{"id":1300,"date":"2018-04-25T00:00:00","date_gmt":"2018-04-24T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ayzad.com\/2018\/04\/25\/samuel-spano-nine-stones\/"},"modified":"2018-04-25T00:00:00","modified_gmt":"2018-04-24T22:00:00","slug":"samuel-spano-nine-stones","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/samuel-spano-nine-stones\/","title":{"rendered":"Il divertimento di traumatizzare i lettori \u2013 Intervista a Samuel Spano, autore di Nine stones"},"content":{"rendered":"

Vi ricordate i miei applausi da fanboy a Sunstone<\/a><\/em>, la graphic novel che ho amato per il suo rapporto realistico e positivo con la realt\u00e0 del BDSM<\/a>? Un paio di mesi fa ne ho incontrato il gemello malvagio: una nemesi perfetta che inverte il segno di tutto ci\u00f2 che rappresentava quell\u2019opera. Anche Nine stones<\/a> <\/em>\u00e8 un fumetto nato su web e arrivato poi in edicola, ma al posto di protagoniste lesbiche ha una coppia di ragazzi (adolescenti, non adulti); invece di mostrare giochi erotici sani, sicuri & consensuali<\/a> punta a una violenza splatter; ignora lo stile occidentale per strizzare l\u2019occhio al mondo dei manga, e gi\u00e0 che c\u2019\u00e8 ambienta la storia fra crimine, degrado e follia anzich\u00e9 nella new economy pettinata.<\/p>\n

Insomma, in teoria dovrebbe essere proprio il tipo di prodotto di cui non potrebbe fregarmi di meno. Non fosse che Nine stones \u00e8 anche realizzato parecchio bene, sta raccogliendo un buon successo editoriale e ha un giro di fan assurdamente grande per un\u2019opera cos\u00ec anomala. Non ho quindi potuto fare a meno di studiare che razza di pubblico leggesse una roba simile\u2026 e nel farlo ho scoperto il rapporto decisamente particolare che intrattiene con il suo creatore, l\u2019italianissimo Samuel Spano. Figuratevi se mi lasciavo scappare l\u2019occasione di intervistarlo\u2026 \u00a0<\/p>\n

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Ciao, Samuel! Dopo aver letto\u00a0<\/em>Nine stones\u00a0sono davvero curioso di scoprire cosa si annidi negli anfratti della tua mente… ma forse \u00e8 il caso di cominciare dalle informazioni di base. Come preferisci presentarti?<\/em><\/p>\n

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Ciao, e grazie mille per questa bellissima intervista! Sono un ragazzo di 34 anni, nato femmina, che ha sempre avuto la spinta a disegnare e a usare questo mezzo per esprimersi visto che non ero molto bravo con le parole. Quello che si nasconde negli anfratti della mia mente \u00e8 ancora un bel mistero: pi\u00f9 scavo e pi\u00f9 mi accorgo che non c’\u00e8 esattamente un fondo o una fine. Quel poco che ho capito in anni e anni di terapia psicologica e di autoanalisi \u00e8 che tutto parte molto probabilmente dall’esigenza di gestire certe forze che dentro di me erano probabilmente pi\u00f9 presenti che in altre persone. Fra queste c\u2019erano l’eccessiva emotivit\u00e0 e una incapacit\u00e0 a esternare quello che provavo verbalmente. Il disegno mi ha aiutato molto a buttare fuori il mio marasma emotivo e sopratutto a poterlo osservare da fuori. Una delle cose che ovviamente sublimavo di pi\u00f9 era la rabbia che provavo nei confronti del mio sviluppo fisico al femminile, verso la preadolescenza. Nel mio immaginario primordiale c’era sempre una ragazza che voleva volare, liberarsi da una condizione che non le apparteneva, agganciata a dei \u201cfili\u201d, mezza automa e sempre imprigionata da qualcosa – e un ragazzo spuntato dal mondo mio onirico, libero e magnetico, che ho trasportato su carta cos\u00ec come lo sognavo. Ma usavo il disegno sopratutto per immedesimarmi in segreto nel corpo che non avevo, quello di un uomo.\u00a0<\/p>\n

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\"Samuel Samuel Spano<\/p>\n

Da appassionato di fumetti ho trovato la tua opera molto interessante per la sua potenza innovativa, ma anche per quanto risulta spiazzante. Il parallelo pi\u00f9 vicino che posso trovare \u00e8 con il Tarantino degli inizi, che sconvolse Hollywood unendo uno stile impeccabile con la dissacrazione metodica di tutti gli standard che fino ad allora venivano dati per scontati. Nine stones \u00e8 un fumetto occidentale con contenuti manga; una storia d’amore basata sulla violenza; un’opera da edicola mainstream piena di temi tab\u00f9; una vicenda erotica che non ha niente di sessuale… Insomma, che razza di strano animale stai allevando?<\/em><\/p>\n


<\/em>Io adoro Tarantino: \u00e8 il mio fratello maggiore immaginario, quello intelligente che sa fare le cose. Dal basso dei miei limiti mentali e strutturali (tecnicamente ho una valanga di cose da imparare e chiss\u00e0 se le imparer\u00f2 mai) posso solo dire che lo sento affine a me dal suo punto di vista di cosa rappresenti la “violenza” nel nostro immaginario collettivo, nella necessit\u00e0 proprio fisica di trasportarlo su carta o pellicola. Nine Stones parla di \u201cpotere\u201d su vari livelli: quello materiale, la mafia; quello di dipendenza emotiva verso chi ha presa su di noi, e quello che hanno su di noi i mostri che ci portiamo dentro. Nine stones \u00e8 un prodotto dell’abisso, pi\u00f9 una creatura lovecraftiana che un animale, e muta forma in base a chi lo legge. L\u00ec dentro ognuno vede se stesso. Per questo ci sono molti punti di vista diversi, ma sopratutto molta paura di quel che racconta, perch\u00e9 non \u00e8 qualcosa di \u201crivoluzionario\u201d sui contenuti, ma sulle emozioni che suscita nelle persone.\u00a0<\/p>\n

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Per uno nato come me nel secolo scorso fa un certo effetto vedere gli stilemi degli\u00a0<\/em>yaoi\u00a0(fumetti gay adolescenziali) giapponesi cos\u00ec integrati in un’opera europea, e addirittura italiana. Certo, dopo quarant’anni di colonizzazione degli\u00a0<\/em>anime\u00a0<\/em>era un fenomeno prevedibile – tuttavia mi chiedo se questo significhi anche che abbiamo davvero raggiunto una globalizzazione dell’eros. Tu che ne pensi?<\/em><\/p>\n


<\/em>In realt\u00e0 lo yaoi \u00e8 un genere che si sta tentando di superare. L’ho scoperto quando gi\u00e0 nel mio immaginario era pieno di adolescenti omosessuali, quindi l’ho accolto nella mia vita con entusiasmo. Che si \u00e8 spento per\u00f2 nel giro di un paio d’anni: la maggioranza delle storie aveva sempre le stesse dimaniche e pure trovando yaoi di per s\u00e8 molto interessanti, finivano sempre a ricalcare gli stessi stereotipi che questo genere narrativo, nato con delle esigenze precise verso le ragazze giapponesi, era costretto ad avere. Appoggio in pieno lo scopo che hanno: pornografia prevalentemente femminile che deve fare presa sopratutto sui sentimenti, ma che soddisfa anche e sopratutto per le scene di sesso esplicite. Non c’\u00e8 nulla di male. Elevarli non avrebbe senso, perch\u00e9 il loro scopo primario non ha grandi pretese. Anche se poi esistono storie yaoi che sono davvero complesse e per nulla banali, ma sempre nell’ottica che alle ragazze piace sopratutto essere coinvolte oltre che solo \u201ceccitate fisicamente\u201d. Per il resto reputo questo genere un po’ limitante. In Nine Stones ho cercato di scimmiottare questi clich\u00e9 del genere yaoi per poi sovvertirli e distruggerli concentrandomi su altro: in questo caso sulle dipendenze di potere. Ma non ho giocato solo con gli stereotipi yaoi: l’ho fatto anche su quelli shonen (cio\u00e8 per adolescenti) in generale.\u00a0<\/p>\n

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Ok, va bene giocare a sorprendere i lettori… Per\u00f2 seguendo il dialogo che tieni aperto con loro online si parla dichiaratamente di un preciso intento di traumatizzarli. Tu stesso ti descrivi come una carogna peggiore di George Martin, che ammazza senza riguardi i personaggi del\u00a0<\/em>Trono di spade\u00a0<\/em>per esigenze narrative: nel tuo caso c’\u00e8 addirittura il gusto di tormentare emotivamente chi ti legge, al punto di aver reso la tua malvagit\u00e0 una\u00a0<\/em>vera icona<\/a><\/em>! Mi spiegheresti un po’ questo aspetto, che ho idea costituisca parte integrante dell’opera?<\/em><\/p>\n


<\/em>Per come la vedo io \u00e8 un gioco divertente, lo stesso genere di sadismo che ha il gestore della casa degli orrori. Dal mio punto di vista uccidere un personaggio \u00e8 \u201ctroppo poco\u201d: ci vuole qualcosa che superi la morte, che addirittura la faccia vedere come superflua rispetto alle dinamiche che si stanno costruendo nella storia. Quello che mi piace fare di solito \u00e8 ingannare i lettori, sopratutto nel loro istintivo attaccamento per personaggi diversi, e usare gli stereotipi narrativi per creare delle trappole emotive. Questo perch\u00e9 sono molto affascinato da un aspetto umano presente in tutti noi: non siamo buoni n\u00e8 cattivi, al massimo lo sono le nostre scelte. Quelle scelte sono una conseguenza delle mille altre fatte nel passato, che ci hanno poi portato a quel determinato punto in cui o spezziamo il loop o cadiamo di nuovo nei soliti schemi. Il lettore si sente trascinato dalle sue stesse manie e perversioni, che non si possono esprimere per molti motivi nella vita reale, ma allo stesso tempo vive un forte attaccamento emotivo alle dinamiche. Molti, pur non volendo continuare a leggerlo perch\u00e9 \u201ctroppo violento\u201d, sono costretti da se stessi, da qualcosa che gli spinge da dentro a proseguire la lettura. Mi maledicono letteralmente, per questo.\u00a0<\/p>\n

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\"Nine<\/p>\n

Un’altra cosa che fa impressione in Nine stones \u00e8 anche l’associazione fra un tratto per certi versi da \u201cAccademia Disney\u201d e contenuti di una brutalit\u00e0 che farebbe drizzare i capelli in testa anche a tanti autori underground. E qui viene inevitabile chiedersi come sia possibile che il tuo fumetto venga venduto senza divieti d’et\u00e0, considerato il rischio che possa essere equivocato per un \u201cgiornalino per bambini\u201d…<\/em><\/p>\n


<\/em>Il mio intento \u00e8 stato creare un cortocircuito mentale dovuto proprio dall’attrito prodotto osservando lo stile di disegno e contemporaneamente i suo contenuti forti, perch\u00e9 siamo cresciuti con un immaginario preciso, in cui uno stile di disegno richiama per forza temi rassicuranti. In Nine stones ho aumentato quella sensazione di spaesamento e mancanza di punti di riferimento narrativi, quelli che ti dicono a prima vista di che genere sia qualcosa, che di solito l’editoria usa per orientarci. Nine Stones \u00e8 una storia per adulti, e online ho sempre cercato di evitare che i contenuti pi\u00f9 estremi fossero visti facilmente e sopratutto inconsapevolmente grazie ad avvisi vari. Per il cartaceo invece \u00e8 facolt\u00e0 dell’editore mettere un divieto o no. Nel caso di Nine stones non ha sentito la necessit\u00e0 di farlo, considerando anche molti altri fumetti con contenuti anche pi\u00f9 estremi che ha pubblicato (cose come 7-prigionieri-7cannibali<\/em>). Poi il problema dello scambiare qualcosa per bambini quando non lo \u00e8 un discorso molto antico: purtroppo qui pi\u00f9 che di responsabilit\u00e0 editoriale si parla di \u201cgenitori disfunzionali\u201d, che vedono per esempio i cartoni animati per forza come per bambini. Gli stessi che anni fa portarono i figli piccoli al cinema a vedere Devilman<\/em> perch\u00e9 era un \u201ccartone animato\u201d, quindi chiaramente per bambini. Nine stones ha delle copertine inequivocabili, e se un genitore ha la brillante idea di comprarlo perch\u00e9 \u201clo stile di disegno sembra disney\u201d nonostante i personaggi ricoperto di sangue, non avrebbe visto nemmeno un ipotetico simbolo di avviso.<\/p>\n

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Allora vediamo la cosa da un altro punto di vista. Immaginiamo uno scenario possibile e diciamo che l’equivoco sia gi\u00e0 avvenuto, che un ragazzino abbia letto il tuo fumetto e gli sia piaciuto. Ovviamente, cos\u00ec come non si mettono disclaimer anti-violenza in altre opere di fiction sul crimine, nemmeno Nine stones ne ha. La tua opera per\u00f2 presenta il sadomasochismo patologico come un ideale d’amore senza sottolineare particolarmente che il BDSM sano e i rapporti etici in generale siano tutta un’altra cosa. Quindi il minorenne in questione, che di solito non ha gli strumenti per comprendere tutte le implicazioni della cosa, vede i tuoi personaggi come dei modelli relazionali. Sappiamo tutti che solo le persone molto disturbate si lasciano ispirare dalla fiction – che si tratti di fumetti, videogiochi o film – ad agire comportamenti pericolosi, tuttavia l’impatto psicologico\u00a0<\/em>pu\u00f2 essere immenso<\/a><\/em>. Come vivi questa potenziale responsabilit\u00e0 come autore?<\/em><\/p>\n


<\/em>Tenuto conto che non \u00e8 stata mia la scelta di non mettere un avviso, un ragazzino senza la supervisione dei genitori sarebbe effettivamente anche pi\u00f9 attirato a comprarlo sopratutto con il disclaimer, magari mandando \u201cil cugino pi\u00f9 grande\u201d a comprarlo. Basta ricordarci come eravamo noi da piccoli, che leggevamo Dylan Dog<\/em> a 11 anni di nascosto da tutti, nonostante alcuni edicolanti si rifiutassero di venderlo ai minori (ci fu anche un’interrogazione parlamentare sulla violenza esplicita sui fumetti, all’epoca). L’immaginario che abbiamo noi adulti, l’idea che possiamo controllare tutto quello che fanno gli adolescenti, \u00e8 solo un’illusione. Da adulti dobbiamo semmai impegnarci a dare il prima possibile ai ragazzini gli strumenti interpretativi dei contenuti, e quando riusciamo essere insieme a lui o lei quando legge o vuole vedere determinate immagini forti. Sopratutto sui fatti di cronaca, pi\u00f9 che sui fumetti e i film. Ho paura che il problema sia principalmente sugli adulti, che sono a disagio con loro stessi e che non hanno mai avuto dei veri strumenti interpretativi, e quindi difficilmente riescono a passarli a un giovane.<\/p>\n

La censura serve pi\u00f9 a tranquillizzare gli adulti, a mettere un tappo che effettivamente a \u201cplacare gli animi dei ragazzini\u201d facendoci credere che li possiamo tenere sotto controllo. La nostra storia ci insegna davvero tutt’altro. Ed \u00e8 forse pi\u00f9 questa forma di “controllo” smisurato a generare repressione negli adolescenti, esacerbando il loro sentito emotivo, generando disturbi comportamentali importanti. L’adulto fatica a rivedere se stesso in un’adolescente, quando sono solo persone uguali a noi ma in una fase della loro vita molto pi\u00f9 delicata, in cui non hanno ancora capito molto del mondo e di loro stessi – e la loro energia esplosiva, dovuta al carico ormonale enorme, \u00e8 ai massimi storici. Hanno bisogno di meno censura e pi\u00f9 \u201cdirezione\u201d, di usare i media per sfogarsi ma sopratutto imparare a saper distinguere la realt\u00e0 dalla fantasia. Non di essere messi in una campana di vetro, perch\u00e9 noi adulti effettivamente certe cose non riusciamo a spiegarle.<\/p>\n

Di solito le terribili conseguenze della repressione fanno incattivire le persone, giovani o adulti che siano. L’impatto psicologico nel leggere una storia come Nine Stones \u00e8 direttamente proporzionale al carico emotivo represso di un individuo: meno sar\u00e0 represso meno sar\u00e0 deleterio. Allora perch\u00e9 non concentrarci di pi\u00f9 sull’educazione emotiva che sulla censura? Quando delle reazioni fisiche-emotivo esplodono dentro e fuori da un adolescente \u00e8 sicuramente pi\u00f9 forte che su un adulto. Di solito si cerca erroneamente di rifiutarlo, di dirgli cose come \u00abprovare certe cose \u00e8 sbagliato\u00bb, quando in questo caso avrebbe bisogno di qualcuno che lo aiuti a elaborare queste suo modo di sentire, a rassicurarlo che sono \u201ccose\u00a0 normali\u201d e semmai insegnare a gestirle, osservandosi mentre ha questo tsunami di sensazioni prepotenti. Spiegare che non c’\u00e8 nulla di male a essere cos\u00ec, ma che il potere dell’essere umano \u201csano\u201d sta nella \u201cscelta\u201d, non nella repressione e nella menzogna. Il problema vero \u00e8 aiutare gli adolescenti ad avere una buona empatia e una sana mentalizzazione – termini di cui la maggioranza delle persone adulte non sa nemmeno il significato senza googlare – anzich\u00e9 chiudere gli occhi di fronte alle \u201ccose brutte\u201d.<\/p>\n

Tutti siamo potenziali assassini e criminali: \u00e8 la \u201cscelta\u201d a fare la differenza<\/a>, non la natura delle persone, che non si pu\u00f2 contenere ma solo direzionare. Infatti gli psicotici non hanno scelta: sono purtroppo malati mentali. Non sono nemmeno dei mostri: possono essere mostruosi i loro gesti, e sopratutto hanno bisogno di molto aiuto. A uno psicotico basta un testo sacro, non Nine Stones letto per sbaglio, per fare una strage.\u00a0<\/p>\n

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A proposito: come sta andando con le critiche dagli onnipresenti benpensanti?<\/em><\/p>\n


<\/em>In realt\u00e0 ce ne sono stati pochi. I benpensanti \u201creligiosi\u201d non si sono mai palesati, probabilmente perch\u00e9 la risonanza di questo fumetto non \u00e8 ancora cos\u00ec forte. Rimane un fumetto di nicchia, che ha avuto in discreto seguito ma non tale da generare polemiche. Ci sono state solo alcune affermazioni divertenti, pi\u00f9 moraliste che benpensanti – come lamentarsi che i protagonisti non abbiano usato il preservativo in una scena di sesso\u2026 senza notare che erano ricoperti dal sangue di un estraneo appena ucciso. Ammazzare s\u00ec, scordarsi il preservativo no: delle priorit\u00e0 un tantino sballate.<\/p>\n

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\"NineNon ci vuole un grandissimo psicologo per immaginare un legame fra la violenza contro i corpi che caratterizza la tua opera e la trasformazione fisica del tuo percorso di transizione di genere, che ha sorpreso molte persone quando l’hai annunciato non molto tempo fa. Serve per\u00f2 una notevole arroganza per dare per scontato che sia davvero cos\u00ec, quindi preferisco chiedere a te, che sei sicuramente la fonte pi\u00f9 attendibile, che rapporto ci sia fra le due cose.<\/em><\/p>\n


<\/em>Come per tutti gli adolescenti a cui non hanno dato mezzo strumento di interpretazione, ma solo una lista infinita di cose da non fare perch\u00e9 altrimenti sarei finito all’inferno, ho subito molta repressione da parte di un contesto famigliare fortemente cattolico. La consapevolezza che sia la repressione stessa della violenza a generare violenza l’ho maturata da molto giovane, tanto da prendere io stesso la scelta di rappresentare su dei fogli questa violenza invece di esercitarla sugli altri, come facevano con me senza problemi. Quindi mi sfogavo con il disegno, con lo sport, tanto da diventare un adolescente molto pacato. Ovviamente la mia situazione era esacerbata dalla disforia di genere, qualcosa di cui avevo un terrore immenso, per l’inferno di cui sopra. Il disegno mi aiutava molto a sublimare questo disagio: disegnando personaggi maschili in situazioni diverse, sopratutto sessuali, potevo sia sfogare la mia aggressivit\u00e0, la mia spinta erotica sia, almeno nella fantasia, identificarmi in un corpo maschile.\u00a0<\/p>\n

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Nine stones allora \u00e8 anche una terapia? Solo per te, o la consiglieresti anche ad altri?<\/em><\/p>\n


<\/em>Nine Stones, come ho detto prima, \u00e8 come uno specchio: ognuno ci vede la sua immagine riflessa. Pu\u00f2 non piacergli questa immagine, quindi le reazioni sono sempre molto diverse ma molto incisive.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Vi ricordate i miei applausi da fanboy a Sunstone, la graphic novel che ho amato per il suo rapporto realistico e positivo con la realt\u00e0 del BDSM? Un paio di mesi fa ne ho incontrato il gemello malvagio: una nemesi perfetta che inverte il segno di tutto ci\u00f2 che rappresentava quell\u2019opera. 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