{"id":1624,"date":"2014-08-28T00:00:00","date_gmt":"2014-08-27T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ayzad.com\/2014\/08\/28\/scandalo-economia-2-0\/"},"modified":"2014-08-28T00:00:00","modified_gmt":"2014-08-27T22:00:00","slug":"scandalo-economia-2-0","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/scandalo-economia-2-0\/","title":{"rendered":"Ma che scandalo e scandalo! \u00c8 l’economia 2.0, baby…"},"content":{"rendered":"
L\u2019altro giorno, nel post sulla sessualit\u00e0 2.0 di James Franco<\/a>, abbiamo accennato al debutto imminente di un documentario da lui prodotto (ma diretto da Christina Voros) intitolato Kink<\/em><\/a>, che si pu\u00f2 tradurre grossomodo con \u2018vizietto\u2019. A differenza di quel che raccontano le pubblicit\u00e0 non si tratta <\/em>di un documentario sul BDSM<\/a> \u2013 i giochi erotici di dominazione \u2013 n\u00e9 tantomeno della prima opera su questo argomento. Kink esplora invece cosa accade dietro le quinte della pi\u00f9 grande casa di produzione specializzata nel campo della pornografia alternativa: un\u2019azienda di notevole successo che si chiama, guarda caso, Kink.com<\/em><\/a>. Kink.com \u00e8 figlia di Peter Acworth, uno studente in economia che nel 1997 venne folgorato da due cose: l\u2019articolo di un giornale finanziario che descriveva gli incredibili profitti del sito di bondage Insex<\/em><\/a>, <\/em>e la scarsit\u00e0 di bei video BDSM sul Web. Anche lo stesso Insex \u2013 fondato da un professore universitario e pioniere del concetto di \u201cporno interattivo\u201d, dove il pubblico da casa poteva influenzare gli show in streaming \u2013 aveva infatti un\u2019estetica violenta e angosciante, tanto da convincere un giudice a definirlo \u00abesplicito orrore sessuale<\/a>\u00bb e condannarlo alla chiusura. Questa nuova formula \u201csolare e amichevole\u201d riscosse immediatamente un enorme successo. Nel giro di un anno Acworth lasci\u00f2 gli studi ed espanse l\u2019attivit\u00e0 con dozzine di siti analoghi dedicati a ogni sfumatura (ahem) di perversione, riunendoli sotto il nuovo marchio \u2018Kink\u2019. Per farsi un\u2019idea dei riscontri ottenuti da quella che \u00e8 a tutti gli effetti un\u2019impresa digitale nata come tante startup californiane basta un aneddoto: nel 2006, mentre il 40% delle case di produzione di video per adulti chiudeva i battenti spinto alla bancarotta dalla rivoluzione di Internet, Kink si dovette comprare un nuovo studio abbastanza grande per ospitare tutti i suoi numerosi set. Naturalmente le proteste dei benpensanti non mancano, ma sono state tutte rintuzzate colpo su colpo. Dei manifestanti aggrediscono le attrici che vanno e vengono dallo studio? Acworth compare in pubblico ringraziando la polizia che le ha protette, e non manca di fare un riferimento alla differenza che passa fra la violenza di quell\u2019aggressione e i giochi consensuali nei suoi video. Il segreto del successo di quest\u2019imprenditore \u00e8 applicare al mondo reale le regole di comportamento tipiche della Rete. Anzich\u00e9 affrontare i troll o rifinire il proprio profilo Facebook da rimorchio, Acworth gioca da anni col mercato stravolgendone le regole. Se Cinquanta sfumature di grigio<\/em><\/a> punta tutto su una perversione inesistente, Kink mette online corsi di BDSM<\/a> che insegnano a tutti come lasciare Christian Grey nella polvere. Se i libri della James intrigano con scenari elitari e irraggiungibili, un\u2019ala dello studio viene messa a disposizione come club aperto a (quasi) tutti<\/a> per partecipare a nottate che farebbero impallidire Histoire d\u2019O<\/em><\/a>.<\/p>\n Certo, anche il fondatore di Kink.com non \u00e8 uno stinco di santo. Periodicamente compaiono infatti notizie sulle irregolarit\u00e0 degli spazi dell\u2019Armory \u2013 come la volta che qualcuno vi aveva costruito dentro un poligono di tiro non autorizzato<\/a> \u2013 o sugli stipendi \u201cstile Fornero\u201d<\/a> delle sue dipendenti, eppure Acworth \u00e8 sempre caduto in piedi.
Gi\u00e0 questo sarebbe parecchio interessante. \u00abSono rimasto affascinato da come questi performer affrontano davvero il dolore, mostrando al pubblico sensazioni molto intense e autentiche. \u00c8 l\u2019evoluzione del discorso artistico di Marina Abramovic\u00bb ha dichiarato furbamente Franco a uso dei mass media pi\u00f9 puritani \u2013 e in un certo senso \u00e8 vero. Assomiglia a sostenere di amare il Louvre per la qualit\u00e0 degli intagli delle cornici, ma vero.
Tornando invece nell\u2019ambito del plausibile, \u00e8 chiaro che qui entri in gioco la curiosit\u00e0 un po\u2019 morbosa di sbirciare cosa avvenga quando le telecamere si spengono, in un contesto cos\u00ec privato da essere tenuto nascosto perfino da chi dell\u2019esibizionismo ha fatto il proprio mestiere. Una specie di meta-pornografia, insomma. Quello che probabilmente non verr\u00e0 mostrato \u00e8 per\u00f2 l\u2019aspetto di maggior interesse per i lettori di Wired<\/em>: non la vita delle (sado)pornostar, bens\u00ec il funzionamento di un rivoluzionario impero mediatico fondato sulla Rete.<\/p>\n
In quattro e quattr\u2019otto Acworth fond\u00f2 quindi Hogtied.com<\/em>, un nuovo sito basato su una filosofia molto pi\u00f9 commerciale: le legature c\u2019erano eccome, ma per la prima volta comparivano anche luci e regia degne di tal nome, modelle attraenti, un vero piano di marketing e soprattutto l\u2019SSC<\/em>. Questo acronimo ampiamente usato nel mondo delle sessualit\u00e0 alternative sta per \u2018Sano, Sicuro, Consensuale\u2019: la differenza che passa fra le piacevolezze del BDSM com\u2019\u00e8 praticato da milioni di persone, e il sadomasochismo patologico fino ad allora rappresentato dalla maggior parte della pornografia. Hogtied fu per esempio il primo sito a includere prima e dopo ogni filmato un\u2019intervista con le protagoniste, in cui veniva eliminato ogni dubbio su possibili coercizioni o violenze nei loro confronti \u2013 che anzi avevano l\u2019occasione per confermare quanto si fossero divertite a farsi maltrattare davanti a una telecamera.<\/p>\n
La scelta ricadde su The Armory<\/em><\/a>, l\u2019ex arsenale di San Francisco. L\u2019edificio \u00e8 nientemeno che un castello di 19.000 metri quadri: per tranquillizzare il vicinato, che anche in una citt\u00e0 cos\u00ec progressista era comprensibilmente preoccupato dall\u2019arrivo di un piccolo esercito di pervertiti, Acworth si \u00e8 affrettato non solo a restaurarlo, ma perfino a organizzare visite guidate gratuite. Anche questo fa parte della sua strategia di marketing, naturalmente. Mostrando a tutti la seriet\u00e0 dell\u2019azienda, l\u2019attenzione alla sicurezza e alla salute dei cast, la serenit\u00e0 di ogni persona coinvolta e la\u2026 normalit\u00e0 di girare video sadomaso completamente etici, Kink ha disinnescato le critiche e s\u2019\u00e8 fatta perfino qualche nuovo amico (e cliente).<\/p>\n
Lo Stato della California discute una legge per rendere obbligatorio l\u2019uso di preservativi nei film porno? L\u2019imperatore di Kink \u2013 che sa bene che senza \u201cmoney shot\u201d il pubblico non acquisterebbe pi\u00f9 le sue produzioni \u2013 ne approfitta per osservare come in questo modo i continui test sulle malattie a trasmissione sessuale non sarebbero pi\u00f9 necessari, i performer starebbero meno attenti e \u00abaumenterebbero i contagi\u00bb. Una supercazzola da manuale, conclusasi con \u00abcomunque, se proprio non volete farmi lavorare qui vorr\u00e0 dire che sposter\u00f2 Kink e i suoi milioni di fatturato (e tasse) in Nevada. Fate pure.\u00bb Indovinate com\u2019\u00e8 andata a finire<\/a>.<\/p>\n
Persino poche settimane fa, quando \u00e8 stato processato per possesso di cocaina\u2026 e ne \u00e8 uscito illeso, addirittura sfruttando l\u2019occasione per denunciare in un post<\/a> lo stato della giustizia americana. \u00abA me \u00e8 andata bene perch\u00e9 sono bianco e ricco,\u00bb ha scritto in sostanza, \u00abma ho visto di persona come vengono trattate le persone meno fortunate ed \u00e8 uno scandalo!\u00bb Figuratevi l\u2019indignazione dei media statunitensi\u2026 e la pubblicit\u00e0 gratis che ne \u00e8 derivata. Ma nell\u2019economia 2.0 l\u2019unico scandalo sembra essere ignorare le nuove regole del gioco.<\/p>\n