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Poi – Come cambia la sessualità dopo le pandemie

E così ho seguito l’hype e sono finito anche io su Clubhouse, con tutta la sua mistica degli inviti, del “solo voce” e del rapporto genuino con le persone. Se escludiamo il fatto che le “persone genuine” sono lì a discutere nel 99% dei casi di come monetizzare il nuovo social e manipolare meglio gli ascoltatori, devo ammettere che sto vivendo un’esperienza interessante. Spesso nascono infatti conversazioni un po’ più profonde della media, e durante una di queste è spuntata la domanda: «come si trasformerà la sessualità quando finalmente ci lasceremo alle spalle la pandemia
Figuratevi se potevo lasciarmi scappare un argomento del genere.

Il modo migliore per prevedere il futuro è – come sempre – osservare il passato. Non è infatti la prima volta che il mondo si ritrova vittima di catastrofi globali come il COVID, e studiare il comportamento dei nostri progenitori può fornirci numerosi indizi utili.

La Spagnola del 1918

Il parallelo più immediato è naturalmente quello con la pandemia influenzale del 1918. La gravità era di gran lunga maggiore (50 milioni di morti globali contro i 2,3 contati fino a oggi), ma l’impatto sociale fu piuttosto simile. Leggendo i giornali dell’epoca troviamo per esempio le proteste dei no-mask; la rivolta dei commercianti in crisi; la disperazione dei governi nel cercare di far comportare consapevolmente i cittadini; l’ansia fiscale e politica; i moralisti a gettone…

L’effetto principale fu ovviamente la diffusione di paura e depressione fra la popolazione già traumatizzata dalla Prima Guerra Mondiale. Allora come oggi si registrò un aumento tragico dei casi di violenza domestica e dei suicidi soprattutto fra i più giovani, spaventati dallo spettro di una vita all’insegna dell’isolamento.
Le restrizioni sociali tuttavia durarono circa due anni, dopo i quali l’immunità di gregge permise di tornare relativamente in fretta a muoversi e a frequentarsi senza paura. Così poca paura, in effetti, da far esplodere nuovi comportamenti erotici mai visti prima.

Il 1920 fu significativamente l’anno del boom delle agenzie matrimoniali. Le persone sole – soprattutto quelle che non abitavano in grandi città – si misero a cercare partner “scientificamente”, affidandosi a specialisti di quello che oggi chiameremmo matchmaking. Si compilava una scheda con la propria descrizione, chi poteva permetterselo aggiungeva una fotografia, dopodiché si avviava la conoscenza – per lettera, con i tempi della posta spesso consegnata ancora via cavallo e locomotiva a vapore – con quattro o cinque candidati suggeriti dall’agenzia.

Gli ultimi dati dal mondo del dating online indicano che ogni prolungamento dei decreti restrittivi causa un moderato calo nell’uso delle app d’incontri, ma non è difficile immaginare che il 2022 vedrà il ritorno feroce del dating seriale – stavolta non tanto per convolare a nozze, quanto per abbandonarsi ai piaceri della carne. Del resto è proprio quel che è capitato anche ai nostri trisnonni che vivevano nelle metropoli.

I “ruggenti anni ‘20” erano proprio quello: la perdita di inibizioni di fronte al bisogno di tornare a sentirsi vivi. Gli effetti si videro ovunque, dalla “scandalosa” moda femminile all’impennata nel consumo di superalcolici e droghe… al sesso occasionale. Di colpo, la sessualità divenne un fatto pubblico: se prima certe cose venivano fatte di nascosto e solo con la benedizione del parroco, nelle grandi città fu normale vedere coppie che si baciavano e toccavano anche piuttosto esplicitamente persino per strada e soprattutto nei locali. I precursori dei nostri club privé erano bar e night club in cui si andava notoriamente per rimorchiare, frequentati anche da donne single che non praticavano la prostituzione e da coppie che si pastrugnavano una a fianco dell’altra senza disdegnare a volte il coinvolgimento di altri.

Considerate anche le richieste sempre più martellanti che ricevo riguardo i miei stessi eventi, mi sento di pronosticare allora un’invasione non solo dei locali più generalisti, ma anche di tutti quelli votati esplicitamente a serate erotiche – che come sempre offriranno di tutto, dall’esperienza di più squallida norcineria a feste di qualità dedicate a una sessualità consapevole e sicura.

 

La Seconda Guerra Mondiale

Un altro periodo interessante da analizzare è il secondo dopoguerra. Proprio quando le cose stavano finalmente rimettendosi per il verso giusto, il mondo era stato travolto da una catastrofe ancora peggiore di prima. Erano sorti imperi minacciosi, crollate certezze, le nazioni avevano scoperto movimenti insidiosi anche dentro i loro confini. Ci eravamo scampati i nazisti, ma in compenso si poteva tutti saltare per aria da un momento all’altro con le bombe atomiche.
Finalmente era stata dichiarata la Pace… ma il sentimento generale era di sfiducia collettiva, affrontata a nervi molto tesi.

L’effetto di fondo fu un’attenzione senza precedenti al concetto di “normalità”. Le istituzioni avevano l’esigenza di ricostruire fondamenta solide per il nuovo assetto del mondo. Bisognava prevenire ulteriori degenerazioni ed essere pronti a difendersi da nemici che sarebbero potuti arrivare da ogni direzione, così prevalse un intensissimo lavoro di propaganda a tutti i livelli. Dalle comunicazioni ufficiali a suggestioni sottili come i famosi letti separati per le coppie al cinema e in TV, il messaggio era di essere innanzitutto bravi cittadini, ubbidienti e irregimentati.
La repressione sessuale e il puritanesimo degli anni ’40 e ’50 furono soprattutto figli di queste circostanze: l’edonismo, l’ozio, la ricerca del piacere vanno intrinsecamente contro gli interessi del sistema.

Un po’ per questo motivo, un po’ per mitigare la diffusione delle malattie a trasmissione sessuale, molti governi si affrettarono anche a chiudere i bordelli e a combattere la prostituzione in generale. Come accade con ogni divieto l’effetto indesiderato fu di incrementare così criminalità organizzata, sfruttamento… e il desiderio degli utenti – che alimentarono sia il sex work, sia intere industrie fondate sulla mercificazione della femminilità, dalle “danzatrici esotiche” del burlesque ai bar con cameriere provocanti.

L’attrito fra buoncostume imposto e comportamenti reali fu particolarmente forte nel caso dei reduci dal fronte, dove spesso erano stati spediti nell’età di massimo subbuglio ormonale e – complice il contesto e l’adrenalina – avevano scoperto il sesso gay. Se però l’omosessualità tornati a casa era illegale, le esperienze avute in guerra avevano quantomeno aperto la mente di molti uomini ora decisamente più inclini a nuove sperimentazioni erotiche.

Anche le coppie sentirono il bisogno di sfuggire all’oppressione di una sessualità irregimentata in modelli di comportamento antiquati. Una possibilità era offerta dai festini per scambisti: privati per non dare pubblico scandalo, ma decisamente disinibiti quando veniva il momento di sorteggiarsi le mogli dei partecipanti pescando a caso fra le chiavi delle loro automobili.
Il rito era agghiacciante e disumanizzante, certo, ma qualsiasi cosa era meglio di rassegnarsi a una vita da casalinga di plastica. Ciò nonostante l’ipocrisia cominciò a incrinarsi quasi subito: pur con tutti i tentativi disperati delle commissioni per la morale, denunce quali Peyton Place riscossero successi sempre più ampi. Il movimento di emancipazione della donna nacque anche da lì e da voci femminili “scandalose” nel loro dichiarare il diritto a una sessualità fuori dagli schemi.

Riportando il discorso alla situazione attuale una repressione istituzionalizzata della sessualità è improbabile fuori dai regimi più dittatoriali, che potrebbero strumentalizzare il ricordo della pandemia a fini di controllo sociale. Quel che è più credibile è però che vedremo anche questa volta sia maggior desiderio di provare nuove forme di piacere erotico, sia l’impulso di emergere da parte di minoranze stufe di un quieto vivere fine a se stesso.
Quest’ultimo fenomeno era già in piena corsa per quanto riguarda il mondo LGBTQ, ma osservando il sottobosco online si può già notare la volontà di uscire allo scoperto da parte di varie sottoculture che – semplificando un po’ – hanno sperimentato personalmente il senso di quel «chi vuol esser lieto sia; del doman non v’è certezza» affermatosi non a caso proprio dopo le grandi pestilenze del XV secolo.

 

L’epidemia di AIDS del 1981

L’ultimo esempio che ho trovato interessante risale alla diffusione del virus HIV avvenuta quarant’anni fa soprattutto in ambito gay. Dopo i primi anni di confusione e panico di fronte a una minaccia incomprensibile, molti arrivarono ad associare l’idea stessa di sesso con quella di rischio mortale – anche in contesti relativamente più sicuri. 33 milioni di morti (a fine 2019) tendono a fare quell’effetto, ma naturalmente la libido non sente ragioni.

La necessità di spostarsi verso forme di sesso più sicure si è convertita allora in varie forme di sublimazione dell’eros. Una di quelle di maggior successo è stata probabilmente il feticismo per il lattice, barriera a prova di virus che tuttavia esalta il sex appeal di chi lo indossa – che incidentalmente ha cominciato a passare di moda proprio con la diffusione delle terapie per la prevenzione del contagio. Anche il boom del BDSM è in parte legato alla necessità di separare il sesso dall’amplesso in sé.

Oggi siamo ancora nelle primissime fasi della vaccinazione globale contro il COVID-19 ed è comprensibile che molte persone dichiarino di sentirsi spaventate all’idea di rimettersi in contatto con sconosciuti che potrebbero veicolare il virus. Una parte di esse manterrà senza dubbio questa paura anche quando la situazione tornerà oggettivamente sicura, e ancora una volta questo segmento di popolazione alimenterà fantasie piacevolmente devianti anche in tutti gli altri.

Fra le forme di sublimazione c’è anche la fantasia dell’eros raccontato e intellettualizzato in libri, film, chat e in mille altre forme. Prima di 50 Sfumature di grigio se ne erano visti vari esempi più che dignitosi: non sarebbe bello se anche dalla sciagura della pandemia spuntasse almeno qualche nuova opera capace di stimolare il cervello oltre ai genitali?

 

Concludendo

Una delle regole delle profezie è non crederci mai del tutto, perché tanto capita sempre qualcosa che finisce con lo scombussolare ogni calcolo. Sono però curioso di cosa ne pensiate voi, e di quali siano le vostre previsioni. Se volete potete venirmele a raccontare non solo su Clubhouse ma anche su tutti i social elencati in cima a questa pagina. Vi aspetto!

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