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La cultura Leather, spiegata bene

Questo articolo è stato scritto originariamente per JoyClub Magazine

Parlando di BDSM spunta sempre qualcuno che cita ‘la Vecchia Guardia’, magari chiamandola ‘cultura Leather’ come fanno gli americani. Di solito è per raccontare come «una volta era tutto diverso e molto migliore»… ma siamo proprio sicurə? Chiariamo le cose, e vediamo cosa possiamo prendere di buono da quel mondo.

Ogni gruppo piccolo o grande ha i suoi miti di fondazione: la Lupa dell’impero romano, il bassista che si licenzia e fa nascere i Beatles, quel concerto pazzesco dove vi siete conosciutə… e anche le sottoculture erotiche. La storia di Saffo per l’amore fra donne o quella della rivolta dello Stonewall per l’orgoglio gay le conoscono quasi tuttə, e giocano un ruolo importante per chi si affaccia a un modo diverso di vivere il sesso. Andare controcorrente rispetto alle aspettative comuni richiede molto coraggio – soprattutto all’inizio – e avere importanti precedenti storici dalla propria parte può dare grande conforto.

Un ottimo esempio è la (grandissima!) nicchia del BDSM, dove chi ne fa parte si trova più o meno inconsciamente a dover fare i conti col provare piacere grazie ad attività contrarie a molti principi di buona educazione, morali o perfino religiosi con cui siamo cresciutə tuttə. Il pregiudizio è in agguato perfino all’interno della comunità kinky stessa, dove non è raro che alcune pratiche o atteggiamenti vengano guardati storto perché “meno giusti” di altri modi di esprimere le proprie fantasie. In questi casi poter sfoderare dei punti di riferimento assoluti è una gran tentazione… un po’ come avere dalla propria i Dieci Comandamenti o il Codice Civile. Ed è lì che viene citata di solito la quasi leggendaria Cultura Leather o, peggio ancora, la mitologica Vecchia Guardia. Se “loro” si comportavano così, allora chiunque la pensi diversamente sarà nel torto… no?

 

Salvarsi dalla normalizzazione

Facciamo un viaggio nel passato per capire di cosa diavolo stiamo parlando. Tra il 1939 e 1945 milioni di uomini in tutto il mondo vennero travolti dalla Seconda Guerra Mondiale e sbattuti a combattere in trincea. Alcuni di loro ricordavano ancora l’orrore della Prima, ma in grandissima parte si trattava di semplici ragazzini: adolescenti o poco più, con tanti ormoni e tanta adrenalina in corpo, spesso vergini e comunque proiettati in ambienti terribili e senza donne. C’è da stupirsi se sotto le bombe nacquero moltissime passioni omosessuali?
Per molti di loro si trattò solo di una parentesi prima di tornare a una vita “normale”, ma tanti altri rimasero segnati dall’esperienza e dai suoi simboli: uniformi, gerarchia, onore, disciplina…

Alla fine del conflitto, il rientro a casa fu traumatico. In molti Paesi essere gay era considerato un reato da punire con il carcere, o una malattia mentale di cui liberarsi rinchiudendo i “devianti” in manicomio. Figuriamoci essere gay e amare le pratiche di dominazione e sottomissione sessuale.
Serviva quindi un modo per nascondersi – ma anche riconoscersi e ritrovarsi – senza destare troppi sospetti. Fra le tante soluzioni scovate, negli Stati Uniti e altrove vennero fondati “club di motociclisti” un po’ particolari.

Guarda caso, i motoclub erano caratterizzati da una rigida gerarchia, titoli ufficiali, rituali, divieto di partecipazione alle donne, punizioni, lunghi ritiri in luoghi isolati… e abbigliamento caratterizzato da giacche, stivali e cappelli estremamente simili a quelli di certe uniformi militari. In pelle, che in inglese si dice ‘leather’. In un’epoca distinta dal conformismo più grigio, un uomo vestito di cuoio lucidato maniacalmente indicava gusti ben precisi.

La cosiddetta cultura Leather nasce da lì, e dalla necessità di imparare e tramandare i modi più efficaci e sicuri di praticare fisting, disciplina corporale e feticismi vari. Oggi compare ancora nel nome di qualche associazione – soprattutto negli USA – ma è sostanzialmente scomparsa, salvo per qualche sessanta-settantenne nostalgico che fa sforzi commoventi per mantenere vivo il mito di un tempo andato. Per ottimi motivi.

 

La nuova vecchia generazione

La comunità leather è stata spazzata via negli anni Ottanta del secolo scorso da tre eventi. Il primo è stata l’epidemia di AIDS che ha sterminato gran parte della scena gay in tutto il mondo; il secondo la maggior tolleranza per le sessualità alternative, che ha consentito di non doversi più nascondere; e infine la diffusione di nuovi sistemi di comunicazione. L’editoria indipendente prima ancora di Internet hanno permesso a chiunque di accedere a informazioni e ritrovi considerati fino ad allora “segreti”. All’improvviso, certi giochi e tecniche diventarono alla portata di tuttə… tanto da far nascere perfino un nuovo nome per definirli: ‘BDSM’.

I nuovi arrivati – ovviamente più giovani – presero a definire i pionieri del Leather ‘Vecchia Guardia’, mitizzando all’inverosimile le loro “antiche tradizioni” di appena trent’anni prima. La sottocultura kinky fiorì moltissimo per il bene di tuttə, facendo nascere anche concetti che oggi diamo per scontati quali le safeword, la negoziazione, l’SSC e così via. In mezzo a tutto ciò tuttavia spuntò anche qualche mitomane e qualche furbetto, che pensò bene di inventarsi leggende epiche con cui alimentare le proprie passioni – o il proprio status nella nascente comunità dell’eros estremo.

La Vecchia Guardia (che non si era mai data un nome) teneva concili segreti in cui decideva la vita e la morte dei membri; aveva “castelli di addestramento” in tutto il mondo nei quali venivano formati schiavi fin dalla nascita; aveva stabilito riti precisi per praticare il “vero BDSM”; esisteva fin dal medioevo; pretendeva sacrifici di denaro e sangue per potervi accedere… e una gran quantità di altre scemenze senza un filo di fondamento. La più grande di tutte? Ma è ovvio: l’ultimo Vero Discendente della Vecchia Guardia era, guarda un po’, proprio chi sparava le idiozie più colossali. E qualcunə ci credeva pure.

 

Grazie, Internet!

Internet all’inizio ha fatto la sua parte di danno nel diffondere anche le nozioni più bislacche. Alla lunga però è stato il fattore più importante per divulgare informazioni corrette, fare incontrare appassionatə, organizzare corsi e party… Poter leggere oggi un articolo come questo è solo l’ultimo (per ora) anello di una catena iniziata ottant’anni fa, in cui la disinformazione per fortuna è sempre meno diffusa. Tutto chiaro, adesso?

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