{"id":18534,"date":"2024-09-18T12:58:01","date_gmt":"2024-09-18T10:58:01","guid":{"rendered":"https:\/\/ayzad.com\/?p=18534"},"modified":"2024-09-18T12:58:01","modified_gmt":"2024-09-18T10:58:01","slug":"kink-e-neurodivergenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/kink-e-neurodivergenze\/","title":{"rendered":"Kink e neurodivergenze \u2013 Intervista con Rodolfo Pessina"},"content":{"rendered":"

Avete avuto anche voi l\u2019impressione che ultimamente nella kinkysfera stiano spuntando un po\u2019 tante diagnosi di ADHD, autismo, OCD, plusdotazione (no, non di quel <\/em>tipo\u2026) e cos\u00ec via? Sicuramente la causa \u00e8 anche la maggiore attenzione dedicata di recente alla salute mentale, ma quando la frequenza dei casi raggiunge livelli cos\u00ec elevati arriva il momento di capirne di pi\u00f9. Per farlo mi sono rivolto al nome pi\u00f9 gettonato in questo campo: ecco la nostra chiacchierata.<\/p>\n

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Ciao! Quando ho cominciato a informarmi sul tema delle neurodivergenze nell’ambiente kinky ho incontrato spesso il tuo nome, ed eccomi qua. Ma… chi sei?<\/strong><\/p>\n

Ciao! Mi chiamo Rodolfo Pessina, sono una persona queer, poliamorosa e kinky e sono un medico chirurgo. Utilizzo il pronome maschile\/neutro; lavoro come psichiatra e sessuologo clinico, con una particolare attenzione nei confronti delle persone appartenenti a gruppi minoritari (persone queer, BIPOC<\/a>, con disabilit\u00e0 e neurodivergenze). Sono un attivista per le minoranze e faccio divulgazione su tematiche di salute mentale e sessuale inclusiva su Instagram<\/a>. Il mio scopo \u00e8 anche mostrare il lato umano della figura del medico e dello psichiatra, parte attiva della comunit\u00e0 curante, con una vita oltre il camice – o anche senza camice, con solo un harness addosso. Promuovo il concetto di un professionista soprattutto attento all\u2019inclusivit\u00e0, o meglio alla convivenza delle diversit\u00e0 e all\u2019intersezione delle molteplici identit\u00e0 del singolo individuo nella pratica clinica.<\/p>\n

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Allora sei proprio la persona giusta con cui affrontare un argomento che ho l\u2019impressione venga trattato spesso, ma con grande superficialit\u00e0. Partiamo dall’inizio: negli ultimi anni l’attenzione verso le neurodivergenze \u00e8 molto aumentata sia sui vecchi media che, soprattutto, sui social network – e questo suppongo sia un bene. Tuttavia, ho notato anche un aumento vertiginoso di persone diagnosticate autistiche, <\/strong>ADHD<\/strong><\/a> e via dicendo. Non \u00e8 che avranno ragione quelli che sostengono che si tratti di una moda, o di un complotto di medici a caccia di clienti?<\/strong><\/p>\n

Forse sarebbe il caso di iniziare spiegando cosa sono le neurodivergenze.<\/p>\n

\u2018Neurodivergenza\u2019 \u00e8 un termine ombrello di origine non medica, ma sociale e di attivismo, che racchiude tutte le differenze dalla norma statistica delle diverse funzioni cerebrali e neurologiche – come possono essere il movimento, la memoria o l\u2019attenzione. Molto spesso questo termine viene usato, in modo limitato, per indicare condizioni congenite o acquisite precocemente come spettro autistico<\/a>, disturbi da deficit dell\u2019attenzione e iperattivit\u00e0, disturbi specifici dell\u2019apprendimento o sindrome di Tourette.<\/p>\n

In medicina queste condizioni sono chiamate \u2018disturbi del neurosviluppo\u2019 che, ricordo, non<\/em> sono sinonimo di neurodivergenza, perch\u00e9 quest\u2019ultima tecnicamente si riferisce a qualsiasi deviazione di funzionamento cerebrale rispetto alla norma statistica. In questa definizione cos\u00ec ampia possono rientrare persone che hanno subito un trauma cranico, hanno una qualche forma di epilessia, un tumore cerebrale o, addirittura, persone con patologie psichiche di pi\u00f9 larga diffusione come disturbi d\u2019ansia, depressione o disturbi di personalit\u00e0.<\/p>\n

Negli ultimi anni si \u00e8 assistito indubbiamente a un forte aumento nell\u2019attenzione mediatica sulle neurodivergenze – non solo in et\u00e0 evolutiva, ma anche del peso che queste condizioni, se non attenzionate, possono avere sulla vita adulta. Di conseguenza abbiamo potuto anche osservare pi\u00f9 diagnosi e centri diagnostici dedicati. Complici di questo fenomeno sono stati senza dubbio il lockdown del 2020 e la diffusione di contenuti sul tema tramite social network come Instagram<\/em><\/a> e TikTok<\/em>.<\/p>\n

Non conosciamo ancora precisamente l\u2019impatto dell\u2019isolamento del COVID-19<\/a> sulle vite di tutt\u0259, ma senza dubbio \u00e8 stato affrontato in modi molto differenti. Se per la maggior parte delle persone il lockdown ha rappresentato un periodo nero e di forte distress psichico a causa dell\u2019isolamento sociale, molt\u0259 altr\u0259 si sono accort\u0259 di sentirsi a proprio agio in un contesto di minori richieste sociali. Questo ha evidenziato come in termini di \u201cenergie sociali\u201d non tutte le persone funzionino allo stesso modo e possano potenzialmente rientrare in quella che \u00e8 una neurodivergenza. Inoltre, l\u2019attuale possibilit\u00e0 di accedere a contenuti di salute non solo da parte di professionist\u0259 sanitari\u0259, ma anche di persone che vivono diverse condizioni, ha dato modo a una popolazione prima sommersa – come quella che vive giornalmente con ADHD e spettro autistico – di potersi far conoscere e di comunicare il suo modo di vivere con le difficolt\u00e0 legate all\u2019interfacciarsi con una societ\u00e0 neurotipica.<\/p>\n

Senza dubbio \u00e8 anche vero che molt\u0259 professionist\u0259 hanno approfittato del periodo per allargare il proprio bacino di clientela, spesso offrendo percorsi diagnostici \u201crapidi e a prezzi calmierati\u201d che per\u00f2 non presentano standard di qualit\u00e0 o valutazioni approfondite dei reali bisogni di chi si presenta in consultazione. Inoltre, diversi percorsi \u201cpr\u00eat-\u00e0-porter\u201d per la diagnosi non forniscono poi alla persona psicoeducazione e coaching rispetto alla neurodivergenza, o non indirizzano il paziente alle successive possibilit\u00e0 di supporto sia di stampo terapeutico (anche farmacologico) che assistenziale.<\/p>\n

Questo fenomeno si \u00e8 anche accompagnato a una divulgazione estremamente approssimativa e \u201ccatchy\u201d sui social network, che per\u00f2 ha lanciato una serie di messaggi superficiali e male interpretabili senza permettere di approfondire questi temi. Per esempio: a quante persone \u00e8 venuto il dubbio che \u00abin fondo tutt\u0259 siamo un po\u2019 autistic\u0259\/ADHD\u00bb e che quindi non ci dobbiamo occupare del problema? Se da un lato questa grande diffusione mediatica ha favorito l\u2019autoidentificazione di molte persone in una condizione di divergenza – aspetto che ritengo positivo, soprattutto se seguito poi da un percorso di diagnosi con professionist\u0259 format\u0259 – dall\u2019altro non sempre \u00e8 stata seguita dalla divulgazione di contenuti in linea con le evidenze scientifiche e i principi di deontologia professionale.<\/p>\n

Voglio comunque sottolineare l\u2019importanza di poter finalmente parlare di neurodivergenza sui social media, perch\u00e9 molt\u0259 collegh\u0259 e pazienti hanno finalmente trovato risposta a diverse annose questioni della loro vita e hanno iniziato a chiedere percorsi di formazione e di diagnosi in merito nel nostro paese.<\/p>\n

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L’altra osservazione da cui vorrei cominciare \u00e8 l’incidenza davvero difficile da ignorare di presenze neurodivergenti nel mondo kinky. A un aperitivo <\/strong>poliamoroso<\/strong><\/a>, un party queer o un corso di bondage si incontrano decisamente pi\u00f9 casi che in altri contesti. A cosa attribuiresti questo fenomeno?<\/strong><\/p>\n

\"Rodolfo

Rodolfo Pessina<\/p><\/div>\n

Pi\u00f9 che di semplice \u201cmondo kinky\u201d parlerei in generale di una maggiore esplorazione e apertura affettiva, relazionale e sessuale delle persone neurodivergenti, che in alcuni casi si estende all\u2019identit\u00e0 in termini di orientamento, genere ed espressione\/ruolo. Basti pensare alla forte correlazione che si osserva tra neurodivergenza e identit\u00e0 di genere non conformi – come trans e non binarie – od orientamenti sessuali insoliti quali lo spettro dell\u2019asessualit\u00e0. Questo rapporto pu\u00f2 essere spiegato attraverso la definizione stessa di neurodivergenza: se la mia mente tende a funzionare in maniera \u201cnon convenzionale\u201d, quanto mi possono stare stretti degli standard imposti dalla societ\u00e0 quando mi trovo a fare sesso o a scegliere la mia rete affettiva?<\/p>\n

Molte convenzioni a livello affettivo-relazionale e sessuale risultano essere non solo ostiche per l\u2019adattamento di una persona neurodivergente, ma, in alcuni casi, anche \u201cprive di senso logico\u201d.<\/p>\n

Inoltre sappiamo che non serve essere una persona neurodivergente per decostruire standard imposti come sessismo, binarismo in tutte le sue forme, etero-mono-amatonormativit\u00e0. Per una persona neurodivergente per\u00f2 questo lavoro di decostruzione inizia molto pi\u00f9 precocemente rispetto a una persona neurotipica perch\u00e9 – per usare le parole di tant\u0259 pazienti – fin dai primi anni di vita molt\u0259 si sono sentit\u0259 \u00abstran\u0259, divers\u0259, senza un posto nel mondo\u00bb anche solo per il proprio modo di interagire e relazionarsi con altr\u0259. Riassumendo, le persone neurodivergenti possono percepire le norme sociali e di interazione in modi differenti, ed essere pi\u00f9 attratte da pratiche sessuali che possono sembrare meno convenzionali. Queste sessualit\u00e0 alternative spesso prioritizzano consensualit\u00e0 e sicurezza, e possono fare sentire questi soggetti pi\u00f9 a loro agio nell’esprimere i propri desideri e limiti.<\/p>\n

Inoltre in molti casi la neurodivergenza si accompagna a patologie che ostacolano un \u201csesso tradizionale\u201d, come endometriosi, vulvodinia, fibromialgia o anche solo a una percezione sensoriale differente. Qui i kink andando oltre il semplice concetto di sesso come atto penetrativo permettono a persone neurodivergenti di vivere una dimensione giocosa e ludica, magari anche staccata da un concetto di attrazione sessuale \u2013 che \u00e8 un aspetto importante anche per coloro che si riconoscono in orientamenti quali esempio asessualit\u00e0 e greysessualit\u00e0.<\/p>\n

Infine molti individui che si identificano come neurodivergenti possono trovare un senso di appartenenza e accettazione all’interno di comunit\u00e0 kink o non monogame, perch\u00e9 questi ambienti possono offrire opportunit\u00e0 per esplorare la propria sessualit\u00e0 in modi che si sentono pi\u00f9 autentici e liberatori, o anche attraverso regole ben precise che trasmettono sicurezza quali il principio dell\u2019SSC<\/a>, in un contesto che valorizza la comunicazione aperta, libera da stereotipi o pregiudizi su \u201ccosa il sesso e la relazione dovrebbero essere\u201d.<\/p>\n

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Prima di andare avanti vorrei prevenire una possibile critica chiedendoti se queste osservazioni sono supportate da dati scientifici.<\/strong><\/p>\n

Certo! La letteratura \u00e8 ancora limitata, ma negli ultimi anni ci sono state diverse pubblicazioni nell\u2019ambito psico-sessuologico accademico e in ambito di ricerche community-based, cio\u00e8 svolte all\u2019interno della stessa comunit\u00e0 neurodivergente, queer, poly e\/o kinky.<\/p>\n

Ecco una selezione da cui cominciare:<\/p>\n