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Il consenso, spiegato bene

Questo articolo è stato scritto originariamente per JoyClub Magazine

Il consenso è alla base di qualsiasi forma di eros: il mondo della sex positivity ne parla giustamente in continuazione, ma sei sicurə di sapere in cosa consiste? Le cose infatti sono un po’ più complicate di dire ‘sì’, e saperle gestire bene può migliorarti molto la vita (ed evitarti problemi).

 

Per fare bene sesso ci vuole… «Consenso!!!», rispondono immediatamente mille voci, da quelle di persone comuni a quelle di educatori specializzati; dai mass media e dai social, al punto che è quasi diventato un tormentone. Però è vero: il consenso è davvero l’elemento più importante per godersi di più la sessualità, che si tratti di un incontro occasionale o del rapporto di una vita.

C’è solo un problema. Come si capisce subito guardando le notizie, di consenso ce n’è davvero poco in generale – e ancora meno all’interno di relazioni che dovrebbero essere d’amore. E il motivo è semplice: per quanto si parli tanto dell’argomento, non succede quasi mai che questo benedetto consenso venga spiegato come si deve… e quando non si conoscono le cose è facile fare pasticci.

 

Il più grande equivoco sul consenso è che un ‘sì’ basti per sempre. La realtà però è ben diversa, perché le circostanze, i sentimenti, l’umore e tanti altri fattori possono giustamente far cambiare idea sulle cose, ed è del tutto legittimo avere improvvisamente voglia di portarsi a letto e fare zozzate indicibili con qualcuno che fino a ieri non avevamo nemmeno considerato, così come l’esatto opposto. Se stai già sentendo che il discorso ti suoni strano, prova a fare un esercizio classico dei corsi sul consenso e, invece di pensare al sesso parliamo di tè. Ieri ti ho offerto il tè, mi hai detto di sì e te ne ho versato una tazza. Oggi mica è normale che mi presenti a casa tua per costringerti a ingurgitare un’altra tazza di tè, vero?
Appunto. E allora, perché dovrebbe essere diverso per il sesso? La metafora del tè funziona molto bene in tanti scenari: quello dove tu hai accettato solo una tazzina e io continuo a versarci tutta la teiera anche quando la tazza trabocca; quello dove tu avevi capito ‘tè’ e io mi presento con una cioccolata con panna; quello dove tu volevi un delicato tè verde e io ti metto sul tavolo una tazza di chai indiano speziatissimo… Insomma, ci siamo capiti, no?

 

Ma non è finita qui, perché la questione è ancora più complicata. Tanto per cominciare… hai presente l’espressione ‘consenso abile e informato’? Sì, è quella che si usa nei contratti, e per un ottimo motivo: perché gli altri tipi di consenso non valgono! Per esempio, non vale il consenso di una persona che non è pienamente in possesso delle sue facoltà cognitive perché ubriaca, drogata, esausta o altro. Non vale il consenso di minorenni (anche per motivi neurologici: fino a 21 anni circa il cervello non sviluppa tutte le capacità di valutare le conseguenze delle scelte) e non vale quello di persone costrette ad accettare sotto minaccia, o perché intimidite da obblighi sociali, ricatti o pressione di gruppo.

Soprattutto, non c’è consenso se non si capisce bene a cosa si sta acconsentendo. Se ti sembra impossibile, senti qua: hai voglia di fare un giochino di dominazione erotica light con me? Cavoli tuoi, perché mentre tu hai pensato a fare sesso bendatə io avevo in mente di portarti legatə e imbavagliatə in un parcheggio, e metterti a disposizione di chiunque passi per tutta la notte, e senza protezione. Che hai da lamentarti, se per me quello è “light”?

Equivoci e situazioni come quelle elencate sono molto più comuni di quanto si creda – e paradossalmente sono più diffusi in ambienti “normali” come il mondo del clubbing o le scuole rispetto a giri teoricamente “perversi” quali i club privé e i party kinky.

 

E no, ce n’è ancora. Perché il consenso vero è pure continuato, che è uno dei punti più controversi nei processi per stupro. In altre parole: se abbiamo deciso di fare sesso ma dopo un po’ cambio idea e ti chiedo di smettere, tu non hai alcuna autorizzazione o diritto a proseguire – nemmeno se siamo una coppia stabile da anni e abbiamo un rappporto di dominazione dichiarato. Si chiamano ‘diritti umani fondamentali’, eppure il concetto fa fatica a passare perché per tutta la vita siamo stati circondati da storie che lo presentano diversamente.

«Ma allora devo chiedere il permesso per ogni minimo gesto?» obietta spesso qualcuno. Naturalmente no, però bisogna sempre rispettare immediatamente il benessere dei partner, anche quando non ci fa piacere. Il modo migliore è discutere bene prima di cosa è concesso e desiderato, e cosa no – oltretutto si fa pure una bella figura come partner! Un altro strumento utile è la safeword, cioè un segnale concordato per interrompere qualsiasi attività finché non si è risolto il problema. Lo hanno inventato quelli del BDSM, che fanno roba potenzialmente pericolosa, per stare tranquilli. E funziona così bene che oggi viene consigliato anche da molti terapeuti di coppia.

 

Quando si parla di consenso, anche ‘tranquillità’ è una parola più complicata di quanto sembri. Per esempio perché riguarda anche la tranquillità di non finire denunciati il giorno dopo per colpa di un equivoco – o perché l’altra persona sta cercando di approfittare della nostra ingenuità. L’ideale sarebbe riuscire a rendere il consenso dimostrabile, ma non è affatto semplice. Negli Stati Uniti ci avevano provato con delle app fatte apposta, ma non hanno avuto successo perché oltre ad ammazzare ogni voglia non dimostrano un granché. Per la questione del consenso continuato, anche eventuali messaggi, mail e così via che dimostrino la voglia di fare sesso insieme non hanno un gran valore legale – ma di sicuro non guastano.

La cosa veramente importante, comunque, è essere per lo meno consapevoli delle implicazioni legali di ciò che si sceglie di fare. Nei video porno e nei romanzi erotici non ne parlano mai, ma la verità è che la sfera sessuale non è così separata dalla banale quotidianità come si pensa di solito.

 

Serve un altro esempio di quanto sono complicate le cose? Beh, il consenso deve essere esteso a tutte le persone coinvolte. Sembra ovvio… finché non si considera che ‘altre persone coinvolte’ sono anche quelle che potrebbero vedere i nostri giochi e non gradirli. A Christian Grey non succede mai, ma pensaci: probabilmente quando siete al ristorante alla famigliola seduta al tavolo vicino non frega niente di quanto vi ecciti farle togliere le mutandine in un contesto così particolare, e potrebbe farvi finire in un mare di guai. Lo stesso vale per i vicini quando scopate davanti alla finestra aperta, o per chi riceve le vostre foto erotiche non richieste.

 

Tutto questo non era pensato per spegnere la passione: tutt’altro! Il sesso sereno è sempre più piacevole di quello vissuto con ansia, ma soprattutto “negoziare il consenso” – come dicono quelli che amano i giochi kinky – può diventare un momento di grande complicità e intimità per conoscersi meglio fra partner e scoprire le reciproche fantasie. Tutto sta a sapere cosa diavolo sia davvero il consenso… e adesso lo sai!

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