{"id":1018,"date":"2017-04-05T00:00:00","date_gmt":"2017-04-04T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ayzad.com\/2017\/04\/05\/educazione-sessuale-italia\/"},"modified":"2017-04-05T00:00:00","modified_gmt":"2017-04-04T22:00:00","slug":"educazione-sessuale-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ayzad.com\/it\/educazione-sessuale-italia\/","title":{"rendered":"Come sta l’educazione sessuale in Italia? – Intervista con Nicoletta Landi"},"content":{"rendered":"
\u00ab\u00c8 colpa della mancanza di educazione sessuale!\u00bb; \u00ab\u00c8 colpa dell\u2019influenza oscurantista della Chiesa<\/a>!\u00bb<\/p>\n Le discussioni sui problemi sessuali dell\u2019Italia di solito si riconducono tutte a queste due accuse \u2013 senz\u2019altro giustificate, ma un po\u2019 semplicistiche. Cos\u00ec tanto, in effetti, che su questo sito non le affronto quanto si dovrebbe<\/a> proprio per evitare di ripetere banalit\u00e0 o, al contrario, di impelagarmi in disquisizioni sofistiche. Questa volta per\u00f2 \u00e8 diversa.<\/p>\n Qualche tempo fa al laboratorio di etnosemiotica di Bologna si \u00e8 tenuto infatti Dal BDSM all\u2019educazione sessuale per adolescenti<\/em><\/a>, <\/em>un incontro che ha affrontato la questione della cultura della sessualit\u00e0 in maniera particolarmente intelligente. Come se non bastasse, a tenerlo c\u2019era una mia vecchia conoscenza. Nicoletta Landi \u00e8 stata infatti la prima fra gli ormai tanti laureandi che mi hanno intervistato per le loro tesi sulle sessualit\u00e0 insolite, ed \u00e8 stato un grande piacere ritrovarla dall\u2019altra parte della cattedra. Cos\u00ec grande che ne ho approfittato per restituirle il favore con una lunga intervista in cui abbiamo cercato di fare il punto sullo stato dell\u2019educazione sessuale nel nostro paese. \u00a0<\/em><\/p>\n \u00a0<\/em><\/p>\n Cominciamo dalle basi: chi sei e di cosa ti occupi?<\/em><\/p>\n Mi chiamo Nicoletta Landi, ho trentatr\u00e9 anni e sono un\u2019antropologa. Mi occupo prevalentemente di sesso e sessualit\u00e0, promozione della salute e adolescenza lavorando su questi temi sia in veste di ricercatrice, sia come formatrice. Sviluppo e conduco, infatti, percorsi educativi per giovani e adulti su benessere sessuale e relazionale associando a un approccio pi\u00f9 prettamente sanitario, un\u2019attitudine alla sessualit\u00e0 che intende comprendere e valorizzare tutte le sfumature socio-culturali che la influenzano.<\/p>\n Faccio parte di varie associazioni di categoria: SIAA (Societ\u00e0 Italiana Antropologia Applicata), EASA (European Association for Social Anthropology), CREA<\/a> (Centro Ricerche Etno-Antropologiche) e ANPIA<\/a> (Associazione Nazionale Italiana Antropologia Professionale).<\/p>\n <\/p>\n Il titolo della tua conferenza mi ha colpito molto per due motivi. Il primo \u00e8 che compariva il termine \u2018educazione alla sessualit\u00e0\u2019: una cosa ben distinta dall’educazione sessuale, e che come sostengo da anni viene spesso ignorata bench\u00e9 abbia un’enorme importanza sociale. Lavorando sul campo che idea ti sei fatta della questione? <\/em><\/p>\n Personalmente preferisco usare l\u2019espressione \u201ceducazione alla sessualit\u00e0\u201d perch\u00e9 ha una caratterizzazione pi\u00f9 ampia e meno sanitaria di quella, pi\u00f9 diffusa In Italia, di \u201ceducazione sessuale\u201d. Nella seconda si tende infatti a far rientrare i percorsi pi\u00f9 focalizzati sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle infezioni sessualmente trasmissibili che vengono generalmente proposti dai servizi sanitari come gli Spazi Giovani o i Consultori. Queste a mio avviso sono questioni centrali, ma parlare di \u201csesso sicuro\u201d non pu\u00f2 trascendere dal considerare aspetti della sessualit\u00e0, delle relazioni e della salute molto articolati che richiedono un approccio pi\u00f9 ampio. Mi riferisco agli orientamenti e alle identit\u00e0 sessuali, ai modelli e agli stereotipi di genere, e a questioni centrali come quella del consenso, del piacere e della pluralit\u00e0 sessuale. Anche le policy internazionali parlano sempre di pi\u00f9 di \u201ccomprehensive sexuality education\u201d – come ad esempio l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 nel documento \u201cStandard per l\u2019educazione sessuale in Europa<\/a>\u201d\u2013 ma in Italia la situazione resta complicata. Un\u2019altra dicitura molto usata nel nostro Paese \u00e8 \u201ceducazione all\u2019affettivit\u00e0\u201d, che per\u00f2 a mio parere rischia di enfatizzare la dimensione emotivo-relazionale della sessualit\u00e0 tralasciandone la caratterizzazione pi\u00f9 corporea. In base alla mia esperienza sia di ricercatrice sia di formatrice freelance, nei percorsi educativi mi sento quindi di suggerire di valutare e valorizzare quanto pi\u00f9 possibile tutta la complessit\u00e0 che caratterizza la sessualit\u00e0: questa infatti coinvolge corpi, emozioni, relazioni, identit\u00e0. Dimensioni che andrebbero considerate in un\u2019ottica integrata.<\/p>\n <\/p>\n Qual \u00e8 la situazione italiana per quanto riguarda l\u2019educazione alla sessualit\u00e0 per adolescenti? <\/em><\/p>\n Nonostante in Italia si sperimenti poco nell\u2019ambito della promozione della salute sessuale,\u00a0 esistono iniziative e servizi molto attivi sul territorio che si rifanno ai pi\u00f9 contemporanei dettami internazionali, come quello appena citato dell\u2019OMS. Per la mia ricerca di dottorato io stessa ho fatto parte dell\u2019equipe che in Emilia-Romagna ha sperimentato e diffuso un percorso educativo che si orienta nell\u2019aria della promozione della salute sessuale pi\u00f9 globale.\u00a0 Si tratta di W l\u2019amore<\/em><\/a>, un progetto destinato agli studenti e alle studentesse delle classi terze della scuola secondaria di primo grado che coinvolge anche insegnanti e famiglie. Ha l\u2019obiettivo di rendere capillare l\u2019educazione alla sessualit\u00e0 facendola rientrare nella formazione scolastica costruendo una collaborazione tra la scuola, i servizi sanitari territoriali e le famiglie. S\u2019ispira a un percorso olandese che si chiama Long Live Love<\/em><\/a>, attivo nei Paesi Bassi da ben venticinque anni.<\/p>\n In Italia, diversamente da come avviene in gran parte dei Paesi europei, non esiste una legge nazionale che regoli l\u2019educazione alla sessualit\u00e0, a parte la 405\/1975<\/a> che istituisce i consultori familiari. La frammentazione delle posizioni a riguardo e, di conseguenza, la discontinuit\u00e0 dei finanziamenti e delle iniziative limitano la possibilit\u00e0 concreta di realizzare interventi efficaci e genera profonde disuguaglianze rispetto alla possibilit\u00e0 per i ragazzi di accedere a risorse attraverso cui autodeterminare il proprio benessere sessuale e affettivo. Oggi fortunatamente il dibattito su questi temi, sia a livello accademico sia pi\u00f9 ampiamente sociale, \u00e8 molto vivo ed esistono molte esperienze educative \u2013 di associazioni, gruppi e\/o singoli – che si occupano di educazione al genere, di prevenzione del (cyber)bullismo – anche di stampo omofobico – e di sessualit\u00e0 in senso ampio.<\/p>\n <\/p>\n Secondo te come si potrebbe migliorare ancora in quest\u2019ottica?<\/em><\/p>\n Personalmente mi auspico che si arrivi, prima o poi, a parlare e a fare quella che mi piace definire \u201ceducazione sessuata\u201d: un\u2019educazione in cui la sfera della sessualit\u00e0 non sia relegata\u00a0 solo a progetti specifici ma a tutti i processi di apprendimento. In questo senso tutti gli spazi educativi, superato un approccio di tipo emergenziale volto a prevenire prevalentemente i comportamenti a rischio, rappresenterebbero un\u2019occasione per promuovere il benessere sessuale e affettivo di ciascuno.<\/p>\n L\u2019educazione \u00e8 un percorso che dura tutta la vita, \u00e8 un processo di confronto inter-soggettivo, intergenerazionale, graduale, che coinvolge le persone nella loro complessit\u00e0. I corpi sessuati \u2013 dei giovani ma anche degli adulti – non dovrebbero pi\u00f9 essere considerati elementi da normare, direzionare, contenere, ma risorse creative e su cui costruire nuove e pi\u00f9 plurali visioni riguardanti il sesso e la sessualit\u00e0.<\/p>\n <\/p>\n Hai trovato delle differenze fra il livello di educazione degli adulti e quello degli adolescenti? O fra la cosiddetta \u201cgenerazione digitale\u201d e le precedenti, o su base geografica…?<\/em><\/p>\n Si tratta di un discorso molto complicato, poich\u00e9 \u00e8 molto difficile generalizzare rispetto alle conoscenze, all\u2019approccio di ciascuno sia alla sessualit\u00e0 in generale sia agli spazi in cui confrontarsi su questi temi (come ad esempio uno dei miei laboratori). L\u2019et\u00e0, il genere, il background e l\u2019ambiente sociale, culturale, familiare in cui si vive sono tutti fattori che contano allo stesso modo e che rendono molto difficile rispondere. Anche la definizione \u201cgenerazione digitale\u201d risulta, secondo me, un po\u2019 riduttiva: per tutti, di l\u00e0 dall\u2019et\u00e0 anagrafica, Internet e i social network rappresentano un luogo in cui esistere, relazionarsi, apprendere. Non sono solo i pi\u00f9 giovani a usare Internet per trovare risposte a domande riguardanti la sessualit\u00e0 o per tessere relazioni affettive e sessuali.<\/p>\n Rientrerebbe nell\u2019idea \u2013 un po\u2019 moralista a mio avviso – che le nuove generazioni siano sempre un po\u2019 peggio di quelle che le hanno precedute. Lavorando molto con i ragazzi e le ragazze adolescenti, invece, mi rendo conto che \u00e8 il caso di considerarli e di relazionarsi con loro in maniera aperta, senza stereotipi.<\/p>\n <\/p>\n In realt\u00e0 il senso della domanda non era quello, ma di capire quanto di vero ci sia nelle semplificazioni che vengono proposte dai mass media quando si parla della sessualit\u00e0 dei \u201cgiovani\u201d, una fascia d\u2019et\u00e0 sempre pi\u00f9 indefinita e mitizzata. Proviamo per esempio a concentrarci sugli adolescenti cos\u00ec come li conosci nel tuo lavoro educativo\u2026<\/em><\/p>\n Il loro bello \u00e8 che mi sorprendono sempre! Dalla mia esperienza posso dire che i ragazzi e le ragazze (pre) adolescenti sono pi\u00f9 disposti degli adulti a mettersi in discussione per quanto riguarda il confronto su sesso e sessualit\u00e0. Sono pi\u00f9 curiosi, fanno domande, dicono la loro. Credo ci\u00f2 avvenga perch\u00e9 non sono molte le occasioni in cui possono confrontarsi con una persona non giudicante e non troppo adulta su temi cos\u00ec delicati e importanti. Ovviamente ci sono quelli pi\u00f9 a loro agio e quelli pi\u00f9 riservati, per motivi legati all\u2019et\u00e0, all\u2019esperienza o al sentire personale. Io cerco di rispettare le sensibilit\u00e0 di tutti usando molto l\u2019ironia e metodi di lavoro interattivi. Questo approccio sembra funzionare, soprattutto con le ragazze. \u00a0Anche i maschi sono molto interessati a questi temi, ma si sentono probabilmente meno legittimati \u2013 da un punto di vista sociale \u2013 a parlare di emozioni, desideri, dubbi. A volte mi rendo quindi conto che fanno pi\u00f9 fatica a esporsi nonostante abbiamo molte curiosit\u00e0 e domande sul tema, restando cos\u00ec pi\u00f9 ancorati a dei riferimenti che vengono principalmente dalla pornografia mainstream online. Oggi \u00e8 infatti questa a costituire la pi\u00f9 importante fonte di informazioni, suggestioni e riferimenti per i pi\u00f9 giovani (e non solo) in materia di sessualit\u00e0 e salute.\u00a0 Mi sento di dire che i ragazzi e le ragazze ricevano molti stimoli \u201csessuali\u201d in tutti gli ambienti in cui vivono ma che, allo stesso tempo, abbiano pochi spazi di confronto su tali questioni. Il discorso \u00e8 complesso, ma diciamo che in base alla mia esperienza non credo possa essere solo la pornografia a definire e stimolare i desideri erotico-relazionali di giovani e adulti.<\/p>\n <\/p>\n Ecco: parlando invece degli adulti come li descriveresti, in questo ambito?<\/em><\/p>\n Gli adulti sono spesso meno disponibili a mettersi in discussione perch\u00e9 sembrano essere pi\u00f9 radicati a convinzioni e valori sviluppati nel corso della vita. Anche in questo caso dipende, ma in generale posso sostenere che se le conoscenze pi\u00f9 o meno ci sono, quello che manca \u00e8 l\u2019atteggiamento propositivo verso la contraccezione e, soprattutto, la prevenzione. Sebbene il sesso, in realt\u00e0, non sia mai completamente sicuro perch\u00e9 implica il confronto con l\u2019altro ed \u00e8 quindi un salto nel vuoto, ci sono molti modi attraverso cui viverlo senza rischi per s\u00e9 e per gli altri. A quanto per\u00f2 ho visto, le conoscenze non sempre coincidono con scelte corrette sul piano della contraccezione e della prevenzione.<\/p>\n Esempio: quasi tutti sanno – pi\u00f9 o meno, ribadisco – come evitare una gravidanza indesiderata o una infezione sessualmente trasmissibile, ma sono in pochi e poche a prendersi cura in maniera continuativa del proprio stato di salute sessuale usando, per esempio, sempre e correttamente il preservativo e\/o facendo i test del caso. Le persone con cui mi confronto nella vita lavorativa e privata sembrano lasciare la propria salute un po\u2019 al caso: non considerano cio\u00e8 la salute sessuale come uno spazio in cui sperimentare in maniera consapevole e sicura, ma pi\u00f9 come un ambito in cui improvvisare e azzardare.<\/p>\n Insomma: la strada \u00e8 lunga e tortuosa. Per questo il mio suggerimento \u00e8 di lavorare non solo sugli aspetti sanitari della sessualit\u00e0 ma su tutto ci\u00f2 che la influenza ma che spesso viene tralasciato: modelli di genere e di relazione, affettivit\u00e0, relazione con s\u00e9 stessi e con gli altri, rafforzamento della capacit\u00e0 cognitivo-relazionali e autodeterminazione di ciascuno.<\/p>\n Farlo in Italia non \u00e8 facile: bisognerebbe partire dalle basi, dall\u2019idea che la sessualit\u00e0 rappresenti una sfera importante della vita di ciascuno, giovane o adulto che sia, e che parlarne in maniera aperta e orizzontale sia possibile e auspicabile per il benessere di tutti.\u00a0 \u00a0<\/p>\n <\/p>\n Ricordo che uno sport nazionale di quand’ero ragazzo io fosse leggere la rubrica delle lettere alle riviste lette dalle nostre coetanee, tipo <\/em>Cio\u00e8 o <\/em>Top girl, per farsi gran risate sull’ignoranza che traspariva da molte domande sul sesso. C’erano cose come: \u00abCi siamo baciati e lo ho sfiorato per sbaglio sui pantaloni: sono rimasta incinta?\u00bb, \u00ab\u00c8 vero che ai ragazzi lo sperma esce solo di notte?\u00bb o \u00abSto mangiando molti funghi ma il seno non mi cresce: sono malata?\u00bb. Certi dubbi assurdi persistono anche oggi, o i \u201cgiovani italiani medi\u201d hanno altre preoccupazioni?<\/em><\/p>\n Innanzitutto c\u2019\u00e8 da dire che poter ascoltare queste domande e avere la possibilit\u00e0 di rispondere, come capita a me, \u00e8 un privilegio. Quando i ragazzi e le ragazze \u2013 in un\u2019attivit\u00e0 di gruppo o lontano dagli altri perch\u00e9 \u00abti posso chiedere una cosa in privato che davanti agli altri mi vergogno?\u00bb – mi fanno queste domande a volte buffe, a volte assurde e ogni tanto preoccupanti \u00e8 uno dei momenti pi\u00f9 belli del mio lavoro. Nel momento in cui mi affidano dei dubbi su cui stanno magari rimuginando da parecchio e che un forum on-line<\/a> non potr\u00e0 mai completamente risolvere, io mi emoziono sempre un po\u2019 e torno adolescente. Forse \u00e8 proprio per questo che le loro domande non mi sembrano mai tanto strane o ridicole: poich\u00e9 mi accorgo che sono guidate dalle stesse insicurezze ed emozioni che vivevo anch\u2019io a quindici anni e che, tutto sommato, sono le stesse che sento ancora oggi nelle interazioni tra adulti.<\/p>\n Le cose che mi chiedono riguardano infatti sia questioni legate al corpo e al sesso ma anche dubbi sull\u2019amore e le relazioni. Tra tette che non crescono mai abbastanza, peni sempre in cerca di rassicurazioni sulle dimensioni e mestruazioni che non arrivano, spesso mi capita quindi di rispondere a quesiti quali: \u00abcome faccio a capire se sono innamorato?\u00bb, \u00absi possono amare due persone contemporaneamente?\u00bb, \u00abcome faccio a far capire a quella persona che mi piace?\u00bb<\/p>\n Naturalmente la maggior parte delle domande riguarda i cambiamenti del corpo durante l\u2019adolescenza, le pratiche sessuali, la prima volta, la contraccezione, la prevenzione. Rappresentano i dubbi di ragazzi e ragazze sessualmente attivi ma che tuttavia sono spesso a corto di conoscenze sugli aspetti pi\u00f9 complessi riguardanti la sessualit\u00e0: il piacere, la sicurezza, il consenso, il negoziare desideri e limiti con i partner. Tieni conto che lavoro con giovani dagli undici anni in su, e soprattutto nel caso dei ragazzi e delle ragazze pi\u00f9 giovani, che non hanno avuto ancora esperienze sessuali e\/o di relazione, gran parte delle domande viene dalla visione di porno online e non da esperienze dirette.<\/p>\n Sono tutte le domande tipo: \u00abPerch\u00e9 le donne quando fanno sesso urlano?\u00bb, \u00abCos\u2019\u00e8 lo squirting?\u00bb, \u00abSi pu\u00f2 fare sesso con una gallina?\u00bb, \u00abCos\u2019\u00e8 il sadomaso?\u00bb. Cercano conferme, sondano il terreno, provocano, si divertono, definiscono il proprio immaginario, i propri desideri e le proprie possibilit\u00e0 di azione e relazione.<\/p>\n <\/p>\n Ecco, l\u2019altro elemento che m\u2019era saltato all\u2019occhio nel titolo della tua conferenza era ovviamente il riferimento al BDSM. Quale rapporto ha con l\u2019educazione alla sessualit\u00e0? <\/em><\/p>\n A dire la verit\u00e0 negli anni non sono state tante le domande a riguardo. Certo \u00e8 che per me, al fine di sviluppare un approccio aperto alla sessualit\u00e0, l\u2019aver fatto una ricerca sul BDSM \u00e8 stato fondamentale. Nel 2009, infatti, mi sono laureata in Antropologia culturale ed etnologia proprio svolgendo un\u2019indagine sul sadomasochismo erotico consensuale. Dalle persone con cui mi sono confrontata per portare avanti lo studio in questione ho appreso quanto siano multiformi, articolati e plurali i desideri sessuali e relazionali. Ho imparato a non dare nulla per scontato e a comprendere le prospettive erotiche di tutti. Direi che il mio approccio all\u2019educazione alla sessualit\u00e0 \u00e8 guidato dallo stesso principio che ispira le pratiche BDSM, ovvero quello che promuove un\u2019idea di attivit\u00e0 e rapporti SSC<\/a> (Sani, Sicuri, Consensuali). Credo che in entrambi i casi \u2013 quello dell\u2019educazione alla sessualit\u00e0 e del BDSM \u2013 le questioni pi\u00f9 importanti su cui riflettere e continuare a lavorare siano proprio quelle del piacere e del consenso.<\/p>\n <\/p>\n Ti confesso che sono piacevolmente stupito da come tu riesca a trattare questi temi in ambiti istituzionali, specie rivolgendoti ai pi\u00f9 giovani. La mia esperienza personale \u2013 e quella di tanti educatori \u2013 \u00e8 che gli apparati statali siano completamente refrattari, se non ostili, a qualsiasi approccio che non sia ultracattolico\u2026 <\/em><\/p>\n Non \u00e8 cos\u00ec facile come sembra! Un po\u2019 per motivi pi\u00f9 squisitamente legati alle difficolt\u00e0 della libera professione, un po\u2019 per il clima ambiguo che circonda la promozione della salute sessuale in Italia. Se da un lato le persone con cui parlo del mio lavoro si dicono entusiaste e si auspicano che si parli sempre di pi\u00f9 di salute e sessualit\u00e0, dall\u2019altro succede spesso di trovare diffidenza. In particolare, durante la sperimentazione del progetto W l\u2019amore<\/em> che ho seguito col personale dello Spazio Giovani di Bologna mi \u00e8 capitato di raccogliere molte testimonianze provenienti da gruppi di genitori che, prevalentemente per motivi ideologici, si sono scagliati contro il progetto in questione e pi\u00f9 in generale contro l\u2019educazione alla sessualit\u00e0. Le critiche sono quelle di incitare i giovani a fare sesso, a farli \u201cdiventare\u201d omosessuali, di insegnare loro la masturbazione, di iniziarli ad argomenti lontani dal loro vissuto di \u201cbambini\u201d o di scavalcare l\u2019educazione familiare.<\/p>\n <\/p>\n Ah, volevo ben dire\u2026 Fra l\u2019altro, secondo te da dove nascono questi pregiudizi \u2013 e preconcetti \u2013 cos\u00ec assurdi? <\/em><\/p>\n Negli ultimi anni questo tipo di critiche sono state ricondotte a quella strampalata definizione di \u201cideologia gender\u201d, ovvero l\u2019idea secondo cui attraverso l\u2019educazione al genere e alla sessualit\u00e0 si voglia distruggere l\u2019ordine naturale che regola le identit\u00e0 e le relazioni tra le persone e, pi\u00f9 specificatamente, tra i generi. Non si tratta necessariamente di prospettive di matrice religiosa, ma legate alla visione della sessualit\u00e0 ambigua e gravemente mancante di basi che purtroppo domina l\u2019opinione pubblica italiana. Il sesso \u00e8 sicuramente un tema di cui amiamo discutere privatamente e pubblicamente, ma sui cui siamo poco disposti a metterci in gioco e di cui non sappiamo in realt\u00e0 granch\u00e9. C\u2019\u00e8 molta confusione su cosa siano l\u2019orientamento sessuale, l\u2019identit\u00e0 di genere; i toni sono spesso aggressivi e le conoscenze approssimative.<\/p>\n Stesso discorso vale per i modi attraverso cui, da adulti, definiamo e trattiamo gli adolescenti. Quanto siamo disposti a conoscerli e quanto, invece, li usiamo come strumento per polarizzare opinioni e posizioni strumentali?<\/p>\n Credo inoltre che le critiche mosse ai progetti di educazione alla sessualit\u00e0 arrivino anche dalla scarsa conoscenza che le persone hanno dei servizi socio-sanitari e della promozione della salute sessuale in generale. W l\u2019amore, come molti altri percorsi formativi, non ha l\u2019obiettivo di plasmare opinioni o di scavalcare l\u2019educazione familiare. Lo scopo \u00e8 bens\u00ec fornire strumenti attraverso i quali rispondere a dubbi, acquisire competenze e sviluppare relazioni consensuali e piacevoli. <\/p>\n Il paradosso pi\u00f9 ridicolo sta in quanta energia e quante risorse vengano investite nel peggiorare la qualit\u00e0 della vita delle persone alimentando tanto astio e ignoranza, quando reindirizzandole verso iniziative di educazione alla sessualit\u00e0 staremmo tutti meglio. Non solo per il sessismo, la violenza di genere e contro le minoranze, ma anche a livello puramente medico, dico. Detto per inciso, oggi come sta messa l\u2019Italia sul piano delle malattie a trasmissione sessuale? <\/em><\/p>\n Secondo il Notiziario dell\u2019Istituto Superiore della Sanit\u00e0<\/em><\/a> le infezioni sessualmente trasmesse non sono in diminuzione, anzi. Come dicevo, queste sono le conseguenze dell\u2019essere sessualmente attivi ma poco inclini a fare sesso in maniera consapevole e sicura. La cosa pi\u00f9 preoccupante \u00e8 che molte infezioni sono asintomatiche. Si rischia quindi di contagiare e\/o contagiarsi senza neanche rendersene conto. Spesso fare i test del caso \u00e8 costoso, e soprattutto per i pi\u00f9 giovani diventa difficile monitorare il proprio stato di salute. Fortunatamente esistono associazioni e servizi che permettono di fare analisi in maniera facile e gratuita, come Lila<\/em><\/a>, <\/em>Anlaids<\/em><\/a>, <\/em>Plus<\/em><\/a> e i centri MST<\/a>.<\/p>\n Gran parte delle infezioni sono curabili e lo stigma verso chi vive, ad esempio, col virus HIV sta piano piano calando. Tuttavia, quando mi capita di sentire discorsi negazionisti tipo quello secondo cui \u00abl\u2019AIDS non esiste\u00bb, mi preoccupo parecchio. Pensa che una volta un uomo adulto mi ha accusata di fare propaganda per le case farmaceutiche che producono preservativi! In quel momento mi sono ricordata del ragazzino a cui avevo chiesto quali infezioni a trasmissione sessuale conoscesse e lui mi aveva risposto: \u00abla sindrome di Down!\u00bb Ecco, questo \u00e8 il contesto in cui ci muoviamo.<\/p>\n <\/p>\n Temevo una risposta del genere. Quindi cosa si pu\u00f2 fare per migliorare lo stato di salute fisico e sessuale del paese? O del mondo, se ti va di fare le cose in grande\u2026 <\/em><\/p>\n Mi piacerebbe pensare in grande ma non credo che sia possibile, sai? Soprattutto per quanto riguarda le possibilit\u00e0 concrete di implementare l\u2019educazione alla sessualit\u00e0 oltre le intenzioni pi\u00f9 specificatamente sanitarie. A mio avviso, ci vorrebbe innanzitutto la voglia di mettersi a confronto tra le parti al fine di trovare una prospettiva comune e inclusiva attraverso cui definire modalit\u00e0 formali attraverso cui coltivare \u2013 insieme \u2013 la sfera del benessere sessuale e relazionale. Penso all\u2019aumento degli spazi sanitari (come, ad esempio, i Consultori e gli Spazi Giovani) ma anche alla creazione e diffusione di luoghi in cui potersi confrontare su questi temi non solo con \u201cesperti\u201d ma anche tra pari.<\/p>\n Mi piacerebbe ci fosse una maggiore attenzione a sessualit\u00e0, identit\u00e0, relazioni e salute in ambito scolastico, e che – in quest\u2019ottica \u2013 s\u2019investisse maggiormente nella formazione dei docenti e degli educatori. Insomma, vorrei un\u2019Italia meno frammentata e ipocrita, in cui si possa parlare di sessualit\u00e0 e di salute \u2013 mi ripeto \u2013 in maniera aperta, continuativa e rispettosa dei bisogni di tutti\/e.<\/p>\n Per fare tutto questo, oltre alla voglia di confrontarsi, c\u2019\u00e8 bisogno anche di risorse pratiche: una legge che regolamenti l\u2019educazione alla sessualit\u00e0 e, di conseguenza, implementi i fondi ad essa destinati. Purtroppo la vedo un po\u2019 buia: per questo stesso motivo personalmente mi sento sempre in bilico tra la voglia di restare in Italia e quella di andare all\u2019estero. Sento che il mio lavoro \u00e8 gratificante e, in qualche modo, utile. Tuttavia non \u00e8 sempre facile portare avanti i miei progetti: finanziamenti che appunto scarseggiano, diffidenza diffusa, discontinuit\u00e0 e precariet\u00e0 che minano l\u2019entusiasmo e la voglia di fare. Detto questo, la mia proposta \u00e8 di impegnarci tutti e tutte a sapere di pi\u00f9 di quell\u2019area cos\u00ec misteriosa e complicata \u2013 quella sessuale e relazionale \u2013 che tuttavia ci caratterizza tutti. Impariamo a conoscerci, a conoscere gli altri, a giocare e a sviluppare competenze che ci permettano di goderci la sessualit\u00e0 in maniera piacevole, consensuale, consapevole e sicura. Di l\u00e0 dall\u2019et\u00e0, dall\u2019orientamento, dai desideri: siamo tutti persone sessuate, e dovremmo tutti avere la possibilit\u00e0 di imparare a godere del sesso nella maniera pi\u00f9 sicura, che pi\u00f9 ci gratifica e che pi\u00f9 ci metta in contatto con chi ci sta vicino.<\/p>\n \u00a0<\/em><\/p>\n Amen. Come la vogliamo concludere questa chiacchierata?<\/em><\/p>\n Proviamo con un invito: \u00abse siete genitori, educatori, operatori o semplicemente persone interessate al mio lavoro di ricerca e formazione, contattatemi su\u00a0nicoletta.landi@yahoo.it\u00bb<\/a>. Come ti sembra?<\/p>\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" \u00ab\u00c8 colpa della mancanza di educazione sessuale!\u00bb; \u00ab\u00c8 colpa dell\u2019influenza oscurantista della Chiesa!\u00bb Le discussioni sui problemi sessuali dell\u2019Italia di solito si riconducono tutte a queste due accuse \u2013 senz\u2019altro giustificate, ma un po\u2019 semplicistiche. 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Il timore degli adulti \u00e8 tuttavia comprensibile: non dimentichiamo che la preadolescenza e l\u2019adolescenza sono i momenti in cui i ragazzi e le ragazze iniziano a staccarsi dal controllo familiare e a sviluppare una maggiore indipendenza. Questo spaventa molto gli adulti, genitori o insegnanti che siano. C\u2019\u00e8 da dire per\u00f2 che nella maggioranza dei casi, una volta saputo di pi\u00f9 del progetto in questione, i genitori e gli insegnanti pi\u00f9 dubbiosi si sono sentiti pi\u00f9 tranquilli. Credo che il confronto sia l\u2019unica via possibile: in primo luogo per rivolgersi in maniera adeguata e corretta agli adolescenti e, in secondo luogo, per parlare di sessualit\u00e0 tra adulti in maniera laica, aperta e rispettosa delle prospettive di ciascuno.\u00a0<\/p>\n