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Impegnarsi per cambiare il mondo – Intervista all’altro team di Making of love

E così il crowdfunding di Making of love si è concluso con un dignitoso “quasi successo” per un progetto sicuramente molto controverso, che comunque andrà avanti anche senza avere raggiunto il pieno finanziamento. Dopo avere intervistato il giovane team dietro (e davanti a) le videocamere, però,  mi era rimasta la curiosità di conoscere le persone da cui è nata l’idea stessa di un’impresa così improbabile. Sono quindi andato a cercare gli adulti che hanno invitato – qualcuno direbbe ‘manovrato’ – i ragazzi a ridefinire l’educazione alla sessualità in Italia per sentire cosa avessero da dire. Ho trovato un professore universitario e due film maker piuttosto interessanti. Ecco cosa ci siamo detti…

 

Nella loro intervista su Making of love i ragazzi hanno accennato alla vostra presenza nel progetto, ma non hanno rivelato molto. Vogliamo svelare il mistero sui vostri ruoli e su come è nata l’operazione?

Paolo Mottana –  Mi considero l’ideatore iniziale del progetto. Sono stato io a proporre a Lucio e Anna di realizzare insieme un docufilm sull’educazione sessuale che promuovesse anche per i minori una cultura della sessualità all’insegna del piacere in un paese in cui le istituzioni educative la pongono sempre sotto il segno della prevenzione, dei rischi, delle malattie e dell’idea rigida che il sesso sia secondario ai sentimenti. Per quanto mi riguarda mi batto da molti anni perché l’eros entri di diritto nel discorso educativo: la sessualità va riconosciuta come una delle necessità profonde dell’essere umano, e va insegnata fra i fondamenti del benessere personale e sociale, come già sostengono diversi pensatori. I più giovani vanno aiutati ad apprendere la sessualità umana – che in larga misura è culturale –  e a conoscerne l’enorme ricchezza anche attraverso la ricchissima documentazione simbolica depositata nelle arti, nella letteratura, nei trattati amorosi come nella migliore filosofia. Sono temi che ho affrontato in diversi libri, così nel gruppo ho assunto il ruolo di supervisore culturale e dei principi di fondo che orientano il progetto. Nei crediti del film comparirò come autore del soggetto.

Lucio Basadonne – Making Of Love è un progetto che riempie le nostre vite da un anno e mezzo, e in tutto questo tempo ha mutato e continua a mutare forma. Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto l’idea era quella di realizzare noi stessi il film, poi ci siamo chiesti: e se fossero i ragazzi a girarlo? Chi meglio di loro conosce i linguaggi moderni e sa quali sono le esigenze dei coetanei? Il film è diventato meno adultocentrico e la scrittura un incontro di generazioni per parlare di sessualità. In questo momento io e la mia compagna Anna siamo i coordinatori e direttori artistici, mentre lo scrittore Michele Vaccari coordina le operazioni di scrittura.

 

 

Secondo voi quali sono i motivi della resistenza all’educazione alla sessualità da parte delle istituzioni italiane? 

Paolo –  Alcuni sono molto evidenti, come il peso della paura di reazioni da parte del mondo cattolico, che in Italia continua a mantenere il monopolio sostanziale dell’educazione affettiva e sessuale all’interno degli oratori. In secondo luogo va sottolineato che per istituzioni come quelle scolastiche, in gran parte organizzate sul principio del controllo e del governo repressivo dei corpi e dei loro desideri, la sessualità è letteralmente il demonio. Anche quando la buona volontà di qualcuno o le politiche europee incitano ad occuparsene, il modello resta allarmistico e repressivo. La sublimazione in corsi di educazione affettiva è un classico modo di aggirare il problema in un paese che resta incredibilmente allergico alle tematiche del corpo desiderante e del suo benessere. E non parliamo della sua liberazione! Le biopolitiche contemporanee non possono ammettere un corpo autenticamente libero. La libertà è condizionata e l’importante è che resti chiusa nel privato o nelle sette invisibili purché restino tali. La liberazione del corpo, la liberalizzazione dei comportamenti sessuali e l’esplicitazione dei propri gusti sessuali sono bombe che un sistema di controllo dei bisogni e dei desideri come il sistema di potere vigente nei nostri paesi, dominati dalla legge dello sfruttamento e di un godimento coatto e ignorante, non si può permettere.

Lucio – Sono permeato della cultura di cui parla Paolo. A un certo punto, mentre lavoravo al film, sono andato in crisi: ma siamo sicuri che sia corretto parlare di masturbazione, BDSM e threesome a un quindicenne?  Øyvind Nyborg Gregersen, il nostro cooproduttore norvegese ci ha mostrato Trekant, triangolo, un programma per over 14 di diversi anni fa che mostrava in prima serata come si fa sesso orale, come ci si masturba, che cosa è il feticisimo. Vi faccio un regalo: un link dove potete vedere dieci minuti tradotti in italiano per capire cosa succede al di fuori dei nostri confini.

Anna – Making of Love è un progetto ambizioso perchè non si limita a parlare di corpo e di sessualità ma ricorda a noi genitori ed educatori che i ragazzi  hanno bisogno di parlarne nel luogo che frequentano per più ore al giorno: la scuola. Qualcuno potrebbe obiettare che sarebbe meglio la famiglia…Certo, quello dovrebbe essere il primo nucleo affettivo-educativo, ma è davvero cosi? Quanti tra noi adulti sono stati educati alla sessualità dai propri genitori? Io no, e neppure la maggior parte degli adulti della mia generazione. È chiaro che è necessario interrompere una circolarità di comportamenti non virtuosi e qualcuno deve iniziare, fosse anche un film. Se guardiamo ai paesi del nord, vediamo che l’educazione sessuale è materia di studio in tutte le scuole di ogni ordine e grado, e che la visione laica del corpo è importante e rispettata tanto quanto la sua visione religiosa. Quindi dov’è l’ostacolo? Secondo me nella nostra visione culturale unidirezionale, aggregatrice e limitata, che premia chi si omologa e non fa (e si fa) domande.

Paolo Mottana

Paolo Mottana

Fatemi fare un po’ l’avvocato del diavolo… Per quanto ne so, il modello di educazione “dai ragazzi ai ragazzi” di Making of love però non è stato adottato nemmeno in Paesi dalla mentalità molto più progressista di quella italiana. In effetti, non mi viene in mente alcun esempio precedente. Si è trattato di distrazione, o c’è qualche buona ragione per questo?

Paolo – Le ragioni stanno in quanto appena detto. E, aggiungerei, nella sostanziale cultura maschilista che ancora domina gran parte del mondo occidentale. Non dimentichiamo che il controllo della sessualità – e specialmente della sessualità femminile, improduttiva e molto più anarchica di quella maschile – resta uno dei caratteri immarcescibili del potere maschile. Dico ‘improduttiva’, o ‘dissipatoria’ perché per il sesso femminile l’organo deputato al piacere è ben distinto dall’organo riproduttivo. Il piacere della donna mette in discussione ab ovo il sistema di potere fondato sulla produzione e sulla riproduzione. Inutile aspettarsi dal mondo occidentale ma ormai globale che la sessualità possa essere pensata in termini di diritto al piacere pacificamente conclamato. Sarà una lotta dura.

Lucio – C’è una buona ragione: siamo fighi e, vivaddio, stiamo facendo qualcosa di nuovo!

 

Premesso che trovo la vostra iniziativa molto interessante e positiva, sarebbe però da ipocriti ignorare un punto facilmente criticabile. Non è un po’ troppo comodo mandare avanti i ragazzi come carne da cannone? Tutto sommato, questi otto ragazzi appena maggiorenni si sono assunti l’onere di far riuscire il crowdfunding e ora finiranno a lavorare con risorse ridotte; mettono faccia e nome su un progetto che sicuramente verrà attaccato da avversari di gran lunga più potenti di loro; si espongono nella loro massima vulnerabilità perfino prima di cominciare una carriera lavorativa… per il vostro progetto? Come state affrontando gli aspetti etici dell’operazione?

Lucio – Nel nostro primo documentario, Unlearning, c’è una battuta che adoro: una maestra che sbotta «Noi i nostri ragazzi li teniamo seduti, li valutiamo, gli diamo il badge per entrare… 70 anni fa invece facevano la resistenza!» Anche questo anestetizzare e proteggere i giovani fa parte della nostra cultura: università fino ai 24/25 anni, stage, work experience e tutte queste cagate. La vita? Si vedrà. Adoriamo il nostro giovane team e, insieme a loro, ci mettiamo nome e faccia per portare un messaggio in cui crediamo profondamente, senza nascondere niente a nessuno. Certo: i dubbi, le crisi e le paure sono molte. Per questo in team con noi ci sono Alice e Silvia: facilitatrici ed esperte di supporto emotivo disponibili – per noi e per i ragazzi – 24 ore su 24. Insomma, si smazzano le nostre rogne, ma senza il loro supporto non ci sarebbe quella trasparenza, sincerità e sicurezza che vedete nelle interviste dei ragazzi.

Anna –  Capisco la tua preoccupazione, ma noi adulti siamo tanto esposti quanto i ragazzi, solo con ruoli diversi. Se non fosse cosi non saremmo qui a rispondere con i nostri nomi reali, ma parleresti con  i nick name di qualche universo artificiale. Come dice Lucio ai ragazzi non è stato nascosto nulla, già da quando hanno risposto alla chiamata del casting sui social.  Tutti  sapevano che stavano partecipando  ad una call non comune: non un porno, ma ad una ricerca che sarebbe andata nel vivo del massimo tabù del nostro Paese. Ma cosa c’è di più intenso che lavorare ad un progetto che ti mette davanti ad un crescita anche personale? Le rogne di cui parlava Lucio sono proprio queste: dare risposte che ci arrivano dal nostro corpo, dalle nostre emozioni – insomma centarsi su noi stessi. È chiaro che nessuno di noi potesse farlo da solo: per questo ci voleva un team trasversale per età e preparazione. Alice e Silvia sono due persone preziose per il progetto perchè ci aiutano  a decifrare le reazioni del corpo davanti alle paure, ci supportano e  ci aiutano a dare un nome alle sensazioni che proviamo durante tutte le fasi di lavorazione: dalla scrittura alle riprese. Non a caso non abbiamo scelto degli psicologi – non me ne voglia  la categoria – ma due persone che si occupano di facilitazione in senso olistico.

 

A proposito: come vi aspettate che venga recepito Making of love?

Paolo – Credo che romperà parecchio le scatole. Da parte dei giovani penso che ci sarà un’accoglienza positiva e che solleciterà, almeno in un primo tempo, a una discussione e ridiscussione delle politiche sull’educazione sessuale. Da parte del mondo adulto mi aspetto molta resistenza, sia da sinistra che da destra, sia dai genitori che dalle istituzioni. Il fatto che sia portato avanti da ragazzi sarà da un lato un volano potente, ma sarà anche sicuramente attaccato. Credo che assisteremo a molte spaccature nel pubblico e nelle istituzioni. Confido che tutti gli uomini e le donne di buona volontà, nel desiderare un mondo a misura di piacere, benessere sociale e diritto di tutti a vivere la sessualità liberamente, si mobilitino per sostenere un progetto che almeno in potenza può davvero smuovere le sabbie mobili in cui è impantanato questo tema, specialmente in un paese arretrato e bigotto come il nostro.

Anna – Spero che non ci saranno astenuti. Per il resto sono curiosa di vedere cosa succederà.

Anna & Lucio Basadonne

Anna & Lucio Basadonne

Immaginiamo allora che accada un miracolo. Il vostro documentario diventa parte del programma di studi di ogni scuola superiore in Italia. Che effetti pensate avrebbe una sua diffusione massiccia?

Paolo – Sarebbe un gigantesco mutamento. In quel caso, altamente improbabile, vorrebbe dire che la cultura scolastica avrebbe fatto un salto di qualità immenso, arrivando finalmente a porsi in comunicazione con i desideri profondi dei suoi utenti. Il film di per sé non produrrebbe tuttavia veri progressi senza essere coadiuvato da percorsi di autentica formazione alla sessualità, di cultura della sessualità e di arte della sessualità, che demoliscano il tabù dell’esperienza corporea e dell’espressione corporea dei desideri libidici fin dall’infanzia. Il film dovrebbe essere la testa d’ariete che consenta finalmente di mettere l’educazione sessuale all’altezza di ciò che la sessualità è nella vita umana: un campo di affermazione desiderante straordinario, un campo di intensità vitali, un universo di esplorazione di ciò che più di ogni altra cosa ci ripaga della fatica di esistere – il piacere in tutte le sue forme.

Anna – La diffusione di un progetto come Making of Love darebbe la possibilità alle nuove generazioni di crescere senza vergognarsi del proprio corpo e di accettare le differenze di genere e gusto come una risorsa e non come un errore. Sarebbe una rivoluzione culturale basata sul riconoscimento dell’altro e non sulla sua sopraffazione in nome di un’ideologia o di un credo. Per me sarebbe come vincere alla lotteria!

 

Mi dite qualcosa di più anche sul vostro film parallelo, al quale state lavorando in contemporanea a quello dei ragazzi? 

Lucio – Abbiamo iniziato a filmare i nostri incontri fin da quando abbiamo iniziato a lavorare con Paolo. Era molto interessante registrare tutto quello che succede quando si parla di sesso, anche fra professionisti. Dialoghi piuttosto surreali come «ma come potremo parlare dell’orgia a un quindicenne?» ci hanno dato l’idea di documentare ogni fase del film. I provini dei ragazzi, i workshop che hanno fatto per conoscere i mille volti del piacere, gli incontri di scrittura con Paolo: tutto è stato filmato con già in mente una struttura di storytelling. E tutto sarà documentato: dalle riprese del film al suo passaggio in censura. Quali scene dovremo tagliere per avere un film fruibile a un maggiore di 14 anni? Quanto è assurdo tutto questo quando i ragazzi accedono giornalmente alla pornografia più hardcore? E ancora: cosa succederà quando si andrà nelle scuole? Raccontare il nostro processo creativo e vedere cosa succede quando il nostro messaggio esce dalla sua comfort zone è un’altra storia da raccontare. Tutto questo è un’altra narrazione che farà parte del film completo. Ma è ancora presto per parlarne.

 

A questo punto resta solo da chiedervi se avete già dei progetti in cantiere per il post-Making of love…

Paolo – Per quanto mi riguarda sto per dare alle stampe un volumetto molto agile che si intitolerà Elogio delle voluttà. Per una gaia educazione sessuale e credo che continuerò a battermi in ogni sede per far avanzare il diritto al piacere e all’apprendimento della cultura della sessualità.

Lucio – Mi piacerebbe finalmente far partire il mio progetto di una band black metal che suona musica demoniaca usando solo l’energia del sole, esibendosi in spiagge o assolate piazze di metropoli europee. Ci chiameremo Lemonchrist. Faremo cappello come gli artisti di strada ma, in pure stile misantropo, prenderemo poi a calci chi ci dà qualche moneta. Lo trovo un progetto di vita interessante.

Anna – Come si dice nel film Il pianeta verde: ascoltare concerti di silenzio.

 

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