{"id":1819,"date":"2016-09-04T00:00:00","date_gmt":"2016-09-03T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ayzad.com\/2016\/09\/04\/intervista-andrea-ropes\/"},"modified":"2016-09-04T00:00:00","modified_gmt":"2016-09-03T22:00:00","slug":"intervista-andrea-ropes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/intervista-andrea-ropes\/","title":{"rendered":"Professione di corde \u2013 Intervista con Andrea Ropes"},"content":{"rendered":"
Quando si guarda un video erotico su Internet, quando si partecipa a un evento BDSM<\/a>, si legge un sito come questo o quando si segue un seminario su una delle centinaia di pratiche attorno cui ruota il mondo delle sessualit\u00e0 insolite \u00e8 facile dimenticare che tutto ci\u00f2 sia frutto di molto lavoro. Dietro quelle piacevoli attivit\u00e0 ci sono persone che investono tempo e denaro nella divulgazione delle proprie passioni o nel permettere ad altri di vivere serenamente la propria sessualit\u00e0. <\/p>\n Andrea, prima di cominciare ti va di presentarti ai nostri lettori? <\/em><\/p>\n Dunque: sono Andrea Ropes, classe 1979, italiano (anche se nel corso degli anni in molti hanno pensato che fossi messicano), performer e insegnante di shibari<\/a>. Da ormai due anni ho \u201cscelto\u201d la via del professionismo anche se sono circa 10 anni che pratico e mi esibisco in italia e all’estero. Da quando ho iniziato a fare della mia passione il mio lavoro questo mi porta a viaggiare molto: proprio ora stavo finendo di pianificare il tour di corsi e performance che far\u00f2 in Francia a settembre e ottobre, poi dovr\u00f2 iniziare la promozione per trovare qualche lavoro per l’autunno\/inverno. <\/p>\n Un lavoro come il tuo non pu\u00f2 che nascere da una passione fuori dal comune. Com’\u00e8 nato il tuo interesse per il bondage, e come si \u00e8 articolata la tua formazione da rigger?<\/em><\/p>\n Da completo vanillone (interessato solo al sesso tradizionale, ndA) che ero ad ora \u00e8 passato parecchio tempo e s\u00ec, la mia passione per le corde \u00e8 andata via via aumentando. Sorrido ripensando a come ho iniziato a fare queste cose, quando un po’ per gioco diedi retta a dei miei amici che mi spronarono a iniziare a fare performance perch\u00e9 secondo loro ero bravo a legare, o quando per la prima volta calcai il palco proprio al tuo evento Secret Fetish Party<\/em><\/a>. Poi per\u00f2 mi tornano alla mente anche tutti i sacrifici che ho fatto, i soldi investiti e le ore di pratica spese, i fallimenti e i successi e allora capisco che s\u00ec, sono mosso da una grande passione. <\/p>\n Ricordo un nostro incontro a casa tua diversi anni fa e la mia sorpresa nello scoprire che in quel periodo convivessi con i tuoi genitori. Persone deliziose e cortesissime, che per\u00f2 immagino siano rimaste un po’ perplesse dal sapere che l’hobby del loro figlio fosse legare ragazze – per non parlare del giro di modelle fetish che andava e veniva per la tua mansarda! Com’\u00e8 andato il coming out con la famiglia e gli amici? <\/em><\/p>\n Probabilmente saresti pi\u00f9 sorpreso di sapere che tutt’ora vivo ancora con loro e che mi supportano anche! Per un periodo ero riuscito ad andare via di casa per\u00f2 poi, intraprendendo questa nuova vita che mi porta ad essere spesso in giro per il mondo, son tornato all’ovile (aveva poco senso pagare un affitto per una casa in cui avrei abitato poche settimane all’anno). Model Clementine Poulain at Space Khymeia in Milan -Ph Isahn Rope<\/p><\/div>\n Un altro coming out epocale dev’essere stato quello sul lavoro, quando hai deciso di lasciare il tuo impiego per diventare un rigger a tempo pieno. Come sei arrivato a questa scelta cos\u00ec particolare, e quali sono state le reazioni delle persone?<\/em><\/p>\n Sinceramente non ricordo come sia uscito l’argomento al lavoro, ma penso che sapessero che legassi da ancor prima che lo sapessero i miei genitori e anche in questo caso mi ritengo fortunato a non aver mai ricevuto giudizi negativi riguardo a quello che facevo. <\/p>\n Guardando dall’esterno l’impressione \u00e8 che all’improvviso tu fossi dappertutto. Fra corsi, performance, progetti fotografici e viaggi di studio in tutto il mondo, trovarsi per fare due chiacchiere con calma \u00e8 diventato cos\u00ec complicato che anche questa intervista sta avvenendo\u00a0via email. Ma come si svolge realmente la vita di un nawashi professionista?<\/em><\/p>\n Effettivamente il primo anno sono stato parecchio in giro: sono andato in Inghilterra, Francia, Spagna, Scozia, Germania, Russia e in Giappone un paio di volte. Insomma, avevo fatto due rapidi calcoli e in 12 mesi ne ho passati a casa (intesa come abitazione) solo 3 in totale e non continuativi. \u00c8 stato proprio un bel periodo, ma da un lato \u00e8 stato anche un po’ controproducente perch\u00e9 la gente non riusciva a capire quando fossi in Italia e quindi ho perso dei lavori in vari locali. Il mio lavoro adesso consiste prevalentemente nello stare al computer a fare promozione per far capire alla gente chi sono, cosa faccio, dove sono. Poi bisogna rispondere alle mail, selezionare le foto che arrivano dai vari eventi e shooting, aggiornare il sito<\/a>, organizzare i vari spostamenti, eccetera. E questa \u00e8 solo la parte \u201cvirtuale\u201d, a cui va aggiunta tutta la parte \u201cconcreta\u201d che consiste nel fare esercizio inteso sia come ripasso, sia come sperimentazione di nuove legature e sequenze per gli spettacoli.<\/p>\n Molte delle persone che si approcciano a me dicono che sono fortunato perch\u00e9 mi pagano per legare le persone e per divertirmi, non sapendo che questa \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg. S\u00ec, \u00e8 indubbiamente vero che sono fortunato perch\u00e9 sto facendo quello che mi piace fare (cosa non scontata al giorno d’oggi), ma bisogna anche considerare tutti gli\u00a0 aspetti appena elencati e, anche in questo mestiere come altri, se non semini non puoi raccogliere. \u00c8 vero che non \u00e8 come andare a lavorare in fabbrica: se oggi non ho voglia posso anche essere pigro, per\u00f2 so anche che domani avr\u00f2 qualcosa in pi\u00f9 da fare.<\/p>\n <\/p>\n Finora qual’\u00e8 stata la pi\u00f9 grande soddisfazione con la tua nuova carriera? E l’episodio pi\u00f9 negativo?<\/em><\/p>\n Non saprei. Ultimamente ne ho avute talmente tante che \u00e8 difficile scegliere. Forse di tutte sceglierei la prima, quella che mi ha fatto prendere\u00a0questa strada, cio\u00e8 l’essere selezionato per partecipare a quel tour teatrale<\/a> di cui parlavo prima: essere l’unico italiano invitato a partecipare a un progetto cos\u00ec grande e importante, con gente da tutti continenti e con l’intento di far conoscere lo shibari a un grande pubblico, \u00e8 stato per me molto motivante e appagante. Model Clementine Polain -Ph Soptik<\/p><\/div>\n Torniamo un attimo ai viaggi. Una cosa che mi affascina molto quando vado all’estero \u00e8 scoprire societ\u00e0 differenti osservandole attraverso la lente dell’eros, che spesso rivela lati insospettabili delle diverse culture nazionali. In una nostra conversazione mi dicesti che per esempio il Giappone del kinbaku \u00e8 molto diverso da come se lo raffigurano gli occidentali sia in termini di comportamenti che di persone, pratiche e cos\u00ec via. Ti va di approfondire?<\/em><\/p>\n Bene o male ho notato che in Occidente (parlo di Europa: purtroppo non sono ancora riuscito a sbarcare in America) facciamo tutti le stesse cose; qualcuno le fa da pi\u00f9 tempo o con una diversa consapevolezza, magari perch\u00e9 gode di una diversa libert\u00e0 culturale, ma pi\u00f9 o meno ci assomigliamo l’uno con l’altro. Il Giappone invece \u00e8 come se fosse un altro pianeta in tutto, non solo nell’eros. Il territorio, la cultura, l’approccio con le cose, l’approccio con le persone, eccetera\u2026 tutto \u00e8 differente e tutto \u00e8 condizionante. Tutte le cose che fai devi farle al tuo meglio e con il giusto spirito. Riuscire a spiegarlo \u00e8 molto difficile, per questo consiglio a tutti di andarci almeno una volta nella vita. <\/p>\n La globalizzazione sta cambiando anche l’erotismo? <\/em><\/p>\n Sinceramente non lo so, non riesco ad avere una visione obiettiva essendo arrivato in questo mondo che la globalizzazione era gi\u00e0 in atto. Basandomi sui discorsi e sulle storie raccontate dai veterani posso azzardare a dire che forse i rapporti sono diventati pi\u00f9 superficiali essendo l’offerta pi\u00f9 ampia, ma forse questo dipende solo dall’indole delle persone e la globalizzazione aiuta solo il manifestarsi di questo carattere. In parte si riallaccia a quello che dicevo poco fa. Ropework Andrea Ropes, Models Bliss Theadora, Cynth Icorn, Amy Statik -Latex Amy Statik -Headdress Princess LAB -PhHelenTog<\/p><\/div>\n Si dice che quando si fa della propria passione un lavoro poi il divertimento va a farsi benedire. Nel mio caso per fortuna non \u00e8 cos\u00ec, ma dopo due\u00a0anni di professionismo tu che ne pensi? Cosa suggeriresti a qualcuno che ti dicesse di voler fare una scelta di lavoro simile alla tua? <\/em><\/p>\n Per il momento mi diverto ancora, anzi forse pi\u00f9 di prima. Le ragazze fanno la fila per farsi legare, il mio bagaglio di esperienze continua a crescere, sono molto soddisfatto di quello che riesco a mettere in pratica e di quello che riesco ad insegnare alle persone che vengono ai miei corsi. Quindi s\u00ec, la pensiamo allo stesso modo. <\/p>\n Appunto. Condividiamo questo entusiasmo con tante altre persone che lavorano come divulgatori, performer e – per cos\u00ec dire – operatori dell’eros estremo. L’altro lato della medaglia per\u00f2 \u00e8 che nessuno di loro\u00a0\u00e8 particolarmente ben messo sul piano finanziario, anzi. \u00c8 cos\u00ec anche per i rigger? E, soprattutto, col senno di poi rifaresti una scelta professionale cos\u00ec insolita?<\/em><\/p>\n Vorrei proprio sfatare il mito che con le corde si diventi ricchi, e non lo si diventa neanche col BDSM!!! S\u00ec, ok: si pu\u00f2 fare un po’ di grana se hai l’idea del secolo, ma diversamente bisogna accontentarsi e parecchio… o magari son sfigato io che non ho trovato i canali giusti. Quando si guarda un video erotico su Internet, quando si partecipa a un evento BDSM, si legge un sito come questo o quando si segue un seminario su una delle centinaia di pratiche attorno cui ruota il mondo delle sessualit\u00e0 insolite \u00e8 facile dimenticare che tutto ci\u00f2 sia frutto di molto lavoro. Dietro quelle piacevoli […]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":545,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[12,25,10,11,20],"tags":[],"class_list":["post-1819","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bdsm","category-interviste","category-notizie","category-parafilie","category-persone"],"yoast_head":"\n
Per molte di loro\u00a0si tratta di un hobby o di un secondo lavoro, ma non manca chi abbia fatto dell\u2019eros estremo una professione vera e propria. Fra questi c\u2019\u00e8 Andrea Ropes, esperto di bondage giapponese nato in Italia e famoso in tutto il mondo per l\u2019eccellente livello delle sue realizzazioni. Nell\u2019intervista che segue sono andato a curiosare dietro le quinte della vita di un collega \u201cpervertito professionale\u201d.<\/p>\n
A tempo perso (poco) preparo le corde da vendere ai corsi e mi diletto a intrecciare fruste e cilici.<\/p>\n
Passione che comunque \u00e8 nata abbastanza per caso. Ero il solito vanilla che si divertiva (a dire il vero mi ci diverto tutt’ora) a vedere foto di donnine pi\u00f9 o meno nude, fin quando sono inciampato su quella di una donna legata. L’immagine mi ha colpito ma non ho colto subito il motivo; in seguito analizzando la foto capii che era per via delle corde, della forma che davanno al corpo e dell\u2019eros che c’era dietro. Comprai la mia prima corda di cotone (credo di averla ancora da qualche parte) e iniziai a praticare da autodidatta. Feci un sacco di esperimenti, poi ebbi la fortuna di partecipare a un corso intensivo di 5 giorni a Roma con Kinoko San<\/a>: direi che sia stato il punto di svolta dove ho iniziato a prendere le cose pi\u00f9 seriamente. Da allora ho iniziato a studiare con vari grandi maestri come Bob Ropemarks<\/a>, Otonawa<\/a>, Yukimura Sensei (RIP), e da ultimi Shigonawa Bingo<\/a> e Nawashi Kanna<\/a>.<\/p>\n
Posso comunque dire di essere abbastanza fortunato visto che i miei non hanno mai avuto da ridire sulle varie scorribande che avvenivano nella mia mansarda. Beninteso: spesso e volentieri si faceva pratica, non pensate sempre male! Il coming out quindi \u00e8 stato abbastanza semplice e inoltre ho cercato anche di scegliere l’evento pi\u00f9 adatto per farlo. All’epoca un’importante ditta di manichini d’alta moda mi chiese di allestire il loro atelier di Milano con dei loro manichini legati, poi mi chiesero anche di fare varie installazioni<\/a>, pensai quindi che questa fosse l’occasione meno traumatica per palesarmi.<\/p>\n
La scelta di lasciare il lavoro non \u00e8 maturata da un giorno al altro. Gi\u00e0 da alcuni anni non mi sentivo tanto realizzato dal ruolo che ricoprivo nell’azienda e quando mi \u00e8 stato proposto di prendere parte a un progetto che avrebbe unito svariati rigger e modelle internazionali per portare lo shibari nei teatri di tutto il mondo attraverso un tour che sarebbe durato circa un anno, non me lo sono lasciato ripetere. Parlai con i titolari dell’azienda e ci mettemmo d’accordo per l’aspettativa. Per vari motivi il tour non part\u00ec, ma siccome ero ormai senza lavoro decisi di tentare la via che ormai da alcuni anni sognavo di intraprendere. Poi l’aspettativa fin\u00ec, la voglia di ritornare al mio precedente lavoro non si intravedeva neanche all’orizzonte e quindi decisi di lasciarlo definitivamente. Cos\u00ec ormai sono 2 anni che lego per lavoro.<\/p>\n
Al contrario l’episodio pi\u00f9 negativo \u00e8 facile da individuare ed \u00e8 direttamente collegato con quella che ho scelto come la pi\u00f9 grande soddisfazione: il fatto che il progetto del tour non sia mai partito. Tutto era pronto, lo spettacolo, la crew, avevamo un sacco di aspettative finch\u00e9 tutto si \u00e8 arenato e non se ne \u00e8 fatto pi\u00f9 nulla.<\/p>\n
Rimanendo nel campo dell’eros, per farti capire quanto siamo diversi posso raccontarti questo aneddoto: qualche anno fa assistetti a un’intervista pubblica a Norio Sugiura<\/a> e qualcuno gli chiese se avesse mai preso in considerazione l’idea di esporre le sue opere in un grande museo, lui molto pacatamente replic\u00f2 che non ne vedeva il motivo visto che non la considerava una sede adatta: \u00abla mia \u00e8 pornografia, i musei servono per le opere d’arte\u00bb. Anche il concetto di arte quindi \u00e8 diverso dal nostro.
Un altro esempio delle differenze riguardante le corde \u00e8 questo: in Occidente per levarci di dosso l’aria da pervertiti ci piace dire che l’arte di legare viene da un’antica arte marziale tramandata nei secoli attraverso le scuole di arti marziali e il teatro. Tutto vero, per\u00f2 poi pretendiamo di riuscire a imparare le varie tecniche con un paio di corsi, magari autoproclamandoci poi nawashi<\/em>. L\u00e0 invece, nonostante sappiano di essere dei pervertiti, si applicano alle corde con la stessa dedizione con cui si applicherebbero ad un’arte marziale. Provano lo stesso movimento, la stessa figura innumerevoli volte e solo quando l’hanno capita e fatta propria passano alla successiva. Noi spesso ci limitiamo a fare le cose senza capirne il significato e il motivo per cui le facciamo: le facciamo perch\u00e9 ci hanno detto che si fanno cos\u00ec.
A proposito: nawashi<\/em> (contrazione di nawa<\/em>=corda e sensei<\/em>=maestro) \u00e8 il maestro della corda, termine che solitamente non \u00e8 mai autoattribuito ma piuttosto conferito dagli altri maestri. Prima ti sei rivolto a me etichettandomi come tale: l’ho preso come un complimento anche se non mi sento affatto di essere all’altezza di tale titolo.<\/p>\n
Il passaggio da kinbaku classico, chiamiamolo old style<\/em>, alle nuove forme penso abbia pi\u00f9 a che fare con la normale evoluzione delle cose che con la globalizzazione. \u00c8 una \u201cscienza\u201d molto empirica: si hanno delle idee, si provano e si sviluppano, poi arriva un altro che le rivisita, un altro ancora che le adatta alle proprie esigenze e alla fine magari capita che il risultato finale sia molto diverso nonostante il concetto di partenza resti\u00a0sempre lo stesso.<\/p>\n
\u00c8 vero ovviamente che non \u00e8 tutto rose e fiori: alle volte capita di rapportarsi con persone che sono delle vere e proprie spine nel cu… fianco, per\u00f2 diciamo che anche questo in caso cerco di divertirmi lo stesso traendo piacere dalla \u201csfida\u201d che questi mi lanciano. Lo studente che proprio non capisce o che continua a ripetere lo stesso errore mi stimola a cercare nuovi modi per insegnare una cosa, la modella che ha vari impedimenti fisici ma vuole assolutamente farsi legare e non puoi dirle di no (non si dice mai di no a una donna, \u00e8 un errore che si paga caro!) mi stimola ad adattare il mio bondage.
Questa \u201cprofessione\u201d non mi sento di consigliarla. Si fanno un sacco di sacrifici, si devono sempre cercare nuovi stimoli e, oltre a tutte le cose dette nelle domande precedenti, si hanno spesso le tasche vuote.<\/p>\n
L’unica \u201cricchezza\u201d, che poi forse \u00e8\u00a0l’unica importante, \u00e8 quella di spirito. Confrontarsi con tante persone, girare qua e l\u00e0, scambiare idee e opinioni, vedere come e dove vivono, eccetera\u2026 Questo s\u00ec penso mi abbia arricchito molto, ma se controlli il mio portafoglio, spesso e volentieri ci troverai solo scontrini.
Al momento per\u00f2, nonostante tutto, non mi pento della scelta di aver lasciato il mio vecchio lavoro. Prima guadagnavo uno stipendio ma non facevo qualcosa che mi soddisfaceva; andavo al lavoro solo per aspettare le 17,30 di venerd\u00ec, poi weekend di corde e la domenica sera il magone per essere di nuovo di fronte a un’altra settimana di pena. Adesso si sopravvive ma almeno faccio quello che mi piace, e penso che lo stipendio che prendevo prima non valesse minimamente tutto ci\u00f2.
Poi chiss\u00e0: magari tra qualche anno sar\u00f2 a vivere sotto un ponte e dir\u00f2 di aver fatto la cazzata pi\u00f9 grande della storia, ma ora che ci sono dentro me la godo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"