{"id":13423,"date":"2020-08-05T16:52:39","date_gmt":"2020-08-05T14:52:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ayzad.com\/?p=13423"},"modified":"2020-08-06T17:42:11","modified_gmt":"2020-08-06T15:42:11","slug":"la-schwa-inclusiva-e-i-cambiamenti-faticosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/la-schwa-inclusiva-e-i-cambiamenti-faticosi\/","title":{"rendered":"La schwa inclusiva e i cambiamenti faticosi"},"content":{"rendered":"
Dobbiamo parlare. A essere precisi: dobbiamo decidere come parlare \u2013 o per lo meno scrivere \u2013 perch\u00e9 \u2018sta cosa del linguaggio inclusivo va affrontata una volta per tutte.<\/p>\n
Come si diceva anche poco tempo fa in un\u2019intervista<\/a>, la lingua italiana ha il problema di essere implicitamente sessista:<\/p>\n \u00ab\u2026in italiano per fare un discorso generico si usa la forma maschile. Sembra una sciocchezza, ma a furia di ripeterla mille volte giorno dopo giorno si finisce col creare un atteggiamento mentale in cui un genere vale meno dell\u2019altro. Ci\u00f2 viene rafforzato anche da tante frasi fatte: una persona in gamba \u201cha le palle<\/em>\u201d; una cosa frivola \u00e8 \u201cda froci<\/em>\u201d, e chi ha un timore \u201cfa la femminuccia<\/em>\u201d. A volte vengono proposte soluzioni impraticabili, tipo usare asterischi e nuovi vocaboli, ma gi\u00e0 rendersi conto del problema fa molto per ridurre le discriminazioni\u2026\u00bb<\/p><\/blockquote>\n Si tratta di un problema ben noto, che \u00e8 stato preso in considerazione anche a livello istituzionale<\/a> ma che alla fine si scontra con banali questioni di praticit\u00e0. Non solo infatti la lingua italiana \u00e8 costruita su fondamenta strutturali che non \u00e8 possibile cambiare senza far crollare anche tutti gli elementi a esse collegate, ma quando si introduce una variante bisogna soprattutto fare i conti con le abitudini lessicali. Per fare un esempio concreto: oggi una \u201csoluzione\u201d relativamente comune per riferirsi a persone di qualsiasi genere sessuale \u00e8 utilizzare l\u2019asterisco. \u00abCar* tutt*\u2026\u00bb, scrivono certi attivisti inclusivi, e il problema \u00e8 risolto\u2026 fino a quando quella frase non deve essere pronunciata ad alta voce. L\u2019unica scappatoia \u00e8 sostituire gli asterischi con circonlocuzioni che francamente non si possono sentire, tipo: \u00abCari tutti, care tutte e care persone non binarie\u2026\u00bb. A parte le diatribe sull\u2019ordine in cui presentare i generi, ve lo immaginate un discorso tutto cos\u00ec?<\/p>\n Se conoscete l\u2019inglese s\u00ec, perch\u00e9 in quella lingua \u00e8 frequente espandere le frasi con la formula \u00abhe or she\u00bb – che peraltro non tiene conto delle identit\u00e0 queer e comunque\u2026 \u00e8 orribile. Infatti da qualche tempo va per la maggiore un\u2019altra soluzione: adottare il plurale inclusivo \u2018they\u2019. Che uso pure io perch\u00e9 non sar\u00e0 bellissimo ma funziona, almeno fino a quando non si deve tradurre e ci si ritrova con obbrobri quali \u00abla persona con cui vivi, che mangiano pizza tutti i giorni\u2026\u00bb.<\/p>\n Ma allora come si pu\u00f2 rendere l\u2019italiano pi\u00f9 equo per tutt*? Una proposta interessante \u00e8 arrivata qualche tempo fa da una fonte superqualificata, la sociolinguista Vera Gheno<\/a>, che suggerisce di adottare la schwa<\/em><\/a>. La schwa \u00e8 il simbolo fonetico (\u2018\u0259\u2019) che indica una vocale presente in molti dialetti ma non nell\u2019italiano scolastico, e che funziona in modo identico a quello degli asterischi offrendo per\u00f2 il vantaggio di essere pronunciabile. In compenso \u00e8 difficile da digitare<\/a>, e s\u00ec: ha un suono discretamente orrendo<\/a>.<\/p>\n Confesso che fino a ieri non l\u2019avrei proprio presa in considerazione, ma Vera \u00e8 stata bersagliata da una tale quantit\u00e0 di critiche anche violente da suggerire che fosse il caso di esaminare la questione pi\u00f9 da vicino. I ragionamenti che ho fatto sono praticamente uguali a quelli riassunti qui sotto da Matteo Flora:<\/p>\n
\nIn altre parole: a cambiar modo di parlare si fa fatica, cos\u00ec le innovazioni per avere successo devono essere soprattutto comode da usare. E purtroppo non \u00e8 affatto il nostro caso.<\/p>\n