divulgazione estremamente approssimativa e \u201ccatchy\u201d sui social network, che per\u00f2 ha lanciato una serie di messaggi superficiali e male interpretabili senza permettere di approfondire questi temi. Per esempio: a quante persone \u00e8 venuto il dubbio che \u00abin fondo tutt\u0259 siamo un po\u2019 autistic\u0259\/ADHD\u00bb e che quindi non ci dobbiamo occupare del problema? Se da un lato questa grande diffusione mediatica ha favorito l\u2019autoidentificazione di molte persone in una condizione di divergenza – aspetto che ritengo positivo, soprattutto se seguito poi da un percorso di diagnosi con professionist\u0259 format\u0259 – dall\u2019altro non sempre \u00e8 stata seguita dalla divulgazione di contenuti in linea con le evidenze scientifiche e i principi di deontologia professionale.<\/p>\n Voglio comunque sottolineare l\u2019importanza di poter finalmente parlare di neurodivergenza sui social media, perch\u00e9 molt\u0259 collegh\u0259 e pazienti hanno finalmente trovato risposta a diverse annose questioni della loro vita e hanno iniziato a chiedere percorsi di formazione e di diagnosi in merito nel nostro paese.<\/p>\n <\/p>\n L’altra osservazione da cui vorrei cominciare \u00e8 l’incidenza davvero difficile da ignorare di presenze neurodivergenti nel mondo kinky. A un aperitivo <\/strong>poliamoroso<\/strong><\/a>, un party queer o un corso di bondage si incontrano decisamente pi\u00f9 casi che in altri contesti. A cosa attribuiresti questo fenomeno?<\/strong><\/p>\n Rodolfo Pessina<\/p><\/div>\n Pi\u00f9 che di semplice \u201cmondo kinky\u201d parlerei in generale di una maggiore esplorazione e apertura affettiva, relazionale e sessuale delle persone neurodivergenti, che in alcuni casi si estende all\u2019identit\u00e0 in termini di orientamento, genere ed espressione\/ruolo. Basti pensare alla forte correlazione che si osserva tra neurodivergenza e identit\u00e0 di genere non conformi – come trans e non binarie – od orientamenti sessuali insoliti quali lo spettro dell\u2019asessualit\u00e0. Questo rapporto pu\u00f2 essere spiegato attraverso la definizione stessa di neurodivergenza: se la mia mente tende a funzionare in maniera \u201cnon convenzionale\u201d, quanto mi possono stare stretti degli standard imposti dalla societ\u00e0 quando mi trovo a fare sesso o a scegliere la mia rete affettiva?<\/p>\n Molte convenzioni a livello affettivo-relazionale e sessuale risultano essere non solo ostiche per l\u2019adattamento di una persona neurodivergente, ma, in alcuni casi, anche \u201cprive di senso logico\u201d.<\/p>\n Inoltre sappiamo che non serve essere una persona neurodivergente per decostruire standard imposti come sessismo, binarismo in tutte le sue forme, etero-mono-amatonormativit\u00e0. Per una persona neurodivergente per\u00f2 questo lavoro di decostruzione inizia molto pi\u00f9 precocemente rispetto a una persona neurotipica perch\u00e9 – per usare le parole di tant\u0259 pazienti – fin dai primi anni di vita molt\u0259 si sono sentit\u0259 \u00abstran\u0259, divers\u0259, senza un posto nel mondo\u00bb anche solo per il proprio modo di interagire e relazionarsi con altr\u0259. Riassumendo, le persone neurodivergenti possono percepire le norme sociali e di interazione in modi differenti, ed essere pi\u00f9 attratte da pratiche sessuali che possono sembrare meno convenzionali. Queste sessualit\u00e0 alternative spesso prioritizzano consensualit\u00e0 e sicurezza, e possono fare sentire questi soggetti pi\u00f9 a loro agio nell’esprimere i propri desideri e limiti.<\/p>\n Inoltre in molti casi la neurodivergenza si accompagna a patologie che ostacolano un \u201csesso tradizionale\u201d, come endometriosi, vulvodinia, fibromialgia o anche solo a una percezione sensoriale differente. Qui i kink andando oltre il semplice concetto di sesso come atto penetrativo permettono a persone neurodivergenti di vivere una dimensione giocosa e ludica, magari anche staccata da un concetto di attrazione sessuale \u2013 che \u00e8 un aspetto importante anche per coloro che si riconoscono in orientamenti quali esempio asessualit\u00e0 e greysessualit\u00e0.<\/p>\n Infine molti individui che si identificano come neurodivergenti possono trovare un senso di appartenenza e accettazione all’interno di comunit\u00e0 kink o non monogame, perch\u00e9 questi ambienti possono offrire opportunit\u00e0 per esplorare la propria sessualit\u00e0 in modi che si sentono pi\u00f9 autentici e liberatori, o anche attraverso regole ben precise che trasmettono sicurezza quali il principio dell\u2019SSC<\/a>, in un contesto che valorizza la comunicazione aperta, libera da stereotipi o pregiudizi su \u201ccosa il sesso e la relazione dovrebbero essere\u201d.<\/p>\n <\/p>\n Prima di andare avanti vorrei prevenire una possibile critica chiedendoti se queste osservazioni sono supportate da dati scientifici.<\/strong><\/p>\n Certo! La letteratura \u00e8 ancora limitata, ma negli ultimi anni ci sono state diverse pubblicazioni nell\u2019ambito psico-sessuologico accademico e in ambito di ricerche community-based, cio\u00e8 svolte all\u2019interno della stessa comunit\u00e0 neurodivergente, queer, poly e\/o kinky.<\/p>\n Ecco una selezione da cui cominciare:<\/p>\n <\/p>\n Grazie. Affrontiamo allora una questione antipatica che era emersa anche in <\/strong>una conversazione con il kink coach autistico John Pendal<\/strong><\/a>. In sostanza, si diceva che la schematicit\u00e0 e l’accoglienza delle diversit\u00e0 nel mondo kinky tendessero ad attrarre persone neurodivergenti\u2026 ma anche che a volte queste ultime se ne approfittino, trasformando una sacrosanta inclusivit\u00e0 nella loro scusa per imporre comportamenti giudicanti proprio verso chi ha interiorizzato l’assenza di giudizio.<\/strong><\/p>\n Credo che la si possa vedere cos\u00ec: non \u00e8 detto che far parte di una minoranza invisibile od ostracizzata renda immuni dal giudicare o discriminare, e anche le persone neurodivergenti possono ricadere in meccanismi di categorizzazione, stereotipizzazione o di giudizio\/pregiudizio nei confronti di altr\u0259. Parlando di persone disabili, Marina Cuollo<\/a> osserva che si pu\u00f2 essere allo stesso tempo disabil\u0259 e stronz\u0259. A mio parere questo ci rende semplicemente persone, soggette ai meccanismi automatici della psicologia sociale che possono essere controbattuti solo fino a un certo punto dallo sforzo cosciente verso il rispetto reciproco delle differenze.<\/p>\n Dobbiamo imparare a non generalizzare e a vedere il singolo particolare: anche se hanno decostruito una serie di principi, non tutte le persone – neurodivergenti o neurotipiche che siano – si comporteranno nel medesimo modo. Per questo credo sia importante che le varie comunit\u00e0 incentrate sulle sessualit\u00e0 alternative accolgano le persone neurodivergenti e il loro vissuto cercando di entrare in dialogo, rispetto e convivenza delle differenze, anzich\u00e9 puntare solo alla semplice inclusione. Visto quanto si parla di inclusivit\u00e0 sui social sembra paradossale, ma come dice la linguista Vera Gheno<\/a>, \u2018inclusivit\u00e0\u2019 significa che un gruppo maggioritario dalla sua posizione di privilegio \u201caccetta\u201d la presenza di un gruppo minoritario e lo assimila. Ma questo stesso processo pu\u00f2 essere poi messo in atto al contrario, dal gruppo minoritario, senza che tuttavia si osservi un abbandono delle dinamiche di potere e forze in gioco. Per questo oggi si dovrebbe pi\u00f9 propriamente parlare di \u2018convivenza delle differenze\u2019, valorizzando il punto di vista di tutti i membri della comunit\u00e0 siano ess\u0259 persone kinky, vanilla, poly, monogame, queer, cishet, neurotipiche o neurodivergenti.<\/p>\n <\/p>\n E tu come pensi si evolver\u00e0 questo percorso verso la neurodiversit\u00e0? Di cosa c’\u00e8 bisogno per raggiungere una convivenza ideale per tutt\u0259?<\/strong><\/p>\n Amo molto il termine \u2018neurodiversit\u00e0\u2019 perch\u00e9 racchiude tutt\u0259, persone neurotipiche e divergenti, mostrando come vi sia un continuum fluido e sereno nel funzionamento neuropsicologico della popolazione generale, e non una semplice spaccatura tra \u201cnormale\/anormale; sano\/malato\u201d. Credo che i media dovrebbero spingerlo anche pi\u00f9 di \u2018neurodivergenza\u2019, perch\u00e9 sottolinea il vero obiettivo per cui si parla tanto di queste condizioni – cio\u00e8 rendersi conto, dare spazio ed esaltare la diversit\u00e0 che pervade la societ\u00e0 umana come forza motrice di cambiamento e progresso. E, soprattutto, evidenzia che \u00e8 possibile una convivenza delle diversit\u00e0 perch\u00e9 nessun\u0259 include nessun\u0259, ma tutt\u0259 vivono assieme nel pieno rispetto.<\/p>\n Nella societ\u00e0 fluida moderna, come direbbe Bauman<\/a>, abbiamo assistito a una modesta ma progressiva convivenza di modi differenti di vivere le relazioni, la sessualit\u00e0, il funzionamento corporeo e mentale, le etnie e le culture. Parliamo apertamente di non monogamie consensuali<\/a>, orientamenti affettivi e sessuali, pratiche non convenzionali e disabilit\u00e0<\/a>, ad esempio. Non vedo perch\u00e9 questo percorso non possa allargarsi ulteriormente anche al funzionamento neuropsicologico della persona, ponendo attenzione alle esigenze e alle necessit\u00e0 di diversi gruppi e non solo della maggioranza.<\/p>\n Credo che il primo passo verso una reale convivenza sia l\u2019educazione, ed \u00e8 il motivo per cui faccio divulgazione e mi sono prestato a questa intervista. Oltre a spiegare \u00e8 poi importante anche mostrare, cos\u00ec credo che una maggiore rappresentativit\u00e0 della neurodivergenza a livello della vita quotidiana \u2013 come social e serie tv – sia fondamentale per far comprendere cosa significa a chi vive \u201cnella maggioranza\u201d, e che non \u00e8 cos\u00ec spaventoso\/anormale\/strano come appare solo perch\u00e9 \u00abnon sono abituato a vederlo tutti i giorni\u00bb.<\/p>\n Se a differenza di appena mezzo secolo fa, nonostante diverse tendenze reazionarie recenti, non ci pare pi\u00f9 assurdo vedere una persona BIPOC o una donna alla guida di un grande stato, lo dobbiamo ad avere aperto i nostri orizzonti tramite la conoscenza e l\u2019esperienza diretta. Due obiettivi che ritengo realizzabili e doverosi in una societ\u00e0 sempre in stretto contatto grazie alle nuove tecnologie.<\/p>\n <\/p>\n Fammi fare l\u2019avvocato del diavolo e dimmi: al di l\u00e0 di tutti questi bellissimi concetti \u2013 che condivido pienamente \u2013 cosa risponderesti a chi segnala una specie di \u201cgara a chi \u00e8 pi\u00f9 strano\u201d nelle varie community? L\u2019osservazione e che partendo dalla orgogliosa definizione di \u2018divers\u0259\u2019 degli anni \u201960 per indicare l\u2019omosessualit\u00e0 ci sia stata una corsa ad affibbiarsi etichette specialistiche nelle preferenze, le pratiche, le relazioni, le identit\u00e0\u2026 e ora anche le neurodivergenze.\u00a0 In effetti anche a livello mediatico non mancano personaggi che sembrano cercare di autoghettizzarsi il pi\u00f9 possibile pur di ottenere attenzioni o conquistare leve morali nelle discussioni\u2026 o no?<\/strong><\/p>\n \u00a0<\/em>Ah, la famosa \u2018gara a chi \u00e8 pi\u00f9 strano\u2019…<\/p>\n Ritengo che questa interpretazione che tende a ridurre tutte le diversit\u00e0 – anche non neurologiche – a una competizione di originalit\u00e0 o mera voglia di farsi notare attraverso l\u2019alternativit\u00e0, possa fondarsi nell\u2019estraneit\u00e0 a certe esperienze di vita. In realt\u00e0, ci\u00f2 che alcuni vedono come una \u201cappropriazione\u201d della neurodivergenza da parte di alcune comunit\u00e0 minoritarie, tra cui quella queer, non \u00e8 altro che un profondo bisogno di riconoscimento e di appartenenza.<\/p>\n Per esempio, neurodivergenza e identit\u00e0 queer spesso condividono esperienze comuni: entrambe rappresentano modi di essere che deviano dalla \u201cnorma\u201d e che vengono spesso marginalizzati e fraintesi. Non si tratta di una lotta per il titolo di chi \u00e8 \u201cpi\u00f9 particolare\u201d, ma di un percorso con cui rivendicare la propria esistenza al di l\u00e0 delle etichette imposte dall’esterno. La possibilit\u00e0 di riconoscersi in pi\u00f9 identit\u00e0 \u2013 queer, neurodivergente, o altro \u2013 \u00e8 un atto di autoaffermazione, non di spettacolarizzazione.<\/p>\n Chiunque abbia mai vissuto l’esperienza di sentirsi fuori posto sa bene quanto sia fondamentale dare un nome al proprio vissuto. Non si tratta di inventarsi etichette per il gusto di farlo, ma di trovare modi per descrivere la propria realt\u00e0 e sentirsi visti. \u00c8 facile parlare di \u201ccompetizione\u201d quando non si \u00e8 mai stati costretti a lottare per un senso di identit\u00e0 e appartenenza. Credo che affermazioni del genere vengano tipicamente da chi fa parte di una maggioranza che detiene un privilegio di cui non si rende pienamente conto.<\/p>\n Credo che ognun\u0259 di noi debba imparare a riconoscere le forme di privilegio e discriminazione connesse alle proprie identit\u00e0 in un\u2019ottica intersezionale. Siamo tutt\u0259 composti da pi\u00f9 identit\u00e0 che risultano \u201cdiverse\u201d per qualcun altr\u0259 e comportano vantaggi e svantaggi secondari, ma di solito ha poco senso strumentalizzarli in confronti alla ricerca di attenzioni o vantaggi \u201cmorali\u201d.<\/p>\n Ti propongo due scenari. Nel primo c’\u00e8 una persona kinky neurotipica che incontra una persona neurodivergente aperta a esplorare le sessualit\u00e0 alternative. Tu quali attenzioni raccomanderesti a entrambe? E come cambia la responsabilit\u00e0 dei partner?<\/strong><\/p>\n Quando si parla di sessualit\u00e0 alternativa, sia per persone neurotipiche che neurodivergenti, ci sono alcune attenzioni e considerazioni importanti da tenere a mente che valgono per entrambe le popolazioni. Facendo un breve elenco, credo siano fondamentali i seguenti elementi:<\/p>\n In sintesi, la chiave per una sessualit\u00e0 alternativa aperta, sia per persone neurotipiche che neurodivergenti, \u00e8 la comunicazione chiara, il rispetto reciproco, e l’attenzione alle esigenze individuali, con un focus su consenso, supporto emotivo e educazione continua.<\/p>\n <\/p>\n \u00c8 interessante come tu abbia appena descritto lo stesso tipo di approccio che ho proposto nel <\/strong>Manifesto degli esploratori sessuali<\/strong><\/a>. Ma passiamo al secondo scenario: una mattina mi sveglio e, a furia di essere circondato da persone kinky neurodivergenti, mi viene il dubbio di essere anche io un po’ stranuccio. Come devo comportarmi?<\/strong><\/p>\n Posso pensare di chiedere un parere a un\u0259 professionista di salute mentale esperto in neurodivergenze. Oggi come oggi non \u00e8 facile trovarne un\u0259 o controllare la sua formazione e il suo curriculum: per alcun\u0259 professionist\u0259 si pu\u00f2 controllare se abbiano acquisito un titolo di specializzazione ad hoc – come nel caso degli psicologi, per cui esiste una scuola di specializzazione in \u2018neuropsicologia\u2019. Per altr\u0259 professionist\u0259 quali medic\u0259 neurolog\u0259 e psichiatr\u0259 non esistono studi specifici nelle scuole mediche italiane, e spesso si sono format\u0259 dopo il periodo di specializzazione. In Italia inoltre non ci sono Linee Guida sui PDTA (percorsi diagnostici-terapeutici-assistenziali) per persone con neurodivergenza, e possedere una formazione su una neurodivergenza \u2013 per esempio l\u2019ADHD \u2013 non significa essere preparat\u0259 sulle altre. Per dire: poch\u0259 conoscono e sanno trattare la sindrome di Tourette! Tutto questo rende difficile capire come scegliere professionist\u0259 di salute mentale giust\u0259 per noi e per la nostra particolare situazione. A questo scopo stanno nascendo societ\u00e0 scientifiche senza scopo di lucro di professionist\u0259 associat\u0259, come ad esempio la Rete Italiana ADHD<\/a>, per guidare i pazienti a percorsi di diagnosi, cura e abilitazione che siano il pi\u00f9 possibile condivisi tra pi\u00f9 espert\u0259, anche tenendo conto delle Linee Guida a livello internazionale come quelle presenti nel Regno Unito<\/a>.<\/p>\n Prendiamo il caso di una persona che volesse esplorare il proprio dubbio di avere l\u2019ADHD. Sebbene sia facile somministrare l\u2019intervista diagnostica per l\u2019ADHD nell\u2019adulto (che si chiama DIVA), poch\u0259 sanno che tale strumento non basta per giungere a una diagnosi chiarificatrice e funzionale per il percorso futuro della persona. Spesso sono infatti necessari diversi test neuropsicologici e psicometrici per fare una corretta diagnosi differenziale con altre condizioni di salute mentale \u2013 per esempio ansia e depressione, o disturbi di personalit\u00e0 – ma anche per valutare i punti di forza e debolezza di una persona rispetto alle proprie funzioni mentali, tutte informazioni fondamentali per supportarla nel percorso successivo.<\/p>\n \u00a0<\/em><\/p>\n Grazie infinite per la tua disponibilit\u00e0. Prima di salutarci, ti va di dirci dove ti si pu\u00f2 trovare?<\/strong><\/p>\n Grazie a te per avermi dato spazio e modo di parlare di questo argomento, Ayzad!<\/p>\n Potete trovarmi su Instagram come @sexotan_gocce, dove sono presenti una serie di contenuti di divulgazione su diverse tematiche inerenti la salute mentale e sessuale.
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\nSe invece siete interessat\u0259 a prenotare una visita con me potete accedere al mio Linktree<\/a> o direttamente al portale MioDottore<\/a> per fissare un appuntamento.<\/p>\n