{"id":1317,"date":"2017-12-19T00:00:00","date_gmt":"2017-12-18T23:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ayzad.com\/2017\/12\/19\/linkedin-discriminazione\/"},"modified":"2017-12-19T00:00:00","modified_gmt":"2017-12-18T23:00:00","slug":"linkedin-discriminazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/linkedin-discriminazione\/","title":{"rendered":"Il giorno che LinkedIn mi ha murato fuori, e altre storie di discriminazione cieca"},"content":{"rendered":"

Fra scrivere, studiare, l\u2019attivit\u00e0 di personal coach<\/a>, i corsi e un po\u2019 di fondamentale applicazione della teoria, di solito sono piuttosto impegnato. Per questo motivo \u2013 e un sano disprezzo per le liti insensate \u2013 non do molta importanza ai social network, salvo uno: LinkedIn<\/em>, dove l\u2019atmosfera di solito \u00e8 meno tossica e tutto \u00e8 incentrato sui collegamenti professionali. Credo di essere stato addirittura uno dei primi iscritti, quindi potete immaginarvi il numero di \u201clink\u201d con altri utenti che ho accumulato nel corso degli anni.
Anzi, gi\u00e0 che ci siete, immaginatevi pure la mia sorpresa il mese scorso, quando accedendo al sito ho scoperto che il mio profilo fosse stato eliminato.<\/p>\n

A essere precisi \u201cil tuo account \u00e8 stato limitato<\/a>\u201d perch\u00e9 la mia identit\u00e0 non era stata verificata. Secondo regolamento, per risolvere sarebbe bastato inviare una scansione di un documento di identit\u00e0 con cui dimostrare che il mio nome anagrafico fosse effettivamente \u2018Ayzad\u2019.
Solo che \u2013 sorpresa sorpresa \u2013 non lo \u00e8. Lavoro con questo nome d\u2019arte da pi\u00f9 di quindici anni e decine di migliaia di persone in tutto il mondo mi conoscono solo cos\u00ec, ma ovviamente non c\u2019\u00e8 nessuna carta d\u2019identit\u00e0 che vi corrisponda, come minimo perch\u00e9 non ho un \u201ccognome\u201d. Il motivo per cui lo ho scelto mi viene chiesto spesso e potete leggere la risposta completa in
molte interviste<\/a>, ma il succo \u00e8 questo: prima dell\u2019attacco alle Twin Towers un nome orientale suonava figo; all\u2019inizio volevo tenere la mia identit\u00e0 kinky separata da un\u2019altra vita professionale; e soprattutto, ci tengo a proteggere me e le persone che amo da fanatismi facilmente prevedibili. Inoltre ritengo che scegliersi la propria identit\u00e0 costituisca un importantissimo gesto di liberazione dal ruolo di figli di qualcuno per affermarsi come persona indipendente, ma quella \u00e8 una fissa solo mia. Ci\u00f2 che viene invece ampiamente condiviso \u00e8 che scrittori, artisti e creatori di contenuti possano farsi universalmente conoscere tramite pseudonimo: i dettagli potete chiederli a Sting, Lady Gaga, Carlo Collodi, Emilio Salgari, Stan Lee, Voltaire, Bono, Vin Diesel, Tot\u00f2, Cicciolina, Caparezza o infiniti altri<\/a>.<\/p>\n

Cos\u00ec, dato che sono ampiamente noto come Ayzad e ho parecchi modi per dimostrare di essere davvero me stesso, ho educatamente spiegato la situazione. Dopo <\/em>aver cercato dappertutto un contatto col servizio di assistenza che non fosse nascosto \u2013 ovvio, no? \u2013 a chiunque non fosse gi\u00e0 un membro verificato.<\/p>\n

\"linkedin2\"<\/p>\n

[Trad. \u2013 Salve, mi chiamo XXXYYY, sono da molti anni un membro di LinkedIn e da ormai 15 anni lavoro sotto lo pseudonimo letterario di \u2018Ayzad\u2019. Ho appena scoperto che il mio profilo \u00e8 stato sospeso \u2018fino a identificazione tramite documento d\u2019identit\u00e0\u2019, ma naturalmente i miei documenti non sono stati emessi col nome d\u2019arte. Posso fornirvi letteralmente migliaia di prove di essere davvero io tramite ci\u00f2 che faccio online, attraverso contatti professionali, identificazione del viso\u2026 tutto quel che vi pare, tranne un documento d\u2019identit\u00e0 istituzionale.<\/span>
Oltre che per le ricadute professionali, all\u2019essere stato oggetto di attacchi, aggressioni e altro per via del mio lavoro di attivista per i diritti LGBT, cambiare nome sul profilo non \u00e8 accettabile. Vi prego di suggerirmi come procedere per riportare online il mio profilo di LinkedIn. Grazie per l\u2019aiuto.] <\/span><\/p>\n

\u00a0<\/strong><\/p>\n

Che ha prodotto la seguente risposta<\/p>\n

\"linkedin3\"<\/p>\n

[Trad. \u2013 Salve, XXXYYY. Mi scuso per averci messo cos\u00ec tanto a rispondere e grazie per la pazienza. Nella sezione \u2018Cosa fare e non fare\u2019 dell\u2019Accordo con l\u2019Utente di LinkedIn hai accettato di usare il tuo vero nome sul profilo. Sappi che il tuo account \u00e8 stato creato in violazione dell\u2019Accordo e che verr\u00e0 bloccato in via permanente. Grazie per la collaborazione. Saluti.]<\/span><\/p>\n

 <\/p>\n

A questo punto vi invito a continuare fino alla fine della corrispondenza, perch\u00e9 si fa interessante. Qui il punto non \u00e8 neanche la risposta di vaffanculo automatica riservata agli stimati clienti di LinkedIn, ma le implicazioni dell\u2019essere costretti a sottostare a una politica tanto scombinata (che peraltro non sono nemmeno sicuro sia la stessa di quando mi ci iscrissi). Cos\u00ec ho cercato di spiegarmi meglio\u2026<\/p>\n

\"linkedin4\"<\/p>\n

[Trad. \u2013 Grazie della risposta, che naturalmente dal mio punto di vista \u00e8 insoddisfacente. Pi\u00f9 nello specifico, pur comprendendo il principio di fondo:<\/span>
1) Usare uno pseudonimo ufficiale, stampato su decine di migliaia di libri e adottato da pi\u00f9 di una dozzina d\u2019anni in pubblico, su pubblicazioni professionali, eccetera, equivale alla mia identit\u00e0 ufficiale. Suppongo che non chiudereste gli account di autori quali Dr. Seuss, Mark Twain o George Orwell, o di gente tipo Sting, Madonna, Nicholas Cage o Lady Gaga siccome non corrispondono a quelli sulla loro carta d\u2019identit\u00e0, no? Questa \u00e8 precisamente la stessa situazione.<\/span>
2) Impedirmi di utilizzare la mia identit\u00e0 commerciale su un sito orientato al business influisce gravemente sul mio lavoro. D\u2019altro canto non consentire a un legittimo utente di usare la vostra piattaforma non pu\u00f2 che essere contrario alla mission dell\u2019azienda.<\/span>
3) Una delle ragioni (ma non la sola) per cui opero sotto pseudonimo \u00e8 l\u2019essere un attivista per i diritti LGBT in un paese in cui tale attivit\u00e0 espone al rischio di attacchi e violenze, di cui sono gi\u00e0 stato vittima diverse volte. Mi pare che LinkedIn non supporti la discriminazione n\u00e9 desideri mettere in pericolo i propri utenti, eppure ci\u00f2 \u00e8 precisamente ci\u00f2 che accadrebbe se usassi la mia identit\u00e0 anagrafica nel profilo.<\/span>
Vi invito di conseguenza a riconsiderare la nostra corrispondenza nell\u2019ottica di quanto sopra, sapendo che posso fornire ampie prove di essere davvero me stesso. Grazie per il vostro aiuto.]<\/span><\/p>\n

 <\/p>\n

\u2026ma in cambio ho ricevuto solo un\u2019altra risposta automatica, persino pi\u00f9 maleducata della prima.<\/p>\n

Nelle settimane seguenti mi sono rivolto al management italiano di LinkedIn per avere assistenza o quanto meno per discutere la questione, e poi al loro quartier generale europeo. Tutte le comunicazioni sono cadute nel nulla, e a tutt\u2019oggi resto escluso da quella che \u00e8 indiscutibilmente la piattaforma di business pi\u00f9 importante al mondo.<\/p>\n

Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Molti social network e perfino alcuni forum spingono da anni per imporre una politica di \u201csolo nomi reali\u201d: l\u2019obbiettivo ufficiale \u00e8 impedire comportamenti illegali sulle loro piattaforme, mentre lo scopo pi\u00f9 concreto \u00e8 poter profilare meglio gli utenti per poter vendere dati pi\u00f9 precisi ai loro vero clienti, cio\u00e8 gli inserzionisti. Potrebbe anche trattarsi di un compromesso accettabile, se non finisse col causare numerosi problemi.
Diciamola tutta: la mia disavventura come scrittore si potrebbe archiviare sotto \u2018problemini statisicamente improbabili e facilmente risolvibili\u2019, se solo i ticket di assistenza venissero gestiti da veri esseri umani. La questione pi\u00f9 importante \u00e8 tuttavia la sicurezza personale di
varie categorie di utenti<\/a>, perch\u00e9 in certi casi divulgare il proprio nome pu\u00f2 comportare conseguenze molto serie \u2013 o addirittura letali.<\/p>\n

Pensate a un antagonista politico che usi Internet per criticare democraticamente un regime oppressivo; pensate a una minoranza laica che viva in nazioni che impongono una religione di Stato; pensate agli attivisti sociali che combattono poteri ingiusti; pensate a persone di discendenza etnica straniera che operino in societ\u00e0 razziste. Pensate, gi\u00e0 che siamo su questo sito, a chi viene discriminato per via della sua sessualit\u00e0.
Il tipo di caso al quale si pensa subito sono le persone transessuali che non hanno ancora completato la transizione legale o non vogliono farlo, il cui nome registrato non corrisponde affatto alle loro identit\u00e0. Per questi individui essere di tanto in tanto costretti a firmare documenti ufficiali col nome originario \u00e8 un fastidio giustificabile; vedere esposta l\u2019identit\u00e0 che hanno tanto lottato per modificare ogni qual volta interagiscano online equivale invece a una persecuzione. Ma c\u2019\u00e8 chi se la passa molto peggio.<\/p>\n

Vi ricordate di quella volta in cui Facebook<\/em> voleva che un attivista gay etiope<\/a> si lasciasse incarcerare per 15 anni tanto per assecondare la sua politica sui nomi reali? O della sua pi\u00f9 recente minaccia<\/a> di pretendere che appiccichiate una vostra foto del viso \u2018riconoscibile\u2019 a fianco di ogni dichiarazione, tipo per esempio \u00abmi infastidisce che squadristi neonazisti facciano agguati ai miei vicini di casa, irruzione nelle loro abitazioni, li pestino e imbarazzino di fronte al mondo<\/a>\u00bb. Quale pensate che sarebbe la conseguenza pi\u00f9 probabile? Oppure diciamo che siete donne che mettono in discussione il partriarcato in paesi estremisti in cui esprimere certe idee ti pu\u00f2 far linciare per stregoneria<\/a>. Non \u00e8 che un filo di anonimit\u00e0 online in pi\u00f9 potrebbe fare comodo? No, dico\u2026 \u00e8 una cosa talmente ovvia che perfino gli assassini del Ku Klux Klan sono arrivati ad auspicarla<\/a>!
In realt\u00e0 si tratta di una questione vecchia come il cucco. Enti come la EFF si
impegnano politicamente contro il divieto di pseudonimi<\/a> da decenni (ed \u00e8 gustoso come non sia riuscito a trovare documenti analoghi in italiano). Ma cosa possiamo fare per spingere le multinazionali di Internet a rivalutare regole dettate dall\u2019avidit\u00e0?<\/p>\n

Nel mio piccolo caso, posso scrivere questo articolo per ricordare agli dei di LinkedIn chi sono, e le sgradevoli conseguenze di occuparsi di sessualit\u00e0 alternative in un paese cattolico e criptofascista. Tipo essere insultati a mezzo stampa per cinque mesi<\/a> di fila per avere accettato l\u2019invito di un\u2019universit\u00e0 a tenere una conferenza sul BDSM, perfino da importanti politici. Oppure possono leggersi l\u2019interrogazione parlamentare<\/a> con cui un senatore<\/a> \u2013 noto per avere ripetutamente cercato di reistituire il Partito Fascista<\/a> in Italia \u2013 ha sfruttato un altro mio intervento accademico, dandone una descrizione immaginaria per cercare di vietare che gli atenei trattino sessualit\u00e0 non normative. E vi risparmio i dettagli su altre minacce e aggressioni.<\/p>\n

Quel che posso fare \u00e8 dichiarare che LinkedIn stia consapevolmente discriminandomi attraverso il divieto di usare una importante risorsa globale per il lavoro a meno che non metta a repentaglio la mia sicurezza personale – per non parlare dell\u2019assurdit\u00e0 di pretendere che mi presenti con un nome professionalmente irriconoscibile. Avendo loro esposto i dettagli del caso, insistere nell\u2019applicare rigidamente una politica conto l\u2019uso di nomi d\u2019arte equivale alla volont\u00e0 esplicita di danneggiarmi \u2013 e danneggiare chiunque altro si trovi in condizioni analoghe.
Sinceramente non mi aspettavo di dover portare la questione in pubblico per vederla riconoscere. Ma fino a che non la smetter\u00e0 di negarmi quello che alcune corti hanno
stabilito essere un diritto universale<\/a>, il management di LinkedIn non ha certo il diritto di restare al riparo dalle lamentele.<\/p>\n

 <\/p>\n

AGGIORNAMENTO – Sei mesi e infiniti appelli dopo, LinkedIn mi ha poi riattivato l’account – con la promessa di non bannarlo mai pi\u00f9. Sto studiando il modo migliore per ringraziarli nonostante tenga le dita fermamente incrociate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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