leather<\/em> palesemente a caccia di ragazzini impressionabili. \nPer carit\u00e0, capisco l\u2019utilit\u00e0 di scuotere le coscienze bigotte\u2026 tuttavia sono convinto ci sia una bella differenza fra l\u2019alimentare senza motivo tutti i pregiudizi ostili dei benpensanti e il sottolineare l\u2019esistenza di una parte sociale significativa, con le sue giuste istanze.<\/p>\n\u00c8 per questo che ho tirato un gran respiro di sollievo quando l\u2019iniziativa ha cominciato finalmente ad allinearsi ai suoi analoghi internazionali, abbandonando la provocazione antagonista a tutti i costi per abbracciare quell\u2019integrazione che, paradossalmente, mancava proprio nelle azioni di chi sosteneva di invocarla a pieno volume. Anzi: i numeri dimostrano che quel respirone lo hanno fatto anche tantissimi altri. Senza nulla togliere al lavoro strenuo e ingrato di tanti attivisti impegnati su altri fronti meno pubblici, da quando l\u2019approccio \u00e8 cambiato il Pride \u00e8 divenuto veramente un evento amato e supportato da tutti, che svolge un ruolo importante per promuovere anche obbiettivi sociali di portata storica. \nSarebbe eccessivo dire che oggi nel nostro paese ci sia una piena uguaglianza di diritti fra persone eteronormative e gay, o che le discriminazioni siano tutte cosa del passato\u2026 ma sicuramente il peggio \u00e8 superato. Soprattutto fra le generazioni pi\u00f9 giovani, l\u2019omo- o la bisessualit\u00e0 non sono pi\u00f9 stigmatizzate come nel secolo scorso. Perfino la fiction ha imparato ad andare oltre lo stereotipo del personaggio effemminato che parla in falsetto e molesta giovinetti fra un motto di spirito e l\u2019altro \u2013 sempre peraltro proiettato verso una fine tragica.<\/p>\n
I pride, dicevamo, sono solo l\u2019esempio pi\u00f9 eclatante di un approccio efficace. Perch\u00e9 essere unici e speciali sar\u00e0 pure favoloso, ma per vivere serenamente \u00e8 fondamentale anche potersi riconoscere entro un gruppo di pari \u2013 soprattutto se quel gruppo viene accettato e integrato nella cosiddetta societ\u00e0 civile. Allora ben venga marciare tutti insieme in armonia, seppure sotto agli striscioni del proverbiale arcobaleno di trib\u00f9 differenti. \nQuando si pu\u00f2, s\u2019intende, poich\u00e9 molte sessualit\u00e0 alternative non godono affatto di questo privilegio.<\/p>\n
Per dimostrarlo posso citare un aneddoto personale. Proprio durante una Settimana del Pride<\/em>, ero andato ad ascoltare la conferenza di una celebre psicologa e attivista per i diritti soprattutto delle donne gay, che mi aveva affascinato con le sue descrizioni di strutture istituzionali a sostegno delle persone omosessuali discriminate. Siccome mi aveva colpito molto anche la difficolt\u00e0 dichiarata nel reperire informazioni invece ben note alla comunit\u00e0 BDSM, alla fine dell\u2019incontro ero andato a offrirmi di metterla in contatto con i suoi omologhi in quell\u2019ambito. \nLa sua risposta merita di essere citata testualmente: \u00abGrazie, ma la mia associazione con voi depravati<\/em> ci lavora gi\u00e0\u00bb. E no, non si trattava di una battuta, ma del lapsus pi\u00f9 clamoroso che abbia mai sentito. Alla faccia dell\u2019integrazione delle diversit\u00e0!<\/p>\nSfortunatamente, a dispetto di tutto il lavoro fatto negli anni per educare a un approccio non giudicante nei confronti delle sessualit\u00e0 parafiliche, quel tipo di atteggiamento \u00e8 ancora molto diffuso non solo nella confusissima opinione pubblica ma \u2013 appunto \u2013 anche fra i professionisti. Qui si potrebbe obiettare che siamo tutti influenzati dalla morale comune, dai media, dalle religioni e cos\u00ec via; che certe devianze sono pi\u00f9 riprovevoli (davvero?) dell\u2019attrazione fra persone dello stesso genere; che la formazione in genere lascia impreparati nei confronti di questi temi\u2026 eccetera, eccetera, eccetera. \nResta per\u00f2 il fatto che gli individui con pulsioni erotiche fuori dal comune sono molto numerosi, e che spesso sono esclusi da ogni forma di integrazione e supporto perch\u00e9, tolte alcune community online, il pregiudizio preclude loro l\u2019accesso a tali forme di validazione sociale. Per queste persone il percorso compiuto dalla cultura gay nell\u2019ultimo mezzo secolo deve ancora cominciare \u2013 anche perch\u00e9 molte parafilie sono circoscritte alla camera da letto e non impongono l\u2019urgenza di riconoscimento delle coppie gay, che non possono certo vivere nascoste.<\/p>\n
A soffrire in segreto i loro universi erotici sono allora eserciti di praticanti di BDSM come di feticisti, di pet player<\/em>, di poliamorosi, di queer, di asessuali e cos\u00ec via. Queste persone hanno subito le dolorose conseguenze della stigmatizzazione o ne sono terrorizzate, pertanto si guardano bene dall\u2019esporsi. Non marciano per le strade, non hanno associazioni cui rivolgersi, non possono contare sugli attivisti, non hanno rappresentanza e spesso vengono derisi o mal giudicati perfino da altre sottoculture sessuali. Figuratevi se pensino di potersi rivelare a cuor leggero a un professionista della salute mentale, che di frequente \u00e8 ancora temuto come \u201cquello che potrebbe farti rinchiudere\u201d! \nDal punto di vista della sofferenza sociale, giustificata o no che sia, un individuo che nutra semplicemente un interesse anomalo innocuo si percepisce in una condizione analoga a quella di un pedofilo molestante o di uno zoofilo: un reietto senza speranza di trovare interlocutori compassionevoli, e men che meno disposti realmente ad aiutarlo. Ogni volta che sentiamo parlare di sottoculture floride, \u00e8 bene ricordarsi che sono solo la punta felice di un iceberg sommerso e piuttosto malandato \u2013 non per la parafilia in s\u00e9, ma per la sua interpretazione sociale.<\/p>\nIn qualit\u00e0 di operatori del benessere, ricordare l\u2019esistenza di questa dimensione troppo poco discussa pu\u00f2 fare la differenza fra gli strazianti diari di persone gay di appena cent\u2019anni fa e la gioia condivisa dei pride di oggi. Per contribuire a compiere una simile rivoluzione, a quel punto \u00e8 sufficiente sforzarsi di uscire da una visione normativa del sesso e mostrarsi aperti nei confronti delle pulsioni potenzialmente bizzarre degli interlocutori, invitandoli a condividere senza paura anche questo loro lato. Nel caso si riscontrassero disagi legati all\u2019isolamento descritto sopra, \u00e8 poi altrettanto importante non affrontarlo solo in chiave terapeutica, ma anche indirizzare il soggetto verso risorse e community affidabili, capaci di offrire quella validazione tanto anelata. Questo approccio vale ovviamente anche di fronte a disagi causati da sessualit\u00e0 insolite altrui. \nI risultati, vi prometto, li vedremo ai prossimi pride.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"
Questo articolo \u00e8 stato scritto originariamente per la rivista Psicologia Contemporanea La sfida della rappresentativit\u00e0 per le sessualit\u00e0 insolite Pur lavorando con ogni forma di sessualit\u00e0 non normativa, ammetto di non avere sempre avuto un buon rapporto con il movimento del Pride. Specie anni fa, quando era ancora solo \u201cgay pride\u201d e, in Italia […]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":14176,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[11,21],"tags":[],"class_list":["post-14175","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-parafilie","category-salute"],"yoast_head":"\n
Dov\u2019\u00e8 il mio Pride? - Ayzad<\/title>\n \n \n \n \n \n \n \n \n \n \n \n \n \n\t \n\t \n\t \n \n \n \n \n \n\t \n\t \n\t \n