{"id":1598,"date":"2014-06-02T00:00:00","date_gmt":"2014-06-01T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ayzad.com\/2014\/06\/02\/legami-recensione-la-padrona\/"},"modified":"2025-01-07T14:49:57","modified_gmt":"2025-01-07T13:49:57","slug":"legami-recensione-la-padrona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/legami-recensione-la-padrona\/","title":{"rendered":"Legami – La recensione di ‘La Padrona’"},"content":{"rendered":"
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LA SOLITUDINE DEI NUMERI UNO<\/strong> La Padrona<\/em><\/a>, di Ayzad, e-book disponibile su tutte le librerie on-line.<\/p>\n ‘La Padrona’ \u00e8 la biografia della prima dominatrice professionista italiana, o per lo meno, per ripetere le parole di Ayzad, la prima che abbia dichiarato pubblicamente di esserlo, ed anche una delle pi\u00f9 famose, se non la pi\u00f9 conosciuta e venerata in assoluto.<\/p>\n Non ho mai scritto una recensione, ed onestamente non so come si fa, ma avendo sempre apprezzato Ayzad come scrittore, mi ritrovo volentieri a provarci, sperando di non fare torto n\u00e9 al libro, n\u00e9 all\u2019autore, n\u00e9 alla protagonista. La storia del libro, ed il suo abstract, li ritrovate sul sito di Ayzad<\/a>, quindi \u00e8 inutile ripeterli qui. Io mi limiter\u00f2 a tentare di trascrivere le riflessioni che la lettura di un libro interessante sempre mi provoca, e che ritrovate qui appresso.<\/p>\n Devo dire che le prime pagine del libro di Ayzad non sono incoraggianti: dall\u2019autodescrizione introduttiva di Padrona Amanda, scritta in prima persona in linguaggio colloquiale, come tutto il libro, emerge un personaggio autoreferenziale, spaventosamente egocentrico (tanto da suggerire qualche venatura sociopatica), narcisista e mitomane, che nella sua carriera ha guadagnato miliardi, avuto migliaia di schiavi, schiantato innumerevoli cuori, goduto dell\u2019adorazione incondizionata di miriadi di sottomessi. Padrona Amanda \u00e8 bellissima, affascinante, sensuale, raffinata, imperiosa, ma soprattutto, come James Bond, non perde mai: ministri della repubblica, attori famosi, grandi sportivi, finanzieri internazionali, militari in carriera, tutti hanno strisciato obbedienti ai suoi piedi e sofferto sotto i suoi tacchi, insieme ad una infinit\u00e0 di \u201cgente comune\u201d. Nessuno che sia mai riuscito a tenerle testa, n\u00e9 sulla scena, n\u00e9 nella vita reale: un personaggio da fumetto, insomma.<\/p>\n La curiosit\u00e0 di confrontare quest\u2019immagine rutilante con la realt\u00e0 ti spinge a rovistare tra gli anfratti di internet, il cui Oceano, come quello reale, \u00e8 cosparso di spiagge remote e di isolette nascoste che raccolgono i relitti spinti a riva dalla risacca quando gi\u00e0 il vascello cui appartenevano \u00e8 tristemente naufragato: annunci con foto dimenticati su siti di incontri, spezzoni di blog o di forum dedicati alla sottomissione maschile, vecchi filmati.<\/p>\n Il risultato non \u00e8 confortante: una matrona scarmigliata ormai avanti negli anni, dall’espressione pi\u00f9 rabbiosa che altera, l\u2019aspetto decisamente ruspante, l\u2019inflessione assai rustica e l\u2019abbigliamento di scena pretenziosamente kitsch, quasi indistinguibile, prima facie, da quelle dominanti Femdom che lei stessa non si peritava di liquidare come \u201cciccione sfigate\u201d ( ma lei cicciona in effetti non lo era). Il contrasto tra questa immagine e l\u2019autocelebrazione del racconto rischia di produrre una Macchietta, di quelle che farebbero la felicit\u00e0 delle Jene, nell\u2019intervistarla per qualche servizio finto pruriginoso da mandare in onda in tarda serata. E ti viene il dubbio che certe acute osservazioni sul bdsm lasciate casualmente cadere qua e l\u00e0 nel corso del racconto siano pi\u00f9 un’integrazione prodotta dalla buona volont\u00e0 del ghostwriter \u00a0che il frutto dell\u2019autentica intuizione della narratrice.<\/p>\n Epper\u00f2.<\/p>\n Epper\u00f2, da quegli stessi spezzoni di internet emergono le foto di un dungeon incredibilmente attrezzato, perfettamente e razionalmente organizzato, costellato di oggetti di grande artigianato specializzato, un dungeon il cui allestimento deve davvero<\/i> essere costato una fortuna in dedizione, tempo e denaro. E da quegli stessi spezzoni di dialogo emerge davver<\/i>o la figura di una grande professionista, profonda conoscitrice di tecniche ed attrezzature, maniacalmente attenta alla sicurezza del cliente, scrupolosamente rispettosa della sua privacy, e dotata davvero<\/i> di quell\u2019intuito psicologico che le consentiva di penetrare il nucleo delle ossessioni dei suoi sottomessi, metterle a nudo ed aiutarli ad essere quel che realmente volevano essere: schiavi.<\/p>\n E ti viene da pensare che il nucleo di quello che chiamiamo BDSM non sta nelle chiacchiere che se ne fanno, nei resoconti auto incensanti ed auto assolutori che raccontiamo e ci raccontiamo, nelle foto di scena fatte sui set cinematografici, nei fumetti fantasiosi ed estremi, nelle vanterie da rimorchio, nella pretesa purezza del BDSM disinteressato, ma nella presenza reale<\/i>, nel confronto diretto, nel clangore della porta blindata del dungeon di Padrona Amanda che si chiude alle tue spalle, lasciandoti finalmente solo ad affrontare le tue ossessioni e una Padrona che ha promesso di fare strame di te \u2013 e che lo far\u00e0. <\/i><\/p>\n Perch\u00e9 il segreto del successo e della fama di Padrona Amanda \u00e8 stato probabilmente tutto qua, nell\u2019aver mantenuto rigorosamente le promesse, nel non aver mai fatto sconti, nell\u2019essersi pervicacemente mantenuta fedele al suo modello, autoritario, sprezzante, inflessibile, indifferente, costasse quel che costasse \u2013 nell\u2019essere stata se stessa dice lei nel racconto \u2013 e nell\u2019averlo fatto apertamente. Nell\u2019essere stata, insomma, come quasi sempre accade ai Numeri Uno, semplicemente la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto.<\/p>\n Non credo si possa capire il fenomeno Padrona Amanda se non si fa riferimento al contesto storico della sua entrata in scena, l’Italia della seconda met\u00e0 degli anni \u201970. IL BDSM non esisteva \u2013 nemmeno il nome era ancora stato inventato. Le deviazioni sessuali erano una roba innominabile, l\u2019omosessualit\u00e0 una malattia od una perversione dello spirito, il sadomasochismo una pratica da psicopatici. Non esisteva Internet con la sua pornografia a buon mercato, i siti dedicati, le comunit\u00e0; non esistevano i telefonini, con la loro facilit\u00e0 di comunicazione. C\u2019erano solo un paio di riviste semiclandestine, vendute in poche edicole specializzate, dove gli appassionati andavano a procurarsele indossando l\u2019impermeabilone acquistato alla bisogna, con i risvolti alzati sin sopra il naso, il cappellone calato sugli occhi e gli occhiali da sole pure in pieno inverno.<\/p>\n L\u2019unico mezzo per comunicare era l\u2019annuncio sulla rivista specializzata e la corrispondenza tramite Fermo Posta: attese strazianti, dubbi, incertezze, paure, sospetti. Soltanto i pi\u00f9 determinati, od i pi\u00f9 motivati, riuscivano a combinare qualcosa. Una selezione naturale spietata, se vogliamo.<\/p>\n Ma erano anche gli anni della Rivoluzione Sessuale, e dai racconti di Padrona Amanda, ma anche di tanti altri \u201coperatori\u201d della marginalit\u00e0 sessuale di quegli anni, si capisce che il fiume carsico della sessualit\u00e0 alternativa era gi\u00e0 un\u2019ondata di piena che premeva agli argini della societ\u00e0. Il merito di Padrona Amanda \u00e8 stato quello di abbattere il suo argine personale, ed invece di farsi travolgere dall\u2019onda, metterci su la sua tavola da surf e cavalcarla, lasciandosi trasportare sempre pi\u00f9 in alto \u2013 sempre pi\u00f9 sola. Perch\u00e9 capita anche che lo tsunami che hai cavalcato poi si esaurisca, e ti abbandoni, te e la tua tavola, su qualche isola sperduta del Pacifico, dove ti ritrovi da solo, senza pi\u00f9 onde da cavalcare. Un destino comune a molti Numeri Uno.<\/p>\n Le ultime pagine del libro di Ayzad assumono un tono pi\u00f9 intimistico, quasi patetico, da viale del tramonto, con la nostalgia dei bei tempi andati, l\u2019inquietudine per le nuove tecnologie di comunicazione che tutto corrompono, il rimpianto per i veri schiavi che non ci sono pi\u00f9 \u2013 e la riflessione sul senso di una vita spesa nel perseguimento di un solo obiettivo, cui tutto, davvero tutto il resto, \u00e8 stato sacrificato.<\/p>\n Queste pagine mi ricordano per certi versi alcuni passaggi di Memorie di un Uomo Inutile<\/em>\u00a0di Francesco Caravita di Sirignano, il maestro di cerimonie di Capri, l\u2019inventore della Dolce Vita, che spese tutta la vita nel fare l\u2019unica cosa che sapeva fare: il Principe. Sulla sua pietra tombale volle fosse iscritto l\u2019epitaffio: \u201cNon fece mai nulla di importante, ma non fece mai male a nessuno. Si divert\u00ec\u201d<\/p>\n Ecco, Padrona Amanda pass\u00f2 tutta la vita a fare l\u2019unica cosa che sapeva e voleva fare: la Domina, baciata dalla fortuna almeno nell\u2019aver saputo essere Domina in un momento in cui la forma di dominazione che le veniva naturale era quella che il mondo chiedeva – e che forse si aspettava.<\/p>\n Perch\u00e9 quello di Ayzad \u00e8, alla fine, un documento storico: la testimonianza di un SM che non esiste pi\u00f9, e che probabilmente mai torner\u00e0 ad essere. Non \u00e8 tanto il fatto che i veri schiavi non esistono pi\u00f9, \u00e8 che non esiste pi\u00f9 il terreno di coltura su cui quegli schiavi allignavano e prosperavano: l\u2019isolamento, la clandestinit\u00e0, l\u2019impossibilit\u00e0 di soddisfare facilmente le proprie pulsioni, l\u2019insofferenza crescente, il gusto \u2013 e la paura – \u00a0del proibito. La diffusione di internet, ma anche il cambiamento nel sentire comune, hanno inaridito quel terreno. Oggi praticamente chiunque pu\u00f2 trovare sfogo alle proprie pulsioni prima che incancreniscano sino a diventare un ossessione, ed il gusto del proibito si sta indirizzando altrove, in qualcosa di forse peggiore, ma certamente diverso. Mi figuro che per le giovani generazioni, per i nativi digitali che il bdsm se lo ritrovano tra i piedi anche quando non ne sono minimamente interessati, certi passaggi e certe descrizioni del racconto di Padrona Amanda risuonino ormai distanti ed incomprensibili come la passione dei gentlemen inglesi dei secoli scorsi per la caccia alla volpe.<\/p>\n Il libro di Ayzad \u00e8 come sempre ben scritto, scorrevole e di piacevole lettura. Non so tradurre in pagine cartacee il numero di pagine di un lettore elettronico, ma ho comunque completato la lettura in meno di tre ore: un impegno di tempo e di denaro che vale la pena spendere per una pagina di storia del BDSM.<\/p>\n Mi rendo conto adesso, a proposito, di quanto ci sarebbe da dire sull\u2019importanza che le Prodomme, ed i professionisti del BDSM in generale, hanno avuto nella nascita, nello sviluppo e nella definizione del BDSM come lo conosciamo oggi. Impegno senza il quale adesso probabilmente non staremmo neppure qui a parlarne. Ma mi rendo anche conto di aver scritto gi\u00e0 troppo, e non mi resta quindi che lasciare l\u2019incarico a qualche altro recensore meno prolisso.<\/p>\n [\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Recensione pubblicata originariamente sulla community BDSM Legami. 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