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Thinking Myself Off – La guida per capire che non sei un mostro

Thinking myself off

Leandra Vane

€11
197 pagine
Lingua: Inglese
ASIN: B077SS5HCP
Isbn: 978-1978413061
@: compralo online

Immaginatevi una fanatica anti-porno, una persona talmente spaventata dalla propria stessa sessualità che da ragazza si chiudeva letteralmente in un armadio ogni volta che voleva fantasticare sulle cose che la eccitavano. Immaginatela talmente a disagio con il sesso da spaventarsi per una foto di uno di quei vibratori a forma di coniglietto. E adesso immaginate quella persona com’è oggi: un’autrice di racconti erotici che vive una relazione aperta e frequenta feste BDSM, recensisce manuali di sesso alternativo e descrive spesso e dettagliatamente ciò che fa a letto.
Quella persona è Leandra Vane, e un passato tanto particolare è la migliore qualifica possibile per scrivere Thinking myself off (traducibile più o meno in ‘Venire col pensiero’), che è forse il primo libro io abbia letto sul come venire a patti con i propri interessi sessuali insoliti, quelli che statisticamente vengono definiti ‘devianze’.

Nel raccontare la propria esperienza, la signora Vane salta le parti sui “fetish” che si possono già leggere in un sacco di altri posti e si tuffa dritta sulle domande con cui lottano un po’ tutti coloro che a un certo punto si rendono conto di avere desideri diversi dalla tradizionale narrativa sul sesso. «Che cosa mi sta succedendo? Perché mi piace quella roba? Sono malato? Come posso liberarmi di questa ossessione? Può diventare pericolosa? Dovrei rivelare questo segreto alla persona che amo? Potrò mai essere felice?» Questi e un sacco di dilemmi simili possono avvelenare la vita, e l’approccio infantile o patologizzante con cui la società tratta di solito le sessualità insolite di certo non aiuta.
La scena kinky naturalmente accetta a braccia aperte chi abbia interessi erotici fuori dal comune. Peccato che però di norma non sia preparata a offrire alcuna altra risposta che un generico «non temere, va tutto bene», che lascia parecchi dubbi irrisolti. Per non parlare di quei feticismi impopolari perfino nella vostra comunità locale di pervertiti – sempre che abbiate la fortuna di averne una vicina.

Fortunatamente per noi, Thinking myself off esamina la questione assai più accuratamente del solito. Benché il tono non si scosti mai da una sincera chiacchierata fra amici, l’autrice affronta per esempio argomenti quali capire se si abbia davvero bisogno di aiuto psicologico o no; come parlare delle proprie inclinazioni al partner e come organizzare la propria vita sessuale in modo soddisfacente per tutti anche se non condivide gli stessi interessi; come gestire eventuali outing imprevisti; la decostruzione delle più diffuse leggende urbane sul sesso insolito, e altro ancora.
Più di tutto, ai lettori viene mostrato come accettare le proprie fantasie sessuali e renderle una parte integrante della propria crescita personale – indipendentemente da quanto possano essere strane o banali. Il fatto di essere cresciuta in una parte straordinariamente bigotta di un paese socialmente danneggiato quale gli Stati Uniti ha paradossalmente aiutato molto l’autrice, perché le fa presentare la cosa dalla prospettiva peggiore possibile. Se state cercando di venire a patti con l’idea di avere una immaginazione sessuale particolarmente attiva, è probabile che questo libro vi dimostri che non ve la stiate passando poi così male.

A dirla tutta, non si tratta però di un libro perfetto. La seconda parte in particolare perde un po’ la rotta dalla discussione generale delle fantasie erotiche per descrivere come la pensi l’autrice sui suoi stessi interessi personali, che comprendono fra le altre cose le fan fiction per adulti e gli scenari di gravidanze maschili. A seconda dei gusti, si può considerare questa parte come un’analisi approfondita di come una particolare persona affronti le proprie devianze, o come un’occasione persa di esaminare l’argomento su scala più universale. In chiusura, la bibliografia è all’altezza della fama di Vane, che su Internet è nota come The Unlaced Librarian (trad. ‘la bibliotecaria sbottonata’): contiene un’eccellente selezione di titoli per chiunque voglia familiarizzare meglio con gli argomenti sfiorati in Thinking myself off.

Nel complesso mi sento di raccomandare caldamente questo libro a chiunque sia ancora in difficoltà con le proprie fantasie erotiche e, ancora di più, a chiunque conosca persone simili ma ancora non sia riuscito a comprendere le loro strane ossessioni. Quest’ ultima categoria comprende molti terapeuti e sessuologi che conoscono solo il lato professionale (e quindi patologico) del fenomeno, ignorando così la massa di serenissimi deviati che li circondano.
Per quanto mi riguarda ho trovato l’approccio di Vane così interessante da voler sentire cosa ne pensasse di alcune cose che sfiora nel libro. E così, un paio di email dopo, è nata questa conversazione.

 

Leandra Vane

Leandra Vane

Leggendo Thinking myself off  mi è piaciuta molto la storia della tua evoluzione da persona apertamente ostile alla pornografia fino a diventarne un’autrice convinta che abbia un ruolo importante in una felice vita sessuale. Perché certe persone trovano così difficile venire a patti con la loro stessa immaginazione sessuale e le loro fantasie?

Da dove cominciare? Per esempio, penso che molti di noi non ricevano l’educazione o le risorse di cui abbiamo bisogno per integrare l’immaginazione erotica o le fantasie sessuali nelle nostre vite. Sono cose che possono intimorire parecchio. Molti possono pensare: «chi me lo fa fare di affrontare fantasie del genere se tanto non ho gli strumenti per comprenderle o metterle in pratica?» In secondo luogo, la sessualità è una forza di immensa potenza. Nel mio caso personale, una potenza tale che mi ci sono sentita sopraffatta per anni. Sapere che certe immagini o pensieri potessero eccitarmi mi faceva sentire come se non avessi il controllo di me stessa. Non conoscevo nessuno di cui mi fidassi abbastanza per condividere questi pensieri: credevo che dare a qualcuno informazioni simili equivalesse a mettermi in sua balia. Nella mia missione di non dare tanto potere ad altre persone ho finito col nascondere perfino a me stessa i miei desideri. Ho cercato di fuggirne completamente, e di minimizzare la loro importanza nella mia vita.
Esplorare la mia sessualità e concedermi di sperimentare le mie fantasie è ciò che in realtà mi ha restituito il controllo sui miei pensieri e sentimenti sessuali. Tuttavia, siccome ci sono così tanto senso di colpa e stigmatizzazione attorno all’espressione sessuale, alla sperimentazione e all’erotismo, la maggior parte della gente non esplora né conosce i propri desideri in questo campo. Teniamo sotto chiave addirittura i nostri stessi pensieri. Manteniamo i desideri nascosti ai nostri partner. Ci mentiamo da soli su ciò di cui abbiamo veramente voglia o bisogno. Così, per la maggior parte di noi penso che si tratti di una combinazione di stigma sociale, mancanza di risorse e conflitto interno che rende tanto difficile venire a patti con la nostra immaginazione erotica. E vorrei vedere il contrario!

 

Fin dalle prime pagine spieghi come scrivere dei tuoi feticci sia stato ancora più difficile che raccontare la tua disabilità, che pure è qualcosa che hai cercato a lungo di tenere nascosta. In effetti, crei una tale aspettativa sul mistero che circonda la tua “terribile” devianza che quando si scopre essere solo una certa preferenza per le sculacciate tutto quel terrore sembra ancora più mal riposto. Viene fuori che tanta ansia non è altro che la proiezione delle paure di altre persone, mentre la verità è che di cosa facciamo in privato non frega praticamente niente a nessuno. È qualcosa che ho vissuto sulla mia stessa pelle, eppure è anche vero che ci sia una minoranza chiassosissima che proprio non riesce a fare il contrario e cerca in tutti i modi di controllare la vita sessuale altrui – anche qui un chiaro caso di proiezione. Tu come vedi questo strano fenomeno?

Penso che le barriere che appaiono nel cercare di dare delle regole alla sessualità degli altri siano soprattutto sociali. Un gruppo di persone si unisce in contrapposizione a un altro gruppo e si usa il sesso per tracciare un confine. Dato che molti gruppi religiosi e politici perpetuano lo stigma contro la sessualità, si tratta di un’area in cui è facile definire un “noi” e un “loro”.
Nella comunità BDSM e kinky diamo per assodato che il semplice fatto che a qualcuno piacciano le corde e a qualcun altro il cuoio non vuol dire che uno sia più nobile dell’altro, se non per scherzarci sopra. Invece c’è gente per cui vedere qualcosa che dia piacere in modo diverso da come vivono il piacere loro diventa automaticamente malvagio o perverso.
Forse è per questo che ho nutrito a lungo una paura tanto intensa dei miei stessi feticci. La maggior parte delle persone che conosco non si eccita pensando di essere sculacciata o facendolo. E dire che per me sia così mi fa sentire vulnerabile, perché sto ammettendo che la mia sessualità all’apparenza è diversa da quella di chi conosco. È una cosa che può spaventare! Per fortuna gran parte dei miei amici capiscono che nonostante i dettagli fisici di ciò che mi piace siano diversi da quelli che piacciono a loro, in fondo siamo tutte creature sessuali interessate a incontri sessuali creativi e intimi. Purtroppo, con tutta la discriminazione, il giudizio e il bisogno che hanno certi gruppi di persone di unirsi contro altri a volte è difficile coltivare un’espressione sessuale unica e individuale.

 

Ho riscontrato spesso che abbracciare le proprie fantasie erotiche, indipendentemente da quanto possano essere insolite o spaventose, tarpi i loro aspetti più antisociali o pericolosi. Un esempio è il detto per cui ‘il BDSM è la cura del sadomasochismo’: chi si avvicina a queste pratiche seguendo un innamoramento per gli orrori sanguinari descritti da de Sade viene inevitabilmente disinnescato dalla cultura dell’SSC diffusa nella Scena. Questo è avvenuto anche a te con i lati più violenti dei tuoi sogni sessuali, ma mi spinge a farti una domanda inevitabile. Che mi dici di quei casi di immaginari distonici in cui alimentare una fantasia malsana la rende invece ancora più dannosa?

Gran bella domanda. È importante capire che feticismi e devianze non sono dannose di per sé, però convivono col resto della realtà. Qui possono entrare in gioco altri fattori, come la tendenza pregressa verso la rabbia o la violenza, traumi del passato o altri aspetti della vita della persona che non vengono gestiti correttamente. A volte c’è chi non ha sufficiente stabilità per potere esplorare o esprimere le proprie fantasie in modo sano.
L’eros estremo può avere una parte meravigliosa nel curare traumi o nel far superare difficoltà psicologiche. Tuttavia non credo che debba mai essere il solo modo attraverso cui affrontare questi problemi. Ritengo che la stragrande maggioranza di chi ha questi guisti li incorpori nelle proprie vite in modo sano, ma resta il fatto che ad alcuni serva l’aiuto professionale di un medico o di uno psichiatra per evitare il peggioramento di problematiche fisiche o mentali più profonde. Il sesso insolito andrebbe considerato solo come un aspetto della vita, e dovremmo investire tempo ed energie nel nutrire tanto il nostro benessere fisico e mentale quanto le nostre vite sessuali.
A proposito, tu conosci qualche studio dedicato agli aspetti distonici dell’eros estremo?

 

Tolte le “ricerche” distorte che vengono impiegate da certi gruppi fondamentalisti per promuovere le loro cause sulla base di dati non scientifici, non verificati e spesso del tutto inventati, ho presente solo una manciata di pubblicazioni di psicologia forense. Possono essere molto interessanti, ma chiaramente si riferiscono a casi isolati e molto specifici che sono emersi per via delle loro implicazioni criminali, quindi risultano inutili per comprendere le sessualità insolite in senso più ampio. Dovessi generalizzare, tuttavia, nel leggerli si deduce che più si reprime una fantasia, più distonica e quindi pericolosa diventa col passare del tempo. Come al solito, la risposta per prevenire i problemi sembra essere un’educazione sincera e completa a sessualità e affettività.
Ma torniamo al tuo libro. Una sua parte piuttosto sostanziosa è dedicata alla letteratura erotica e alla tua passione per le fan fiction per adulti, che hanno giocato un ruolo importante nel tuo percorso di scoperta sessuale. Dove saresti oggi se non avessi avuto accesso a Internet? O, in altre parole, cosa pensi di come il Web ha cambiato il modo in cui le persone si rapportano alle proprie fantasie erotiche?

Personalmente credo che sarei stata una persona molto triste e sola se da ragazza non avessi avuto accesso a Internet. Le fan fiction per adulti hanno rappresentato per molti anni il mio principale sfogo sessuale. Mi hanno aiutato a tenere testa alla disabilità e a trovare contatti in quello che mi sembrava un mondo di solitudine che mi sopraffaceva. Naturalmente racconti del genere c’erano anche ben prima di Internet. Gli appassionati trovavano il modo di comunicare fra loro e prima del Web c’erano le fanzine stampate. Inoltre mi azzardo a dire che la scrittura erotica abbia fatto parte delle vite di tutti fin dall’invenzione della comunicazione scritta!
Per me, leggere fan fiction erotica mi ha condotto a leggere e scrivere narrativa per adulti, anche romantica, con contenuti originali. È ciò che ha dato il via alla mia immaginazione e mi ha mostrato che fosse possibile costruirsi fantasie erotiche personali con cui potevo affrontare meglio la vita. Le conoscenze che ho fatto – con lettori e scrittori di erotismo, narrativa rosa e fan fiction – mi hanno motivata a diventare una persona migliore nella “vita vera”.
Non penso che coloro che fruiscono di materiale erotico su Internet siano passivi o non creativi. Credo che prendiamo tutti degli elementi dai media di cui fruiamo e li applichiamo alle nostre fantasie, o ad avventure sessuali concrete. Non vedo la pornografia come una forza passiva e stagnante, ma come un catalizzatore che porta l’eros nella quotidianità
Se fossi vissuta prima dell’avvento della Rete sarei stata comunque una persona con una forte sessualità. Ma probabilmente sarebbe stata confusa, oscura e solitaria. Adesso invece è vibrante, gioiosa e connessa. Penso che la connettività e l’accesso all’informazione offerti da Internet siano un regalo meraviglioso per la sessualità.

 

Parlando dell’ampia disponibilità di materiale masturbatorio, ho letto di recente un articolo che descriveva come la “bulimia digitale” per dating online, porno e così via finisca col far fare ai millennial molto meno sesso che le generazioni precedenti. In un tuo capitolo parli di questo suggerendo di curare meglio la propria dieta mediatica in modo da prevenire una sorta di indigestione da fetish, quindi vorrei sapere cosa hai concluso sul modo di gestire questo aspetto della propria vita erotica.

Come dico appunto nel libro, per le altre parti delle nostre vite ci affidiamo ad agende, post-it e app con cui teniamo in ostaggio la Rete mentre portiamo a termine i nostri lavori. La nostra vita sessuale e l’immaginazione erotica si meritano la stessa attenzione, organizzazione e gestione oculata. Per quanto mi riguarda quando sento che sto per stufami di certe fantasie me ne prendo una vacanza. So di avere i miei ritmi psicofisici, e di poterci ritornare in seguito quando saranno nuovamente soddisfacenti e divertenti.
Sostengo anche che la gente debba fare attenzione a qualunque medium fruisca, in qualsiasi ambito. Se sto guardando una serie televisiva perché voglio solo staccare il cervello e non pensare alle mie magagne per un po’, mi impegno a dichiararlo in modo da non esagerare. Se la guardo perché penso che il cast sia figo e ho voglia di integrarlo nelle mie fantasie sessuali… beh, ammetto pure quello. È questa consapevolezza che mi aiuta a riconoscere il ruolo che giocano i media nella mia vita, sia quelli erotici che non.
Ho l’impressione che troppe volte si sminuiscano i contenuti sessuali ritenendoli frivoli o privi d’importanza. Investire del tempo nel riconoscere le nostre fantasie e la priorità che hanno nelle nostre vite credo si possa costruire un rapporto più sincero con noi stessi e diminuire il rischio di prendere abitudini sessuali malsane.

 

La mia ultima domanda riguarda la gestione delle fantasie nelle relazioni. Un approccio frequente e secondo me inutilmente tragico è «scegli: o me o le tue porcherie!», mentre tu scrivi del bisogno di accettare che il nostro partner principale possa non soddisfare tutti i nostri bisogni sessuali, e si possano trovare soluzioni che soddisfino tutti. Mi puoi dire tu come gestisci la cosa, e come suggeriresti di comportarsi ad altri?

Per me si è trattato di un viaggio durato parecchi anni. Sono grata di avere un compagno di vita che non ha paura dei cambiamenti. Ci sosteniamo l’uno con l’altra ma ci prendiamo anche la responsabilità di noi stessi e lavoriamo duro per superare le nostre insicurezze e difficoltà.
Il mio partner non è per nulla kinky, eppure considero le mie preferenze strane una parte integrante della mia sessualità. Nel tempo trascorso insieme abbiamo parlato delle varie possibilità di realizzazione sessuale a nostra disposizione: fare sesso fra noi è solo una di queste. Il porno e la letteratura erotica sono altre. Abbiamo inoltre negoziato una relazione aperta: benché lui non sia interessato a fare BDSM, io partecipo a eventi e lo pratico con adorabili compagni di gioco in un locale della nostra zona. Tieni presente però che mio marito e io comunichiamo molto sui ruoli che tutte queste opportunità di gioco sessuale hanno nelle nostre vite, sia insieme che individualmente.
Nel libro ho scritto molto sui modi in cui si possono incorporare le proprie fantasie sessuali nella vita di coppia, ma il suggerimento di base che posso riassumere qui è questo: innanzitutto assicuratevi di avere solide fondamenta di comunicazione e fiducia nella vostra relazione. Se ci sono bisogni insoddisfatti o uno dei due si comporta ingiustamente diventa facile provare ostilità per i desideri del partner anziché esserne felici. Punto secondo, è probabile che dobbiate entrambi lavorare sul senso di colpa verso il sesso che deriva dall’infanzia o da relazioni precedenti. Potreste anche avere bisogno di investire in educazione alla sessualità sotto forma di libri, articoli online, video o blog di educatori specializzati. Raccomando sempre di andare con calma e guardare queste risorse educative sempre prima con il partner, e materiale erotico tipo la pornografia in un secondo momento. Entrambi devono inoltre comunicare chiaramente i propri limiti, esigenze di privacy e zone di comfort.
Infine va tenuto conto che ciascuna relazione è unica. I consigli che possono andare benone per una coppia possono essere disastrosi per un’altra. Coltivate l’individualità del vostro rapporto. Lavorate isnieme a vedere i desideri dell’altro come bisogni importanti nelle loro vite. Rispettatevi l’un l’altro e gioite di ciò che dà piacere al vostro partner, anche se dovesse trattarsi di cose che fanno sollevare un sopracciglio alle “persone per bene”. Ho scoperto che mantenersi concentrati su consenso, esplorazione e crescita personale rende le opinioni di quelle persone molto meno importanti nella mia vita.

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